Forse il primo vero atto di imperio il discorso pronunciato dal premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Bruxelles, mentre i suoi due falchi – Salvini e Di Maio – scatenavano il caos nel Governo a causa dello scontro sul contenuto del Dl Fiscale (manipolato per Luigi Di Maio).

“Il Consiglio dei ministri di sabato si svolgerà, perché a convocarlo sono io. Se ci sarà anche Matteo Salvini non lo so, perché è al nord e non so se farà in tempo a rientrare. Ma sicuramente si svolgerà. Il presidente del Consiglio sono io, decido io che si svolga”.

Il Consiglio dei ministri a cui l’ormai esasperato premier si riferisce è quello che si dovrà svolgere sabato 20 ottobre, per trovare l’ennesimo e definitivo accordo e licenziare il Decreto Fiscale che attualmente sembra in bilico, a causa di quell’articolo 9 e di quelle norme che contengono un condono a maglie troppo larghe per i 5 stelle, talmente larghe da prevedere sanatorie per conti e immobili all’estero per attività di auto riciclaggio. Un maxicondono insomma, che ha fatto infuriare d’improvviso Luigi Di Maio (che ha accusato inizialmente una manina strana pronta a manipolare il decreto uscito dallo scorso Consiglio dei ministri del 15 ottobre, e poi ad avere trasformato in un caso politico tutta la vicenda).

Difficile uscire dall’impasse dopo la bomba lanciata da Di Maio contro la ‘manina’ infedele che avrebbe manomesso il dl, ma Conte – tra una chiamata al ministro del Lavoro e un sms al collega degli Interni – lavora di fino e, pur sfidando Salvini con il Cdm, cerca di smorzare i toni.

In mattinata era stato il vicepremier Matteo Salvini a tagliare corto sulle modifiche al decreto fiscale: “Quello che abbiamo discusso per ore l’ho trovato scritto, cosa fatta capo ha. Io quando prendo impegni con Di Maio e i cittadini li mantengo”. “C’è paese che deve marciare, stiamo lavorando bene, non si può costruire di giorno e smontare di notte”, aveva aggiunto da Bolzano facendo spallucce su un possibile cdm parlando di altri impegni in agenda. Salvo poi fare un passo indietro in serata: “Le polemiche aiutano solo gli avversari del governo, i burocrati europei e gli speculatori. Basta litigi, lavoriamo e risolviamo gli eventuali problemi parlando, non litigando”.

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“Verificherò i testi – ha continuato Conte – e li riporterò in Consiglio dei ministri. Di certo non li stravolgerò: io so che cosa abbiamo deliberato, so quale era l’accordo politico a monte, so quali sono le definizioni agevolate. I termini della dichiarazione integrativa sono ben chiari: sicuramente leggerò la norma con attenzione”. Ostenta diplomazia mentre parla ai microfoni, ma gli si legge in faccia l’esasperazione e un volto decisamente provato, proprio come si legge chiaramente ormai che i due vicepremier si sono infilati in un gioco molto più grande di loro: personalità forti e contrapposte, con due programmi politici diversi, unitisi forse troppo precipitosamente, ma con obbiettivi e intenti chiaramente differenti.

E al centro della burrasca lui, Giuseppe Conte, alle prese ora con ben due fronti di combattimento: il fronte esterno, L’Unione europea, pronta bocciare la Manovra, e il fronte interno, i due cavalli impazziti, i suoi vicepremier. 

Si attende ora il Consiglio dei ministri di sabato per capire se la faccenda del Decreto fiscale verrà risolta e il testo licenziato. Salvini intanto precisa che, se sarà opportuno sarà presente. Lo fa con il suo solito modo: “Io sabato ho l’appuntamento con la Coldiretti e soprattutto con i miei figli. Il Paese è importante ma sono importanti anche i figli. Chiamerò Conte perché apprezzo il lavoro che sta facendo”.

Precisando poi più tardi: “ Questo governo va avanti e va avanti per 5 anni. Ancora non è stato convocato il Consiglio, ma se serve che Salvini ci sia, Salvini ci sarà”. Il leader leghista ha comunque ricordato i suoi impegni in campagna elettorale e il desiderio di trascorrere qualche ora in compagnia della sua famiglia.

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