Dopo l’approvazione del Def con la decisione di sforare il rapporto deficit-Pil e portarlo al 2,4%,, le voci di dimissioni e il richiamo alla Costituzione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro dell’economia Giovanni Tria, è volato in Lussemburgo all’Eurogruppo, al primo test europeo sul Def, e quindi sulla manovra 2019.

“Adesso cercherò di spiegare quello che sta accadendo e come è formulata la manovra”, ha detto il ministro entrando all’Eurogruppo e rispondendo alle domande dei giornalisti. Il ministro ha invitato i partner europei a stare “tranquilli”, e ha anche rassicurato sul fatto che “il debito/pil scenderà” nel 2019.

La riunione di oggi è il primo faccia a faccia fra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e i partner europei. Un incontro in cui il titolare di via XX Settembre dovrà cominciare a spiegare i numeri del Documento di Economia e Finanza e a illustrare le misure che il Governo intende mettere nella Legge di Bilancio in grado di sostenerli.

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Spiegherà probabilmente quello che ha ribadito nell’intervista di domenica a Il Sole 24 ore, quando ha cercato di rassicurare che quel margine di deficit è stato il frutto di una oculata mediazione tra le forza di governo.

Manovra 2019: Tria sulle preoccupazioni europee

Nell’intervista Tria ha affermato: “mi rendo conto delle preoccupazioni europee e che i livelli di deficit previsti non rispondono agli accordi Ue. Ma non si tratta di una sfida all’Europa”. Secondo Tria l’Europa alla fine capirà e allora si aprire una discussione costruttiva sul quell’asticella del 2,4 per cento.

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“Sono un ministro di un governo” ha detto Tria, “e come tale politico. Ma è chiaro che c’è una dialettica tra il ministro del Tesoro e i ministri di spesa che vogliono raggiungere i loro obiettivi il più possibile. C’è quindi un processo negoziale, e assicuro che la mediazione c’è stata e non da poco”.

Tria ribadisce che “non avviare le riforme avrebbe finito per creare una prospettiva disastrosa: ancora bassa crescita, alta disoccupazione e difficoltà crescente a conciliare la discesa del debito con la stabilità sociale”.

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Inoltre, ribadisce “bisogna poi valutare che uno degli elementi di crescita è anche la stabilità politica. Aprire un conflitto su una manovra che avrebbe prodotto instabilità politica avrebbe determinato un trade off negativo.

Manovra 2019: Tria sul deficit al 2,4 per cento

Il titolare dell’economia nell’intervista al Sole 24 ore sostiene inoltre che: “il punto di equilibrio in questo confronto si è raggiunto con il fatto che il livello di deficit dà spazio a un piano di investimenti pubblici. Senza questo piano il deficit sarebbe stato del 2,2 per cento l’anno prossimo e del 2 per cento a fine triennio”.

Gli investimenti pubblici per Tria saranno dunque centrali per recuperare il gap di crescita che ormai da un decennio ci vede un punto sotto la media europea.

Tria sostiene che gli investimenti pubblici aumenteranno. “abbiamo messo in bilancio circa due decimali di Pil aggiuntivi per il 2019, per poi arrivare a quattro decimali (6,5 miliardi) aggiuntivi nel 2021”. In sostanza nel triennio saranno 15 miliardi e si recupererà metà della perdita accumulata negli ultimi dieci anni in termini di Pil.

Vedremo se Tria riuscirà a convincere i partner europei di tutto questo.

Il dibattito sul tetto del deficit però rischia di far passare in secondo piano il vero indicatore che la Commissione europea andrà a guardare quando dovrà valutare la manovra italiana, e cioè il deficit strutturale. E’ sul saldo strutturale infatti che Bruxelles ha chiesto uno sforzo, o correzione, di almeno lo 0,3% per rispettare pienamente le regole. All’ultimo Ecofin informale a Vienna, sebbene non siano stati messi numeri nero su bianco, a Tria è stato recapitato un messaggio conciliante che andava incontro all’Italia il più possibile: anche uno sforzo minimo, ad esempio di 0,1%, potrebbe portare ad un rispetto accettabile delle regole.

Fino a che livello possa salire il deficit nominale, rispettando allo stesso tempo quella riduzione richiesta del deficit strutturale, è difficile dirlo senza conoscere la composizione della spesa che sarà nella prossima manovra. Perché, per definizione, il deficit strutturale dipende dalla spesa corrente, quello nominale anche dalle una tantum.

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