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Indennità di malattia 2019: chi paga, durata, importi, periodo di carenza

Daniele Bonaddio
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Il rapporto di lavoro spesso è contornato da sospensioni involontarie di varia durata, che dipendono dall’evento occorso. È il caso, ad esempio, della malattia, vale a dire quell’evento morboso che determina l’incapacità temporanea di prestare l’attività lavorativa. L’ordinamento giuridico italiano prevede in tali casi una particolare tutela, ossia la cd. indennità di malattia, che è appunto garantita al dipendente assente sul posto di lavoro. Ma non solo: oltre all’indennità di malattia, il lavoratore ha diritto anche alla conservazione del posto di lavoro per un determinato periodo di tempo, che in genere è di 180 giorni (cd. periodo di comporto). Durante tale arco temporale il datore di lavoro non può licenziare il dipendente.

Ma chi paga l’indennità di malattia: il datore di lavoro o l’INPS? Quanto dura? A quando ammonta la retribuzione alla quale si ha diritto durante la malattia? E ancora, cos’è il periodo di carenza e di quanto dura? Facciamo un passo indietro e vediamo tutto quello che c’è sapere sull’indennità di malattia 2019.

Indennità di malattia 2019: chi paga

Per prima cosa è bene comprendere chi paga l’indennità di malattia. La risposta non è così immediata e semplice come si possa pensare, poiché tale aspetto è strettamente collegato al “periodo di carenza”. Cos’è il periodo di carenza? Ebbene, si tratta di un periodo di malattia, pari a tre giorni, durante i quali il lavoratore è interamente pagato dal datore di lavoro. Quindi sarà quest’ultimo a dover corrispondere il 100% della retribuzione.

Dal 4° al 20° giorno di malattia, interviene l’INPS che paga il 50% della retribuzione media giornaliera (RMG). Il datore di lavoro, invece, integra la restante parte che, in base a quanto contenuto nel contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL) applicato, può arrivare anche fino al 100% della retribuzione media giornaliera. Il CCNL Turismo Commercio-Confcommercio, ad esempio, stabilisce che il datore di lavoro deve retribuire unicamente il restante 25%, giungendo così a un importo complessivo del 75%.

Dal 21° giorno in poi, ma comunque entro il 180 giorno, l’INPS paga il 66,66% della retribuzione media giornaliera (RMG). Analogo discorso di prima vale per l’integrazione della parte datoriale.

Per quanto riguarda la liquidazione della malattia in busta paga è sempre il datore di lavoro a dover corrispondere la retribuzione, quindi anche per la parte di competenza dell’INPS. Successivamente, entro il giorno 16 del mese successivo, il datore di lavoro può compensare il costo sostenuto con i contributi previdenziali dovuti all’INPS nel modello F24.

Indennità di malattia: quanto dura 

Quindi, rispondendo anche alla domanda della durata del periodo di malattia, non è possibile fornire risposta univoca, poiché bisogna come sempre osservare prima di tutto il CCNL applicato. In genere la durata è di 180 giorni, che corrisponde al cd. “periodo di comporto”. Questa la regola per i lavoratori a tempo indeterminato. Per quanto riguarda, invece, i lavorati a termine la durata massima del periodo di malattia cambia: in pratica, spetta per tutti i giorni coperti da certificazione, per un numero massimo di giorni a quelli lavorati nei 12 mesi precedenti l’inizio della malattia da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 180 giorni nell’anno solare.

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Indennità di malattia 2019: a chi spetta

L’indennità di malattia non spetta a tutti i lavoratori subordinati. Infatti, ne hanno diritto unicamente:

  • gli operai del settore industria;
  • gli operai ed impiegati del settore terziario;
  • i lavoratori dell’agricoltura;
  • gli apprendisti;
  • i disoccupati;
  • i lavoratori sospesi dal lavoro;
  • i lavoratori marittimi;
  • i lavoratori iscritti alla Gestione separata INPS.

Tutti gli esclusi dall’Indennità di malattia 

Diversamente, non possono accedere a questa indennità in caso di malattia, quindi sono esclusi:

  • i collaboratori familiari (es. colf e badanti);
  • gli impiegati dell’industria;
  • i quadri (industria e artigianto);
  • i dirigenti;
  • i portieri;
  • i lavoratori autonomi.

Cosa fare in caso di malattia

Ma cosa deve fare il lavoratore qualora intervenga un evento morboso che gli impedisca di presentarsi sul posto di lavoro e svolgere l’attività lavorativa? Ebbene, innanzitutto bisogna informare il datore di lavoro dell’assenza. A tal fine è possibile utilizzare qualsiasi mezzo, anche informale. L’importante è che il datore di lavoro ne venga direttamente a conoscenza.

Il secondo step è naturalmente quello di recarsi presso il proprio medico curante, il quale deve redigere il certificato medico di malattia e inviarlo telematicamente all’INPS. L’inoltro può avvenire immediatamente o al più il giorno dopo se la visita è avvenuta presso domicilio del lavoratore. Grazie all’invio del certificato telematico di malattia, il lavoratore è esonerato dall’obbligo di invio dell’attestato al datore di lavoro privato o pubblico.

In ogni caso, il lavoratore, per agevolare la presa di visione del certificato medico al datore di lavoro, può farse rilasciare sia il numero di protocollo del certificato sia chiedere al medico una copia cartacea del certificato stesso. In alternativa, il datore di lavoro può comunque visualizzare il certificato direttamente sul sito INPS accedendo all’apposito servizio accessibile previo possesso delle credenziali (codice fiscale e Pin o Spid).

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Indennità di malattia 2019: chi paga i contributi

Altro aspetto che merita di essere approfondito è la questione della contribuzione previdenziale durante la malattia. Infatti, durante tale periodo il lavoratore matura anche il diritto ai contributi che sono validi ai fini del diritti alla pensione. Dunque, la malattia è coperta dai cd. “contributi figurativi”: ossia quei contributi che vengono accreditati in maniera gratuita, senza onere a carico del lavoratore al lavoratore, nei periodi in cui non ha prestato attività lavorativa né dipendente né autonoma.

Il pagamento dei contributi figurativi è garantito dall’INPS, che permette al lavoratore di maturare:

  • sia il diritto alla pensione;
  • sia una pensione più alta.

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Indennità di malattia 2019: le fasce di reperibilità

Naturalmente per accertare che il lavoratore sia effettivamente in malattia e combattere il fenomeno dei furbetti della malattia, l’ordinamento giuridico italiano prevede l’istituto della visita medica domiciliare, la quale può essere:

  • disposta direttamente d’ufficio dall’INPS;
  • richiesta dal datore di lavoro.

Il lavoratore, quindi, deve rendersi disponibile durante determinate fasce orarie per non incorrere in sanzioni, che possono provocare anche la perdita dell’indennità stessa.

Le fasce orarie di reperibilità si differenziano in base al settore di appartenenza del lavoratore: privato o pubblico.

Nel primo caso, quindi in caso un lavoratore sia un dipendente privato, le fasce orarie da rispettare sono i seguenti:

  • mattina: ore 10.00 – 12.00;
  • pomeriggio: ore 17.00 – 19.00.

Nel caso di dipendenti pubblici invece le fasce cambiano un po’, e l’orario da rispettare è il seguente:

  • mattina: ore 09.00 – 13.00;
  • pomeriggio: ore 15.00 – 18.00.

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