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Economia 4.0: big data e nuove opportunità di lavoro

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L’economia digitale o Economia 4.0 si sta sviluppando rapidamente in tutto il mondo. La crescente importanza del settore dei dati e dell’informazione digitale nonché le opportunità conseguenti all’utilizzo di Big Data possono produrre un importante vantaggio competitivo se connaturato ad una attività di gestione e analisi dei dati. Oltre i big data, tutte le nuove soluzioni tecnologiche, come il mobile e il cloud computing, offrono una nuova gamma di opportunità per i servizi alle imprese nell’economia della conoscenza.

Economia 4.0: i big data e le proposte della Commissione Ue

Con il termine Big Data si fa riferimento a grandi quantità di dati di tipo diverso, prodotti a grande velocità da numerosi tipi di fonti. La gestione di questi dataset ad elevata variabilità e in tempo reale impone il ricorso a nuovi strumenti e metodi, quali ad esempio potenti processori, software e algoritmi. I Big Data offrono grandi opportunità, possono aiutare a sviluppare nuovi prodotti e servizi creativi, ad esempio applicazioni su telefoni cellulari o prodotti di business intelligence per le aziende.

Le modalità di generazione, raccolta, elaborazione e utilizzo dei dati digitali sono in rapidissimo aumento. Ogni minuto il mondo genera dati per 1,7 milioni di miliardi di byte, pari a 360.000 DVD. Di conseguenza il settore dei dati digitali si stima possa crescere del 40% l’anno. Nel decennio 2010-2020 i dati mondiali passeranno da circa 1 ZettaBytes nel 2010 a circa 50 ZettaBytes (50 trillion di gygabytes) nel 2020.

Le proposte della Commissione, supportate da una ampia gamma di politiche e strumenti capaci di far aumentare gli investimenti in ricerca e innovazione e rendere l’economia sempre più trainata dai dati, sono le seguenti: Individuare e investire nelle idee sui big data; Infrastruttura per un’economia data-driven; Sviluppare le basi dei big data; Fiducia e sicurezza.

Per innovazione guidata dai dati si intende la capacità delle imprese e degli organismi pubblici di utilizzare le informazioni derivanti da analisi dei dati per sviluppare beni e servizi migliori, in grado di semplificare la vita quotidiana di individui e organizzazioni, incluse le PMI. Con il progresso tecnologico assistiamo alla riorganizzazione di interi settori di attività, che si basano sistematicamente sull’analisi dei dati.

L’innovazione guidata dai dati crea enormi nuove opportunità di lavoro. Essa richiede tuttavia team multidisciplinari costituiti da specialisti altamente qualificati in analisi dei dati, apprendimento macchina e visualizzazione, nonché negli aspetti giuridici correlati, quali la proprietà dei dati, le restrizioni di licenza e la protezione dei dati. È fondamentale formare professionisti dei dati in grado di eseguire analisi tematiche approfondite, sfruttare i risultati generati dalle macchine, ricavare informazioni utili dai dati e utilizzarle per migliorare il processo decisionale.

La raccolta e lo sfruttamento dei dati è un fenomeno in forte crescita e in risposta alle richieste dell’industria e della società civile la Commissione europea si appella ai governi nazionali affinché si impegnino a far fronte alla rivoluzione dei big data. I principali problemi individuati durante le consultazioni pubbliche sui big data sono i seguenti: assenza di coordinamento transfrontaliero, infrastrutture e opportunità di finanziamento insufficienti, frammentazione ed eccessiva complessità del quadro giuridico e carenza di esperti dei dati e delle relative competenze.

Rivoluzione digitale: nuove opportunità di lavoro

Uno scenario, quindi, che comporta una crescente esigenza di nuove competenze e figure manageriali, capaci di utilizzare le nuove tecnologie. Studi dimostrano che in Europa le imprese che utilizzano tecnologie digitali innovative riescono a crescere da due a tre volte più velocemente in termini di fatturato, con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro.

Le imprese faticano sempre più a trovare figure professionali con nuove competenze e il fenomeno lo rileva l’Eurostat nell’indagine sul mercato del lavoro relativa ai posti vacanti. Si registra, infatti, che alla data dell’ultimo giorno del IV trimestre 2018 in Europa sono oltre 3,8 milioni i posti di lavoro vacanti, e il trend risulta in forte crescita, da inizio 2016 sono cresciuti del 27% quando erano meno di 3 milioni i posti vacanti.

Per un numero sempre crescente di aziende la domanda di lavoro non riesce a essere soddisfatta. Un disallineamento tra le competenze richieste dalle aziende e quelle offerte dai lavoratori ha colpito diversi paesi europei. Tale situazione di incremento dei posti vacanti, tuttavia, può essere comprensibile per economie come quella tedesca, che registra un basso tasso di disoccupazione del 3,4%, mentre in paesi con tassi di disoccupazione sopra al 10%, come Italia e Spagna, la crescita dei posti vacanti corrisponde a una mancanza di competenze qualificate.

Nell’ultimo decennio, dal IV trimestre 2009 al IV del 2018, in Europa il tasso di posti vacanti raddoppia e passa in UE28 da 1,2% al 2,3%, in Area euro 19 da 1,1% a 2,3%, e in Italia passa da 0,5% all’1,2%. In particolare nei servizi in Italia passa dallo 0,8% all’1,4%, e spicca il dato sui servizi di information e communication technology in cui il tasso di posti vacanti dallo 0,6% del IV trimestre 2009 raggiunge l’1,5% nel III trimestre 2018.

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(Fonte: elaborazione su dati Eurostat-Istat)

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Economia 4.0: mercato unica digitale e piattaforma online 

L’economia basata sui dati sarà caratterizzata in modo rilevante da un ecosistema di diversi tipi di attori che interagiranno in un mercato unico digitale, che porterà maggiori vantaggi commerciali e aumenterà la disponibilità di conoscenze e capitale, in particolare per le PMI, oltre a incentivare con maggiore efficacia le attività di ricerca e innovazione.

La rivoluzione digitale in atto sarà in grado di aprire maggiori opportunità digitali per i cittadini e per le imprese attraverso lo sviluppo e la regolamentazione del mercato unico digitale europeo. L’obiettivo del mercato unico digitale mira ad abbattere le barriere regolamentari fino ad instaurare un unico mercato al posto dei 28 mercati nazionali esistenti. Un mercato unico digitale pienamente funzionante potrebbe apportare all’economia europea 415 miliardi di euro l’anno e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

La strategia UE adottata per il mercato unico digitale comprende una serie di azioni mirate e poggerà su tre pilastri:

  • migliorare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa per i consumatori e le imprese;
  • creare un contesto favorevole e parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi;
  • massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale.

E’ fondamentale creare un mercato unico digitale che migliori il funzionamento dei mercati dei prodotti e dei servizi e garantisca ai cittadini una tutela adeguata, attraverso il conseguimento di azioni capaci di:

  • creare opportunità per i consumatori e per le imprese;
  • incoraggiare e realizzare l’ammodernamento e l’innovazione;
  • conseguire risultati pratici a beneficio quotidiano dei consumatori e delle imprese.

L’impresa digitale deve investire nell’innovazione e utilizzare un insieme di risorse tecnologiche che possano risolvere la maggior parte delle procedure di organizzazione e controllo dei dati, mediante un affidabile processo di Data Governance, al fine di convertire i dati in una risorsa strategica. Nell’ambito del processo devono essere definiti, i compiti, i ruoli, le responsabilità e le linee guida per l’utilizzo e la gestione dei dati. Tuttavia per funzionare deve poter contare anche sulla massima sicurezza digitale e su adeguate competenze in grado di garantirla. Le preoccupazioni in tema di cybersecurity, in alcuni casi, stanno frenando l’innovazione.

Secondo le stime degli analisti di Gartner nei prossimi due anni il 25% del traffico dei dati aziendali fluirà direttamente dall’esterno, dai dispositivi mobile, verso il cloud, e il 60% dei business digitali potrebbe presentare disservizi legati alla gestione del rischio digitale. Tuttavia essere inviolabili, nell’era digitale, è impossibile. Sempre secondo Gartner, le organizzazioni dovranno imparare a calcolare e a convivere con livelli accettabili di rischio digitale, poiché le business unit solo in un secondo momento, dopo aver innovato il processo, scoprono di quale livello di sicurezza hanno bisogno.

L’economia delle piattaforme online offre alle nuove imprese digitali europee grandi opportunità di innovazione e presenta la possibilità di sviluppare nuovi modelli aziendali, prodotti e servizi. Le piattaforme online coprono una vasta gamma di attività, tra cui piattaforme pubblicitarie online, mercati, motori di ricerca, social media e punti vendita di contenuti creativi, piattaforme di distribuzione di applicazioni, servizi di comunicazione, sistemi di pagamento e piattaforme per l’economia collaborativa. Inoltre hanno in comune alcune caratteristiche specifiche importanti, ad esempio possono creare e formare nuovi mercati, fare concorrenza a quelli tradizionali e organizzare nuove forme di partecipazione o di esercizio di attività economiche basate sulla raccolta, sul trattamento e sulla modifica di grandi quantità di dati.

Le piattaforme online si basano sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per raggiungere i propri utenti in modo istantaneo e con facilità. Da un lato svolgono un ruolo chiave nella creazione di valore digitale, in particolare intercettando tale valore in modo rilevante anche attraverso l’accumulo di dati, agevolando nuove iniziative imprenditoriali e creando nuove dipendenze strategiche. Dall’altro lato hanno il potenziale per migliorare la partecipazione dei cittadini alla società e alla democrazia, in quanto agevolano l’accesso alle informazioni, soprattutto a beneficio delle generazioni più giovani. Alcune piattaforme competitive a livello mondiale sono nate in Europa, per esempio Skyscanner e BlaBlaCar. Nel complesso, però, l’UE contribuisce solo al 4% della capitalizzazione totale del mercato delle maggiori piattaforme online, la stragrande maggioranza delle quali ha avuto origine negli Stati Uniti e in Asia.

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