L’Unione delle Province d’Italia, nell’assemblea che si è tenuta a Bergamo lo scorso 27 giugno e nella quale si sono affrontati i temi dell’emergenza risorse per i bilanci delle Province, della necessaria revisione della Legge 56/14 e del ruolo delle autonomie locali nel processo di attuazione del regionalismo differenziato, ha approvato all’unanimità il Documento di proposte istituzionali “Ricostruire l’assetto amministrativo dei territori”.

Si tratta del manifesto dei presidenti delle Province nel confronto ormai non più rinviabile con il Governo e il Parlamento. Secondo l’UPI, l’Italia ha urgente bisogno d’interventi normativi che consentano alle Province, quali istituzioni costitutive della Repubblica, di avere funzioni certe e organi politici pienamente riconosciuti, personale qualificato per permettere la piena funzionalità della macchina amministrativa, autonomia finanziaria e risorse necessarie alla piena copertura delle funzioni fondamentali.

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Il manifesto delle Province: ricostruire l’assetto amministrativo dei territori

La disciplina delle Province deve ritornare integralmente nell’ambito dell’ordinamento delle autonomie locali, attraverso la revisione organica del testo unico degli enti locali.

A chiederlo è l’Unione Province d’Italia (UPI) nel documento di proposte istituzionali “Ricostruire l’assetto amministrativo dei territori”, approvato a Bergamo, nel corso dell’ultima assemblea nazionale dell’associazione, di fine giugno.

L’obiettivo è di rendere pienamente coerente la normativa degli enti di area vasta con l’impianto autonomistico delineato nelle norme istituzionali.

Dopo la bocciatura del referendum che avrebbe portato all’abolizione delle Province, occorre superare un ordinamento nato per gestire una fase transitoria.

Superata la fase transitoria, incompiuta ed emergenziale, legata ad un nefasto progetto di abrogazione, occorre adeguare l’ordinamento in maniera organica e destinata a durare, per dare funzionalità alle Province.

L’ambito provinciale deve essere visto come livello preferenziale di trasferimento-delega delle funzioni comunali che richiedono un coordinamento ad un livello superiore, secondo principi di sussidarietà verticale.

A livello provinciale, per i servizi pubblici locali, dovrebbero concentrarsi tutte le funzioni attualmente attribuite ad ATO di dimensione regionale, sovraprovinciale o sovracomunale (bacini trasporti, bacini idrici, ambiti rifiuti, etc.).

Le Provincie dovrebbero coadiuvare l’azione dei piccoli e medi comuni nelle politiche d’investimento locale e nella gestione degli spazi finanziari e dei contributi pubblici.

L’UPI considera urgente e necessaria la modifica della Legge 56/14 (cosiddetta legge Delrio) e del ruolo delle autonomie locali nel processo di attuazione del regionalismo differenziato.

Secondo i presidenti delle Province, non è più rinviabile un intervento legislativo che consenta alle Province, quali istituzioni costitutive della Repubblica, di avere funzioni certe e organi politici pienamente riconosciuti, personale qualificato per permettere la piena funzionalità della macchina amministrativa, autonomia finanziaria e risorse necessarie alla piena copertura delle funzioni fondamentali.

Il documento-manifesto dell’UPI parte da un’analisi critica della legge Delrio, presentata come grande riforma del sistema istituzionale della Repubblica, ma che ha prodotto solo lo svuotamento delle Province dalle proprie funzioni, nell’attesa del loro definito superamento.

Il sostanziale fallimento della L. n. 56/2014 ha portato, secondo l’analisi dell’Unione, alla perdita di autorevolezza delle Province e dei suoi vertici politici.

Il raggiungimento della missione degli enti di area vasta è stato reso più difficoltoso dalla mancanza di chiarezza nel ruolo di governo, consiglio ed assemblea dei sindaci.

I tagli alle risorse delle Province, operati nell’ottica della loro abolizione, non sono compatibili con la loro autonomia di entrata e di spesa, annullando – di fatto – la loro capacità di programmazione economico-finanziaria, annuale e pluriennale.

Anche l’obbligo di riduzione delle dotazioni organiche, con il trasferimento del personale ad altre amministrazioni, aveva un senso solo nella prospettiva dell’abolizione degli enti di area vasta.

Abbandonato il percorso che portava all’abolizione delle Province, occorre ristabilire pienamente le prerogative costituzione di questa istituzione, costitutiva della Repubblica.

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1 COMMENTO

  1. Le province erano gli enti più utili, funzionavano bene e in molti casi anche benissimo, certamente molto di più di tanti altri messi assieme che ancora esistono nonostante i proclami della solita politica delle chiacchere. Costavano poco più dell’1% sul bilancio dello stato ed esercitavano funzioni fondamentali che avevano un diretto impatto sulla vita dei cittadini. Tutto questo, nonostante l’ente aveva una storia centenaria sul territorio e per il territorio, sono state oggetto di una serie di riforme i cui effetti sono ben visibili oggi. Caos, disservizi e confusione e aggiungiamo potenziale aumento dei costi. Un esempio: una strada prima aveva una manutenzione ordinaria, è si manteneva e garantiva sicurezza, quella strada oggi senza più fondi è in uno stato pietoso quasi al limite del “pericoloso”. Bene, per riportarla allo stato originario e cioè alla normalità quanti soldi ci vorranno? Quanti soldi saranno necessari per ripristinare le condizioni di normalità? Almeno che 120.000 km di strade si vogliano chiudere o abbandonare al caso, questo bisognerebbe dirlo chiaramente. Idem per oltre 5.000 edifici scolastici. Idem per un servizio indispensabile che purtroppo non è ben compreso: la polizia provinciale, il primo presidio di controllo rurale e periferico, da sola accertava 1/3 di tutti i reati ambientali, nonostante esiguità del personale (2.500 unità oggi ridotti a meno di 2.000 dopo le riforme in materia anch’esse sbagliatissime). Le province sono enti costituzionalmente garantiti, non è possibile lasciarle in questo stato. Uno stato serio non può permettersi di avere una sua articolazione che bivacca. Stipendi a rischio, gente che non ha progressioni da 8 anni, mezzi obsoleti e bilanci in rosso, tutto ciò rappresenta precarietà per i servizi al cittadino e al territorio nonché a decine di migliaia di famiglie (i dipendenti dimenticati da tutti, ma proprio da tutti…). Le province sono una ricchezza, guarda caso esistono in quasi tutti gli stati europei, specialmente i più evoluti, forse l’Italia è un Paese più lungimirante e più avanzato e perciò non ha bisogno si questa istituzione!

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