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Errori Inps: come difendersi, procedure, ricorsi

Daniele Bonaddio
errori inps

Trattamenti previdenziali non riconosciuti, importi pensionistici calcolati male, e ancora, richieste di restituzione di somme non dovute e trattenute indebite su importi pensionistici. Diversamente a quanto siamo abituati a pensare, sono frequenti i casi in cui l’Inps commette degli errori. In tali casi, ovviamente, il cittadino ha diritto di difendersi e di far valere i propri diritti. Come? Esistono delle procedure ben precise da rispettare, pena l’improcedibilità del ricorso stesso. Quindi, in primo luogo la prassi prevede di agire mediante ricorso amministrativo, la cui decisione è affidata direttamente all’INPS stesso. Si tratta di un atto preliminare a cui segue l’azione giudiziaria, laddove il ricorso abbia prodotto esito negativo.

Infatti, anche se l’Istituto Previdenziale respinge il ricorso, il cittadino conserva comunque la facoltà di rivolgersi, a seconda dei casi a un giudice del lavoro, piuttosto che alla Corte dei Conti, al Tribunale ordinario, al giudice di pace o al Tar. Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio come difendersi da eventuali errori INPS quali sono le procedure da seguire.

Errori Inps: l’azione amministrativa

Come anticipato, in presenza di provvedimenti negativi o concessivi in materia di pensioni, riscatti, ricongiunzioni e totalizzazioni, il contribuente deve innanzitutto fare un ricorso amministrativo. Il pensionato, in pratica, deve:

  • indicare il provvedimento che ritiene lesivo del proprio diritto;
  • esporre brevemente la vicenda amministrativa che lo riguarda;
  • individuare i motivi a sostegno della propria domanda di modifica, revoca, sospensione o annullamento del provvedimento stesso;
  • allegare i documenti utili alla risoluzione della controversia.

Il ricorso deve essere inoltrato all’organo competente entro 90 giorni, che decorrono:

  • da quando è stato ricevuto l’atto amministrativo da impugnare: la data risulta dal timbro apposto dall’ufficio postale sull’avviso di ricevimento (se si tratta di una raccomandata);
  • dal 121° giorno successivo a quello di presentazione della relativa domanda, se si tratta di un’ipotesi di silenzio rigetto.

In caso di rigetto del ricorso amministrativo, la cui decisione spetta agli organi interni dell’INPS, il contribuente può promuovere un’azione giudiziaria. Ricapitolando, quindi, è possibile rivolgersi a un giudice soltanto se:

  • è stato concluso il ricorso amministrativo con decisione negativa;
  • sono decorsi i termini per il compimento dello specifico procedimento amministrativo senza che l’organo si sia pronunciato;
  • sono decorsi 90 giorni dalla data di proposizione del ricorso amministrativo, se non è previsto alcun termine per la decisione: in questo caso si realizza il cosiddetto silenzio-rigetto ed è consentito il ricorso giurisdizionale.

Errori Inps: quando non è necessaria l’azione amministrativa

Esistono dei casi in cui non bisogna obbligatoriamente prima esperire un’azione amministrativa per poter avviare un ricorso di fronte a un giudice. I casi sono i seguenti:

  • quando il ricorrente domanda un provvedimento d’urgenza (nel caso in cui il diritto fatto valere è minacciato da un pregiudizio grave, imminente ed irreparabile);
  • quando la domanda è relativa a un giudizio già instaurato dalla pubblica amministrazione, senza che l’interessato abbia ricevuto alcuna preventiva comunicazione dell’atto da impugnare;
  • nei procedimenti di opposizione alle cartelle di pagamento;
  • quando la controversia verte solo sull’interpretazione da dare ad una disposizione di legge;
  • quando si rilevano meri errori di calcolo nella determinazione delle prestazioni previdenziali. In quest’ultimo caso, è comunque possibile presentare un’istanza all’Inps in autotutela, ferma restando la proponibilità dell’azione giudiziale.

Errori Inps: l’azione giudiziaria

A chi e quando deve essere proposta l’azione giudiziaria? Come abbiamo detto, l’azione giudiziaria può essere esperita unicamente in caso di esito negativo del ricorso amministrativo e può essere rivolto, in base all’oggetto del contendere:

  • al giudice previdenziale;
  • alla Corte dei conti;
  • al Tribunale ordinario;
  • al giudice di pace;
  • al Tar.

In particolare, si fa ricorso al giudice previdenziale per le controversie in materia di:

  • assicurazioni sociali a favore di lavoratori dipendenti e di lavoratori autonomi e professionisti (incluse le casse professionali);
  • infortuni sul lavoro e malattie professionali;
  • assegni per il nucleo familiare e assegni familiari;
  • qualsiasi prestazione di previdenza ed assistenza obbligatoria (ad esempio disoccupazione, mobilità o maternità);
  • inosservanza degli obblighi del datore di lavoro di assistenza e previdenza derivanti da contratti e accordi collettivi;
  • risarcimento danni per errore dell’Inps nella comunicazione delle informazioni sulla posizione contributiva: è il caso in cui il dipendente viene indotto a dimettersi prima della maturazione del diritto alla pensione a causa di informazioni sbagliate dell’INPS;
  • costituzione forzosa di una rendita vitalizia.

La Corte dei Conti si occupa, invece, di controversie in materia di pensioni, assegni o indennità civili, militari o di guerra.

Mentre il Tribunale ordinario, il giudice di pace e il Tar si occupano rispettivamente delle controversie in materia di previdenza complementare, interessi e accessori ed infine interessi legittimi.



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27 COMMENTI

  1. Ormai ho una certa esperienza con l’Inps purtroppo… Il mio consiglio a tutti è di farsi seguire da un patronato per tutto, sennò non ti prendono nemmeno in considerazione.
    Per quanto riguarda i termini dipende… ad esempio quello dei 90 giorni per il ricorso amministrativo NON è perentorio. Come vi sarete accorti l’Inps risponde con molta più calma di quanto dovrebbero..il termine ultimo è quello per presentare il ricorso giudiziale e varia nei diversi casi.

  2. Buon giorno, io ho fatto domanda di pensione quota 100 ( in effetti 102) premetto che ero agente di commercio; nel febbraio del 2019; mi hanno concesso il pensionamento dal 01/04/2019. Mi è stata pagata per i primi due mesi e poi con una raccomandata mi è stata tolta senza indicarmi il motivo, anzi chiedendomi il rimborso dei primi due mesi. Sono così andato al sindacato CISL abbiamo rifatto la domanda che mi è stata concessa definitivamente dal primo di luglio sempre del 2019. Al sindaco sto ho poi affidato la pratica e a quanto pare il motivo era perché avevo ancora la partita iva aperta (solo quella) tutte le altre posizioni erano state annullate.
    Ho tenuto la partita iva aperta in quanto agente dovevo ancora incassare le provvigioni relative al primo trimestre 2019, che incassate quelle che avevo avrei cancellato anche quella, cosa che ho fatto.
    dalla CISL non ho ancora avuto un briciolo di risposta.
    Nel frattempo ho cercato di mettermi in contatto con lINPS di Ferrara per un appuntamento che non mi è stato dato per motivi di Covid, dovevano richiamarmi ma non lo hanno mai fatto.
    Adesso con la pensione del primo di maggio mi hanno tolto la prima rata del rimborso dei primi due mesi.
    La domanda è, posso fare qualche cosa?
    Luigi

    • non sono un esperto ma un semplice lettore anche io alle prese con il modo di operare dell’INPS . Nel suo caso però le faccio osservare che la concessione della pensione co quota 100 è subordinata alla totale mancanza di altre attività, in altri termini è incompatibile con redditi di lavoro dipendente o autonomo , compresa l”iscrizione con partita IVA. Chi le ha fatto la domanda avrebbe dovuto tenerne conto.

  3. Si parla sempre dei termini per inoltrare all’INPS il ricorso al Comitato Provinciale ma nessun sito in rete specifica se l’INPS:
    1) E’ OBBLIGATO COMUNQUE AD INVIARE UNA RISPOSTA, POSITIVA O NEGATIVA;
    2) SE SI, ENTRO UN LIMITE DI QUANTI GIORNI? NOVANTA? CENTOVENTI?
    Nel mio caso ho inoltrato un ricorso in data protocollata 06/11/2020, Risulta ancora oggi 11.04.2021 in carico alla segreteria dal 04.12.2020, quindi anche riferendosi a quest’ultima data son passati circa 130 giorni e non ho avuto alcuna risposta.
    QUALCUNO CONOSCE UNA NORMA IN TAL SENSO? COME POSSO OTTENERE UNA RISPOSTA?

    • Buon giorno
      nel luglio del 2020 sono andato in pensione con ben 48 anni di contribuzione. L’INPS , fondo lavoratori dipendenti iscritto all’AGO. Come ormai da prassi , effettua il doppio calcolo secondo l’art.1 comma 707 della Legge 23/12/2014 n.190. sulla base della suddetta legge viene determinato l’importo della pensione in base le regole di calcolo antecedenti a quanto stabilito dalla Legge 214 del 22.12.2011, poiché di importo inferiore. Avendo ben oltre 18 anni di contribuzione al 1992 Mi viene applicato interamente il sistema retributivo . Può anche andarmi bene ,l’importo sarebbe addirittura superiore a quello misto . Succede però che l’INPS calcola la quota -B- non sugli ultimi 10 anni , ( riforma Dini, legge 335/1995) ma sull’intera retribuzione , originando cosi una retribuzione media settimanale (RMS) inferiore rispetto al calcolo sugli ultimi 10 anni. A sua volta la RMS determina un assegno pensionistico decisamente più basso dello spettante . La domanda che pongo è la seguente : ha ragione l’INPS a considerare l’intera retribuzione , o il sottoscritto che basandosi sui criteri determinati per legge asserisce che il calcolo va fatto sugli ultimi 10 anni di contribuzione. fatto ricorso dopo sette mesi il comitato provinciale risponde lapidario:
      nessuna altra spiegazione , non prende neanche in considerazione il quesito esposto ( su descritto ). Qualcuno può sciogliere il dubbio ? in base a quale principio l’INPS utilizza tutta la retribuzione e non gli ultimi 10 anni ( 520 settimane) ?

  4. Salve, mio marito ha avuto la liquidazione pensione, come lavoratore precoce in stato di disoccupazione. Coi benefici dell’anticipo di pensione Legge 232/2016 quota 41 lavoratori precoci. La prima domanda di pensione è stata inoltrata il 24 febbraio 2020, ma rigettata, perché impropriamente aveva avuto la NASPI a seguito di un mancato superamento della prova di un contratto tempo indeterminato. Causale NASPI impropria per l’accesso al pensionamento anticipato lavoratori precoci.
    Si è resa necessaria la revisione della MOBILITA’ impropriamente soppressa alla fine del 2016 e ripristino della stessa in luogo della NASPI. Cioè INPS nel momento della transizione degli ammortizzatori sociali tra l’anno 2016 e 2017 aveva sbagliato e questo faceva sì che mio marito non avesse il requisito del licenziamento per accedere alla pensione quota 41. La MOBILITA’ aveva tipo causale “licenziamento collettivo” con accordo sindacale, quindi motivo valido per fare richiesta della pensione. La pensione però gli è stata riconosciuta da settembre 2020 anziché febbraio 2020. Cioè rimettere a posto il suo percorso contributivo ha provocato uno slittamento in avanti della decorrenza. Si può venire risarciti per questo danno subito. Qual è la proceduta corretta? Grazie

  5. Salve,
    INPS mi ha riconosciuto il diritto al pensionamento come lavoratore precoce con 41 anni di contributi in stato di disoccupazione da oltre 3 mesi. DPCM 87/2017. Però a causa di una gestione impropria del mio fascicolo da parte di INPS ammortizzatori sociali che mi aveva applicato la NASPI in luogo della MOBILITA’ , ho dovuto prima attendere che il mio percorso contributivo fosse sistemato andando a fare il ripristino della MOBILITA’. Perché solo e soltanto la MOBILITA’ mi dava il codice di accesso al pensionamento dei precoci per la tipologia licenziamento collettivo. NASPI non era stata generata invece per mancato superamento periodo di prova. In poche parole questa vicenda mia ha fatto slittare in avanti la data di decorrenza di pensione da febbraio 2020 a settembre 2020. Tra l’altro ho anche dovuto restituire euro 1.700 di NASPI percepita in più rispetto alla MOBILITA’ e poi ho dovuto fare dei versamenti volontari per 7 settimane mancanti alla quota di 41 anni. Come posso chiedere ad INPS i 7 mesi di pensione perduta? Mi sembra assurdo che per un loro errore io ci debba rimettere tutte queste mensilità.
    Ringrazio in anticipo per la risposta.

  6. Bonus stagionale marzo aprile negato a mia figlia in sede di riesame (Sede Provinciale) per supposta tardivita rettifica comunicazione stagionale SI in UNILAV (effettuata dopo il 23/02/2020 dal Amministratore giudiziario Ditta posta sott sequestri penale peraltro inadempiente oneri contributivi) applicazione principio “automaticita’ prestazioni Inps” in relazione al paragrafo 6 del Messaggii Direzione Centrale 1 giugno 2263 e 3088 del 10 agosto 2020.
    Irrilevanza del termine rettifica stagionalita’ Unilav 23/02/2020 addotto assunto a termine decadenziale piuttosto che a termine operativo della Direzione Centrale per il riprocessamento ufficio, pelatro in situazione di forza maggiire attesa l’amministrazione giudiziaria Ditta sequestrata. Un cortese vs. parere in merito? Grazie.

    • Salve Marco, LeggiOggi è una testata di informazione. Possiamo però consigliarle in caso di presunti errori da parte dell’INPS, di difendersi, dapprima con un ricorso amministrativo, la cui decisione è affidata a un organo dell’Inps stesso; in caso di esito negativo del ricorso, è possibile rivolgersi, a seconda dei casi, al cosiddetto Giudice previdenziale, alla Corte dei Conti, al Tribunale ordinario, al Giudice di Pace o al Tar. Nel caso di specie è possibile rivolgersi al Giudice previdenziale. Saluti.

  7. Ho inoltrato online nell’agosto 2019 ricorso all’Inps asserendo sia non valutazione di contributi previdenziali e sia erronea decorrenza per calcoli di importi economici ed il tutto con precisa documentazione.
    Dopo l’esame in sede provinciale, il ricorso è stato di poi trasmesso alla direzione regionale ed attualmente trovasi da quattro mesi alla direzione centrale. Il tutto appreso direttamente sul sito dell’Inps.
    Poiché ritengo il ricorso fondato su prove documentali, essendo trascorso oltre un anno dalla presentazione senza aver ricevuto alcun riscontro, sia esso negativo o positivo, vorrei rivolgermi all’autorità giudiziaria e per tale motivo chiedo, cortesemente, di indicarmi quale riteniate competente:
    Ringrazio ed invio cordiali saluti, Nicola De Innocentiis

    • Salve Nicola, nella sua situazione può fare ricorso al giudice previdenziale per la mancata valutazione di contributi previdenziali e l’erronea decorrenza per calcoli di importi economici. Saluti

  8. Salve, ho effettuato una istanza per ottenere una prestazione a sostegno del reddito. Il tempo per la lavorazione dell’istanza è scaduto. Ho fatto dei solleciti tramite PEC in via d’urgenza per esitare la domanda. L’istituto continua a non adempire ai doveri istruttori e la domanda risulta non ancora istruita. Vorrei andare direttamente dal giudice trattandosi di diverse richieste d’urgenza che non sono state considerate. A quale giudice rivolgermi in termini di competenza ? Premetto che al momento la competenza per la lavorazione della domanda è della Direzione Generale.

  9. Buonasera
    ho ricevuto un tfrda inps ( fondo di garanzia ) nel 2017 dove è stata trattenuta una somma come recupero crediti da destinare alla agenzia di riscossione. Marzo 2020 dopo 3 anni l’agenzia delle entrate mi risponde a seguito mia richiesta di non aver mai ricevuto tale somma da nessuno. Chiedendo spiegazioni all’inps per quanto sopra effettuano subito in pochi giorni il versamento.
    Ricevuto il versamento l’agenzia di riscossione mi comunica di aver trattenuto una parte della somma e la restante di averla restituita, somma che io tutt’ora nonostante le richieste non ho mai ricevuto.
    in questo lasso di tempo erano presenti 3 fermi amministrativi a mio nome che ho dovuto saldare a parte nonostante la somma fosse gia trattenuta nel 2017.
    Cosa si puo fare??

  10. Salve, vorrei delle informazioni inerenti ad un’Aspi dell’2013,circa un mese fa mi vedo arrivare 2 raccomandate dall’Inps dove mi chiedono una parte dell’Aspi da restituire

    Con santa pazienza recupero il contratto e le buste paghe di quel periodo, vado a confrontare sul fascicolo previdenziale i giorni erogati dall’Aspi, per me tutto regolare non trovo 2 accrediti per lo stesso periodo come mi hanno detto loro a telefono, dicendomi che hanno erogato la somma 2 volte per lo stesso periodo, sostengono che avevo presentato 2 Aspi e che mi hanno erogato la cifra sia sulla domanda vecchia e sia sulla domanda nuova,io ho controllato i giorni pagati confrontando i giorni in cui non lavoravo,e dal mio fascicolo ho costato che mi hanno erogato la cifra una sola volta per i giorni corrispondenti,non ho mai ricevuto doppio bonifico per lo stesso periodo, siccome ora gli uffici sono chiusi per via del covid 19,mi sono messo in contatto con loro telefonicamente, loro dicono che non ci sono errori,ma io effettivamente nel mio fascicolo non ho questi pagamenti emessi 2 volte, vorrei fare ricorso avendo 90 giorni di tempo,ho provato a chiedere di inviarmi via mail i documenti con tutti i chiarimenti che non possono farmi verificare personalmente essendo gli uffici chiusi,ma per adesso non ho avuto ancora nessuna risposta alla mail inviata da me, come posso procedere non avendo la loro documentazione? Mi è stato detto che il debito era di 3,600€ però le raccomandate arrivate a me risulta un debito di circa 2,000€, loro hanno detto che una parte del debito l’hanno recuperata dalla nuova naspi senza che io ne fossi a conoscenza, possono farlo? Come faccio a fare ricorso se non mi mandano documentazione dove loro sostengono che il debito sia giusto e non errato? E se anche fosse che loro abbiano ragione,nel fatto che io abbia presentato una nuova naspi e chiusa la vecchia, penso che l errore se anche ci fosse,la colpa sia loro visto che non hanno controllato le pratiche prima di erogarmi i soldi,dove da parte del CAF è stata chiusa la vecchia domanda e presentata la nuova. Qualcuno sa dirmi come comportarmi,cosa fare,come procedere? Grazie mille

  11. Buonasera sono Anna Maria, in data 15/05/2017 ho presentato all’INPS il MOD. C.D. 1 (dichiarazione aziendale relativa alla cancellazione del nucleo di conduzione d’impresa Diretto Coltivatore), in quanto come specificato nella Dichiarazione sostitutiva di atto notorio dichiaravo che dal 01/01/2017 l’azienda di cui ero affittuaria (risoluzione fondo rustico presentato c/o l’Agenzia delle Entrate a far data 15/05/2017) dichiaravo che avendo un ordinamento culturale di HA 4.29.59 destinato a seminativo (erbaio) e HA 0.12.31 destinato ad uliveto, non vi erano più i requisiti necessari al mantenimento dell’iscrizione ai coltivatori diretti e quindi si richiedeva la cessazione dell’attività al 31/12/2016.
    Nel frattempo presentavo per più di una volta all’INPS laa richiesta per il pagamento dei contributi volontari che sistematicamente mi veniva rigettata perchè l’INPS non avendo messo in lavorazione la mia pratica, a sistema risultava sempre che ero una lavoratrice autonoma.
    Dopo varie solleciti andati a vuoto, mi sono presentata presso l’INPS di appartenenza per ottenere un appuntamento con il funzionario di competenza che mi veniva dato per il 12/02/2020.
    Il funzionario INPS non avendo predisposto accertamenti in merito alla mia dichiarazione, mi richiedeva una relazione dello stato culturale successivo alla data della mia richiesta di cessazione dell’attività, pertanto dichiaravo nuovamente che quello che era stato già prodotto era sufficiente per definire la pratica di cancellazione, considerando che nel frattempo ho ricevuto negli ultimi mesi cartelle esattoriali con le quali si richiedono contributi per gli anni 2017, 2018 e successivi che ovviamente sarà necessario annullare successivamente all’accoglimento della cancellazione.
    Visto che a Febbraio 2019 sono stata operata per un tumore al seno e mi è stata riconosciuta una invalidità superiore ai due terzi, mi sono vista respingere la mia richiesta di assegno ordinario di invalidità per mancanza di 12 settimane per il raggiungimento dei requisiti necessari (vedi richieste di pagamento contributi volontari non accettati).
    Volevo chiedervi un chiarimento su come procedere nei confronti dell’INPS.
    Grazie

  12. Buongiorno,
    mi viene richiesto da Inps di restituire un quinquennio (2013-2018) di ANF -assegni al nucleo familiare- secondo loro non dovuti in quanto il minore ovvero mio figlio non era residente con il sottoscritto richiedente in quel periodo. Facendo presente che nel 2013 io e la madre ci siamo separati (non eravamo sposati) e lei è libera professionista con partita iva pertanto non poteva richiedere ANF, ritengo sia una richiesta vessatoria. Posso rifiutarmi o aprire una controversia? Ho speranze di far valere i miei diritti?
    Grazie per l’attenzione.

  13. salve, volevo un’informazione. nel giugno del 2018 ho ricevuto un invito a regolarizzare da parte dell’inps la mia posizione contributiva, dicendomi che non risultavano saldati i contributi dovuti per l’iscrizione alla gestione separata, relativi all’anno 2012. ho presento ricorso amministrativo nel luglio del 2018 eccependo l’intervenuta prescrizione.
    nessuna risposta da parte dell’inps.
    Qualche giorno fa ho ricevuto l’avviso di addebito relativo all’iscrizione a ruolo di quei contributi.
    Sono ancora in tempo per presentare opposizione dinnanzi al Giudice del Lavoro?

  14. Buona sera
    devo presentare ricorso ad INPS per ( ratei maturati e mai percepiti da defunto ) assegno ANF/SO
    in quanto il diritto alla prestazione economica del defunto si trasmette agli eredi. ( Inps nega il riconoscimento di tutto cio’ )
    Come si presenta questo tipo di ricorso , grazie per la risposta , Saluto cordialmente .

    • Salve Marina, nel caso in cui la domanda di assegno familiare venga respinta l’interessato può presentare ricorso, in carta libera, al Comitato Provinciale dell’Inps, entro 90 giorni dalla data di ricezione della lettera con la quale si comunica il rifiuto.

      Il ricorso, indirizzato al Comitato Provinciale, può essere:
      • presentato agli sportelli della Sede dell’Inps che ha respinto la domanda;
      • inviato alla Sede dell’Inps per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno;
      • presentato tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge.

  15. Sono stata classifica come extracomunitaria in quanto nata a Caracas e mi è stato sospeso il RDC.La verità è che sono figlia di italiani, temporaneamente all’estero. Sono stata registrata presso l’Ambasciata e residente effettiva su suolo Italiano dal 1960. Mi dicono che devo aspettare un decreto apposito (devono verificare che non abbia proprietà nel paese di nascita)…Intanto non posso pagare bollette e mangiare. ..Posso fare ricorso?

  16. salve, ho bisogno di un breve chiarimento: il termine di 90 giorni per inviare il ricorso all’INPS si intende escludendo dal conteggio sabati, domeniche e festivi? nel mio caso: provvedimento di reiezione richiesta riesame NASpI emanato il 05/07/2019, timbro postale sulla busta contenente il provvedimento da me contestato del 18/07/2019 (è arrivata per posta ordinaria qualche giorno dopo, senza ricevuta di ritorno) e ricorso da me inoltrato per via telematica il 16/10/2019. grazie per l’attenzione, cordiali saluti.

  17. salve, ho bisogno di un breve chiarimento: il termine di 90 giorni per inviare il ricorso all’INPS si intende escludendo dal conteggio sabati, domeniche e festivi? nel mio caso: provvedimento di reiezione richiesta riesame NASpI emanato il 05/07/2019, timbro postale sulla busta contenente il provvedimento da me contestato del 18/07/2019 (è arrivata per posta ordinaria qualche giorno dopo, senza ricevuta di ritorno) e ricorso da me inoltrato per via telematica oggi 16/10/2019. grazie per l’attenzione, cordiali saluti.

  18. Io ho presentato un ricorso tramite Patronato per 3000€ (scalati da assegno sociale) che mi sono stati tolti abbassando assegno sociale a 3!8€ x 12 mesi, poi dopo ricorso restituiti e trattenuti per cartelle di una vecchia P i. Chiusa e mai operativa. Ripresentato ricordo e allegata lettera dell’INPS che aveva cancellato dal 2008 tale p.i. dell’aprile di quest’anno. Nessuna risposta. Inviato reclamo dopo 121 giorni il silenzio continua. Cosa posso fare?

  19. piuttosto che alla Corte dei Conti, al Tribunale ordinario, al giudice di pace o al Tar. Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio come difendersi da eventuali errori INPS quali sono le procedure da seguire. Avete scritto così. Ma PIUTTOSTO in italiano corretto significa INVECE, AL POSTO DI. Usarlo così ERRONEAMENTE, come se significasse ANCHE, O, OPPURE induce a pensare, per chi usa l’italiano corretto , che si possa fare ricorso SOLO al giudice di pace.

  20. Salve,
    Ormai il tempo per il ricorso è stato scaduto. Ricordo che io ho 46 anni, sono stata dichiarata invalida e inabile al lavoro al 100%,Non Collocabile, legge 104 art 3 comma 3 ,e Disabilità Neurologica e Mentale ma non mi hanno dato l’accompagno che mi era stato richiesto. Io soffro di epilessia farmacoresistente, a Padova mi hanno messo nel 2013 lo Stimolatore Vagale ma ora non ce piu nessuno che lo sappia ” usare ” perché la Proff. Saladini è andata in pensione senza formare nessuno neurologo perciò mi hanno indirizzato a Venezia o Vicenza. Il neurologo mi ha Certificato che necessito di assistenza continuativa per possibili cadute a terra e alterazioni del contatto tale da rendermi inabile nelle comuni attività quotidiane, assumo il Tegretol, Luminale, Frisium e Zonegran ma come vi ho detto l’accompagno è stato negato!! Sono andata dagli assistenti sociali degli adulti del mio Comune e mi ha risposto che mi è stato negato perché vado in cura all’Ospedale di Venezia Lido e non a quello di Padova. Gli ho detto che non ce nessuno x il mio caso,ora mi costringe di prenotare una visita a Padova e se pure loro dicono qualcosa come Venezia allora si può fare forse qualcosa altrimenti se scrivere diversamente non faccio nulla e prendo solo i soliti 286 euro!!
    Per cortesia, ditemi pure Voi qualcosa dato che sto buttando giù i muri con la testa senza risultati!!
    Ora ho comunicato pure alla Regione Veneto e attendo risposta pure da loro!!
    Grazie di Cuore, Nicoletta

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