Mentre il governo Lega-5stelle continua a tenere alta la bandiera delle pensioni, con lo stravolgimento della Riforma Fornero come obiettivo prossimo, a puntare i piedi è oggi la Banca centrale europea, che lancia un allarme sui conti pubblici italiani, ribadendo come “il rovesciamento delle riforme attuate” possa costituire un enorme rischio.

L’allarme di Francoforte viene lanciato dall’ultimo bollettino dell’Istituto, dove viene inserita l’analisi di Ageing Report 2018, che evidenzia i rischi derivanti dal rovesciamento delle riforme attuate negli ultimi anni, che trovano piena attuazione in alcuni Paesi, ma non in tutti.

Italia e Spagna ad esempio, sono tra quegli Stati in cui sembra esserci il forte rischio di enormi passi indietro rispetto alle precedenti riforme adottate: pensioni in primis. In Italia il riferimento chiaro è alla Legge Fornero (scopri chi l’ha votata), totalmente messa in discussione oggi dal Governo targato Conte.

In questi casi – avverte la Bce – potrebbe aumentare il rischio di sempre maggiori trasferimenti di natura assistenziale qualora i piani pensionistici privati non fossero in grado di sopperire al divario”. Le conseguenze di cui parla Francoforte prevedono una riduzione dei coefficienti pensionistici e un incremento della spesa previdenziale (già molto elevata in Italia e destinata a salire – secondo la Commissione europea – del 18,7 per cento del Pil). I conti della Commissione però non consideravano il cavallo di battaglia del governo lega stellato, che vuole modificare la tanto discussa Fornero. Modifiche che potrebbero pesare sulle casse statali italiane per almeno 5 miliardi di euro.

Nulla di positivo in tutto ciò, secondo Francoforte, che auspica invece una particolare attenzione dell’Italia sui conti pubblici e sugli “sforzi di risanamento delle finanze nel pieno rispetto del patto di stabilità”, guardando anche alla riforma pensioni. In particolare – si legge nel bollettino – “per i paesi con livelli alti di debito sono indispensabili ulteriori sforzi di consolidamento per condurre stabilmente il rapporto fra debito pubblico e Pil su una strada discendente”.

Le notizie per Matteo Salvini e Luigi di Maio non sono quindi rosee. Quello che in pratica tenta di fare la Bce è smontare il disegno pensionistico portato avanti dai due vicepremier di ferro di questo Governo, avvisando chiaramente che in caso andasse in porto i conti dell’Italia potrebbero risentirne in modo molto pesante, e l’equilibrio deficit-Pil non potrebbe fare altro che diventare sempre più precario.

La risposta del vicepremier Leghista – Salvini – non si è comunque fatta attendere molto: “smonteremo la Fornero, se ne faranno una ragione”. Questa la risposta ficcata e senza mezze misure fornita dai microfoni di Radio Capital alla Bce “smonteremo la Fornero ripartendo dalla Quota 100”.

E proprio sulla Quota 100 c’è stata ampia apertura anche dall’opposizione dem, Cesare Damiano (ex ministro del lavoro) e Andrea Orlando hanno lanciato diverse proposte sulla quota 100. In realtà più che apertura, sarebbe una sfida, quella dell’ala progressista del Pd, che lancia frecciatine al Governo legastellato: Continuare a sbandierare Quota 100 non vuol dire assolutamente nulla se non si precisa quali sono gli addendi (età anagrafica e contributi versati) che compongono la medesima quota”.

Quello che i Dem prevedono sulle pensioni è una falsariga della proposta in discussione sui banchi del Governo giallo-verde: una somma di età contributiva e anagrafica pari a 63+37 (63 anni d’età e 37 di contributi).

E intanto iniziano a delinearsi e farsi avanti le prime indiscrezioni sul riforma. La quota 100 potrebbe infatti essere inserita nella Legge di bilancio 2019, facendo slittare ancora un po’ la pensione anticipata per chi può vantare 41 anni di contributi. Se così fosse, potrebbe entrare in vigore il primo step della quota 100 già dal primo gennaio 2019.

Non sembra quindi destare molto timore l’allarme lanciato dalla Bce tra i banchi del governo, deciso a smontare i pezzi della Fornero. L’ostacolo più forte in realtà, più che dall’Europa, sembra poter arrivare dal fronte interno al gruppo: il ministro dell’economia Giovanni Tria, che ad ogni annuncio dei vicepremier Salvini e Di Maio, risponde con un piede tenuto ben premuto sul freno dei conti pubblici.

Per approfondire l’argomento, consulta lo speciale Riforma pensioni

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