mutui più cari

I primi effetti (temuti) dello spread alle stelle iniziano a farsi sentire e vedere. Le banche stanno iniziando a rialzare i tassi di interesse e la conseguenza diretta sono i mutui più cari.

Certo ancora nulla di allarmante. Si tratta ancora di pochi decimali di punto, che non incidono in maniera consistente sulle tasche dei cittadini, ma esprimono una tendenza chiara, come ha evidenziato Il Sole 24 Ore.

Mutui più cari: le banche alzano i tassi

Da giovedì – secondo quanto afferma il quotidiano economico – anche Unicredit, assieme ad altre banche, aumenterà il costo dei futuri mutui a tasso fisso tra i 10 e i 30 punti base e di 20 sul variabile.

Una scelta che ricalca un trend intrapreso dall’estate dalle principali banche che erogano mutui in Italia.

La prima ad aprire le danze è stata Intesa Sanpaolo che dallo scorso ha aggiornato di 5 punti base (0,05%) il tasso finito offerto sui mutui a tasso fisso, intervenendo poi con altri ritocchi a ottobre e novembre.

Ora, nei prossimi giorni Unicredit dovrebbe aumentare il tasso fisso tra lo 0,1 e lo 0,3 per cento. Decisamente cattive notizie per chi sta pensando di chiedere un mutuo. Stessa scelta quella fatta da altre banche come Crèdit Agricole, Banca Sella, Ubi Banca. Tutti i principali Istituti bancari stanno scaldando i motori e mettendo a punto ritocchi al rialzo sia di mutui che di surroghe.

Mutui più cari: le banche che hanno abbassato i tassi

Secondo quanto rilevato da Il Sole 24 ore, solo Bper Banca e poche altre eccezioni, hanno invece tagliato il costo dei mutui di surroga (Bper di 25 punti base).

Mutui più cari: sono ancora convenienti

Nonostante la tendenza dichiarata del rialzo tassi, certamente non si può dire che questi siano schizzati a valori insostenibili. Acquistare casa in questo periodo resta comunque ancora molto vantaggioso.

Mutui più cari: colpa dello spread alle stelle

Come spiega Il Sole 24 Ore, il bello dovrà ancora venire. Come ha dichiarato lo stesso ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. I fattori che stanno spingendo a ritoccare al rialzo i tassi dei nuovi mutui sono molti, tra cui lo spread.

Il balzo dello spread sul mercato obbligazionario (BTp-Bund) – che a maggio quotava 120 punti base e da diverse settimane orbita in area 300 – ha indebolito il patrimonio delle banche italiane (che in portafoglio hanno circa 400 miliardi di titoli di Stato) con il tendeziale aumento del costo della raccolta di denaro all’ingrosso.

Questo potrebbe avere ripercussioni sui tassi che gli istituti pagherebbero per emettere nuovi bond bancari, uno dei canali di raccolta del denaro. Inoltre, dal 2019 la Banca centrale europea smetterà di comprare nuovi BTp sul mercato secondario, (fine del quantitative easing), e questo potrebbe indebolirebbe ulteriormente i valori in patrimonio.

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