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In attesa che il Governo smantelli la Legge Fornero (?) mancano ancora pochi mesi e poi entrerà in vigore l’adeguamento delle pensioni alla speranza di vita degli italiani con il terzo aggiornamento Istat. In poche parole: italiani più longevi, che andranno in pensione con 5 mesi di ritardo rispetto a questo 2018.

Dal 1° gennaio 2019 si applicano i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita, stabiliti dal decreto 5 dicembre 2017. Con effetto dal 2021 poi (variazione della speranza di vita relativa al biennio 2021-2022) la legge n. 205 del 2017 ha previsto la revisione del meccanismo di calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento. Lo ha annunciato l’Inps con una circolare (circ. n.62/18 del 4 aprile 2018).

Dall’entrata i vigore della legge Fornero siamo al terzo aggiornamento Istat e coinvolgerà tutti i requisiti richiesti per andarsene in pensione: vecchiaia e anzianità in primis. E tutti i cittadini dovranno lavorare 5 mesi in più.

È il motivo per cui l’età della pensione scatta a 67 anni di età.

Consulta lo speciale Riforma Pensioni

Vediamo in dettaglio cosa significa questo adeguamento per i cittadini italiani.

Adeguamento pensioni: cosa significa

In Gazzetta ufficiale (il libro delle nostre leggi)  è stato pubblicato il decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze adottato di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 5 dicembre 2017, recante disposizioni in materia di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita.

Questo decreto stabilisce che “A decorrere dal 1° gennaio 2019, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all’art. 12, commi 12-bis e 12-quater, (…) sono ulteriormente incrementati di cinque mesi e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n.243, e successive modificazioni, sono ulteriormente incrementati di 0,4 unità”.

In pratica l’Istat dice che noi italiani stiamo diventando più longevi e quindi meritiamo di andare in pensione un po’più tardi di quanto abbiamo fatto sino ad ora.

Questi adeguamenti di 5 mesi, significa che lavoreremo 5 mesi in più, prima di abbandonare le fatiche del lavoro, e questi nuovi requisiti contributivi coinvolgeranno tutte le pensioni: anzianità, vecchiaia, anticipata.

Vediamo in dettaglio le nuove età anagrafiche che gli italiani devono raggiungere per poter andare in pensione.

Pensione di vecchiaia: a quanti anni?

Partiamo dai nuovi requisiti contributivi richiesti a partire dal 1° gennaio 2019 per la pensione di vecchiaia. Si potrà andare in pensione di vecchiaia a 67 anni di età anagrafica, sia per gli uomini sia per le donne. Oltre ovviamente alla maturazione di 20 anni di contributi.

Consulta lo speciale Pensioni di vecchiaia

Pensione di anzianità: a quanti anni?

Inoltre, per la totalizzazione della pensione di anzianità (indipendentemente dall’età anagrafica) serviranno, sempre dal 1° gennaio 2019, ben 41 anni di contributi effettivi.

Pensione anticipata: a quanti anni?

I nuovi requisiti contributivi per la pensione anticipata saranno invece i seguenti:

  • Per gli uomini di 43 anni e 3 mesi;
  • Per le donne di 42 anni e 3 mesi.

Ricordiamo che attualmente gli uomini possono invece accedere a 42 anni e 10 mesi e le donne a 41 anni e 10 mesi.

Consulta lo speciale Riforma anticipata 

Assegno sociale: a quanti anni?

Anche per percepire l’assegno sociale si dovrà attendere il raggiungimento dei 67 anni di età.

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2 COMMENTI

  1. Mi chiedo: perche’ il nuovo esecutivo, non a bloccato l’uteriore incremento dei 5 mesi dal 01/01/2019 ? visto che comunque sia, questa legge verra’ ammorbidita.

  2. Vivere più a lungo secondo i politici equivale a lavorare più a lungo.Ma allungare l’età pensionabile non comporta secondo lISTAT istituto di statistica dello stato(?) avvicinarsi all’età della morte?
    È scientificamente provato che oltre i sessanta anni c’è un progressivo declino delle funzioni cognitive motorie etc
    Il rendimento lavorativo si riduce i rischi di errori aumentano ed chi aspetta ad entrare nel mondo del lavoro continuerà ad aspettare
    Tutto ciò è perverso ed è pensato da chi non lavora(leggi il politico)
    Viene spontaneo un pensiero

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