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Permessi paternità 2019 sovrapponibili alla maternità: novità Inps

Una circolare Inps chiarisce il diritto alla fruizione dei riposi giornalieri del padre, durante il periodo di maternità della madre lavoratrice autonoma.

Chiara Arroi
permessi paternità 2019

I riposi giornalieri per stare con il proprio figlio o la propria figlia possono essere fruiti anche durante il periodo di maternità della madre lavoratrice autonoma. Questa la novità Inps specificata in una recente circolare. Si parla tecnicamente del congedo facoltativo paternità, concesso ai neo papà alla nascita del figlio e o della figlia. Non si tratta né del congedo obbligatorio di paternità che da gennaio passerà a 7 giorni, né del congedo di maternità obbligatorio.

Nella circolare 140 del 18 novembre 2019, firmata dal direttore generale Inps Gabriella De Michele, vengono forniti istruzioni e chiarimenti in materia di diritto alla fruizione dei riposi giornalieri nel caso di padre lavoratore dipendente e madre lavoratrice autonoma.

Permessi paternità 2019: novità Inps

Leggendo la circolare Inps, a cui seguirà un messaggio più specifico, si comprende come l’Istituto abbia recepito una sentenza della Cassazione datata settembre 2018, per giungere alla conclusione che la fruizione dei permessi giornalieri del padre non è alternativa al congedo di maternità fruito dalla madre lavoratrice autonoma e quindi al periodo di indennità di quest’ultima.

La sentenza in questione è la sentenza n. 22177 del 2018 della Corte di cassazione, che ha sancito il principio della non alternatività dell’utilizzo da parte del padre lavoratore dipendente dei riposi giornalieri con la fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma. L’utilizzo è contemporaneo.

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Permessi paternità 2019 non alternativi alla maternità: come funziona

Come specificato dall’Inps, se la madre è una lavoratrice autonoma, il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi di cui all’articolo 40 del D.lgs n. 151/2001 dalla nascita o adozione, a prescindere dalla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma.

> L’indennità di maternità spetta anche alle Partita Iva? <

Permessi paternità 201: quando restano incompatibili con l’indennità di maternità 

Permangono, invece, le seguenti indicazioni fornite nella citata circolare n. 8/2003 in materia di incompatibilità:

  • il padre lavoratore dipendente non può fruire dei riposi giornalieri nel periodo in cui la madre lavoratrice autonoma si trovi in congedo parentale;
  • il padre lavoratore dipendente non ha diritto alle ore che l’articolo 41 del citato D.lgs n. 151/2001 riconosce al padre, in caso di parto plurimo, come “aggiuntive” rispetto alle ore previste dall’articolo 39 del medesimo decreto legislativo (vale a dire quelle fruibili dalla madre), per l’evidente impossibilità di “aggiungere” ore quando la madre non ha diritto ai riposi giornalieri.

Cosa sono i permessi paternità e maternità

Ferme restando le istruzioni Inps in merito ai riposi giornalieri del padre dipendente (quando la madre è lavoratrice autonoma), vediamo in breve in cosa consistono questi permessi. Si tratta del periodo di congedo facoltativo di paternità a cui il neo papà e la neo mamma hanno diritto. Sono detti tecnicamente “riposi giornalieri per madre o padre per l’allattamento” e per la fruizioni di questi giorni di permesso spetta una relativa indennità Inps.

Come funzionano i permessi giornalieri 

L’indennità per riposi giornalieri spetta sia alle madri sia ai padri lavoratori dipendenti per l’allattamento del bambino, anche se adottato o in affidamento. E in particolare, hanno diritto a questa tipologia di riposi i genitori lavoratori e lavoratrici dipendenti, anche assicurati ex IPSEMA.

Quanti sono questi giorni di permesso paternità e maternità? Si tratta di:

  • 2 ore al giorno di riposo per allattamento se l’orario di lavoro è di almeno 6 ore,
  • 1 ore al giorno di riposo per allattamento se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore.

Tutto ciò viene concesso fino al 1° anno di vita del bambino o al 1° anno del suo ingresso in famiglia se adottato o in affido.

I riposi per allattamento raddoppiano in caso di parto gemellare o plurimo e di adozione o affidamento di almeno due bambini, anche non fratelli ed eventualmente entrati in famiglia in date diverse.

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