Nulla di fatto tra i banchi del Parlamento europeo, che ha deciso ieri, 5 luglio, di bocciare la discussa direttiva europea sulla riforma del copyright, che tanto ha fatto infuriare i fan della libertà d’informazione e di internet e soprattutto l’enciclopedia online Wikipedia, che proprio lunedì 3 luglio aveva deciso di oscurare il sito come forma di protesta.

Sono stati 318 i voti contrari e 278 quelli favorevoli, al netto di 31 astensioni. Bocciatura momentanea quindi, e rinvio della discussione al prossimo settembre, quando si riunirà la prossima plenaria. Si attendono comunque ulteriori emendamenti che probabilmente faranno incagliare ancora tra le reti l’approvazione del testo della riforma sul Copyright, pensata come modo per obbligare le grandi multinazionali del web – come Google, Facebook, Twitter, a riconoscere un compenso agli editori che pubblicano contenuti giornalistici, con la ripubblicazione dei quali generano profitti milionari. Quella che è stata ribattezzata la Link tax ha spaccato l’aula del parlamento europeo, che a colpi di voti ha deciso di rinviare la discussione a settembre, momento in cui gli eurodeputati dovranno votare tutta una serie di emendamenti al testo, presentato dal relatore Axel Voss, i commissari europei avevano già approvato.

Due articoli della riforma sul Copyright in particolare hanno scatenato le polemiche e la battaglia:

  • l’articolo 11, l’obbligo di pagare per condividere i contenuti giornalistici sulle piattaforme online delle multinazionali (link tax). In questo senso le piattaforme che vogliono pubblicare gli snippet (pezzi di articolo con copia e incolla di titolo e aclune righe) deve ottenere una licenza che riconosca un equo compenso ai produttori di informazione;
  • l’articolo 13, l’installazione di un filtro per impedire la condivisione e il caricamento di contenuto protetto da copyright.

Un affronto alla libertà di internet per molti, Wikipedia compresa, un’occasione persa per rimettere al centro la protezione dei contenuti editoriali e di chi li crea per altri. Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione italiana editori parla infatti di “un’occasione mancata. Contro al direttiva si era schierato anche l’attuale vicepremier italiano – Luigi Di Maio, convinto che questa costituisca un grave pericolo bavaglio alla libertà d’informazione.

Il relatore del testo – Voss – ha commentato: Mi dispiace che la maggioranza dei deputati non abbia sostenuto la posizione che io e la commissione giuridica abbiamo preparato. Ma ciò fa parte del processo democratico. Torneremo sul tema a settembre con un ulteriore valutazione per cercare di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, aggiornando nel contempo le norme sul diritto d’autore per il moderno ambiente digitale”.

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