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Aliquote Irpef 2019: quali sono, scaglioni, calcolo, novità 2020

Giuseppe Moschella
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Da tempo si parla di riforma dell’Irpef, argomento che è stato ed è, al centro degli programmi dei vari governi dai quali tuttavia non sono, almeno fino ad ora, scaturite azioni concrete.

Anche nell’ultimo periodo, la riforma dell’Irpef, è ritornata al centro delle possibili azioni dell’attuale esecutivo e, in vista della prossima Legge di Bilancio, non può escludersi un intervento in materia.

Tuttavia, va anche ricordato che nella nota di aggiornamento al Def (NaDef) di settembre, non vi sono indicazioni specifiche in merito.

Analizzando le caratteristiche del tributo, vediamo che l’Irpef è un’imposta diretta, personale e progressiva, che si applica sui redditi da lavoro dipendente e di lavoro autonomo.

Aliquote Irpef 2019: quali sono gli scaglioni

Vi sono attualmente cinque aliquote Irpef (dal 23% al 43%) a cui corrispondono cinque scaglioni di reddito, sotto elencati.

  • Fino a 15.000 euro >> 23% – (23% del reddito);
  • da 15.001 fino a 28.000 euro >> 27% – (450,00 + 27% sul reddito che supera i 15.000 euro);
  • da 28.001 fino a 55.000 euro >> 38% – (960,00 + 38% sul reddito che supera i 28.000 euro);
  • da 55.001 fino a 75.000 euro >> 41% – (220,00 + 41% sul reddito che supera i 55.000 euro);
  • oltre 75.000 euro >> 43%  – (420,00 + 43% sul reddito che supera i 75.000 euro).

L’Irpef non è dovuta per i redditi fino a determinate soglie di reddito, in quanto rientrano nella cosiddetta “no tax area”.

Aliquote Irpef 2019: come si calcolano 

Per calcolare l’imposta, prima di tutto bisogna individuare lo scaglione di reddito di riferimento, e poi si andrà ad applicare la relativa aliquota.

Come detto, l’Irpef è una imposta progressiva, e per tale motivo in sede di calcolo, a partire dal secondo scaglione, le aliquote si applicano solo sulla parte di reddito che eccede lo scaglione precedente.

Nel calcolare l’Irpef, bisogna partire dalla determinazione del reddito complessivo, al quale si dovranno sottrarre gli oneri deducibili, ottenendo cosi l’imponibile fiscale.

A tale importo si applicherà l’aliquota Irpef, a seconda dello scaglione, ottenendo l’imposta lorda. Dall’imposta lorda si devono sottrarre le eventuali detrazioni fiscali previste dal Tuir.

Considerato un reddito annuo di 27.000 euro (al netto delle deduzioni) che rientra nel secondo scaglione, l’Irpef sarà di 3.450 euro, corrispondente al 23% del primo scaglione, più il 27% sulla parte oltre i 15.000 euro che cade nella seconda fascia, limitatamente all’importo di 12.000, ovvero (27.000 – 15.000 = 12.000), dunque 3.240 euro (il 27% di 12.000).

Aliquote Irpef 2019: novità Legge di Bilancio 2020, cosa potrebbe cambiare

Nell’ultima Nadef, non si fa espressamente riferimento ad una riforma dell’Irpef, e una sua rimodulazione potrebbe scaturire da quelle che sono le linee programmatiche contenute nel documento, il quale pone attenzione, al rilancio della crescita, agendo sulla riduzione della spesa, e puntando sugli investimenti, e alla lotta all’evasione per far emergere la base imponibile.

Tra le priorità, vi è il disinnesco delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva, e il problema principale consiste nell’individuare le coperture che andranno a finanziare i progetti del governo.

Un risparmio sulla spesa, potrebbe derivare dalla revisione delle agevolazioni fiscali, (sia detrazioni che deduzioni), che pesano sul bilancio dello Stato per ben 300 miliardi di euro annui, e che andrebbero ad influire anche sull’Irpef.

Relativamente alla rimodulazione delle aliquote Irpef, questa non dovrebbe colpire il principio della progressività, e le proposte che comunque da tempo sono sul tavolo, mirano a portare le aliquote da cinque a tre, estendendo la no tax area.

Si potrebbe prospettare una aliquota del 23% per i redditi fino a 28.000 euro, del 37% per quelli compresi tra 28.000,01 e 100.000 euro, e del 42% per i redditi superiori a 100.000 euro annui.

Aliquote Irpef 2019: rimodulazione dei bonus fiscali

Il calcolo finale dell’Irpef, dipende anche dall’applicazione delle deduzioni e delle detrazioni, che sono previste dalla legge. Si pensi, ad esempio, ai bonus per i lavori di ristrutturazione, e a quelli per le spese scolastiche o sanitarie.

Tagliare o ridurre le agevolazioni fiscali, è tuttavia un’operazione complessa, sicuramente esistono troppe agevolazioni che negli anni passati sono state introdotte, e che determinano una erosione della base imponibile o dell’imposta, ma bisogna considerare anche il lato dei benefici che molti bonus fiscali determinano, sia in termini di abbassamento del carico fiscale del contribuente, sia in termini di emersione del nero, con particolare riferimento alle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie.

Bisognerà essere cauti con una eventuale revisione delle detrazioni fiscali, in quanto proprio i contribuenti con redditi bassi potrebbero risultare svantaggiati, dato che, grazie alle numerose possibilità offerte dalla legge è possibile ottenere importanti risparmi d’imposta.

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