A ormai due mesi dalle elezioni politiche, continua allegramente lo stallo nelle istituzioni, con il mandato di trovare una sintesi tra le forze politiche che passa di mano in mano, dal Presidente della Repubblica a quello del Senato, per arrivare, nei prossimi giorni, allo scranno più alto di Montecitorio.

Ma nelle sabbie mobili del governo, un colpo arriva dalla Regione più sbeffeggiata nel gergo comune, quella che secondo tutti “non esiste” e invece oggi potrebbe dare l’indirizzo decisivo per la formazione del governo.

Perché le indicazioni dalle regionali del Molise sono piuttosto chiare: il centrodestra sembra ormai in controllo, con i voti alla coalizione che fiorano il 50% e Forza Italia saldamente primo partito. Un modo per ricordare a Matteo Salvini, se davvero stesse meditando l’addio a Berlusconi, che senza il Cavaliere non può andare molto lontano, specie in direzione centro-sud.

Un voto poco significativo rischia dunque di diventare la pietra tombale sulle aspirazioni di governo tra MoVimento 5 Stelle e Lega, anche se i due partiti continuano a flirtare e avrebbero i numeri sufficienti per mettere in piedi un esecutivo.

Qualche passo in avanti sembra sia stato fatto: dopo settimane di vaghezza, finalmente i 5 Stelle hanno elaborato il contratto da proporre alle altre forze politiche in vista dell’accordo. Ora, quantomeno, si potrà ragionare sulla base di proposte concrete e non solo di veti o pregiudiziali.

Vacanza permanente

Nel frattempo, alle Camere, non avendo granché di meglio da fare, hanno pensato di rilanciare il turismo con il superponte: fino al 7 maggio, sugli emicicli romani non si vedrà anima viva. Se questa è la partenza per riavvicinare le istituzioni alla vita quotidiana dei cittadini, contenendo anche i costi, non possiamo dire che sia proprio il miglior viatico.

In realtà, le Camere sono bloccate per una ragione anche procedurale: non essendosi ancora costituita una maggioranza di governo, risulta pressoché impossibile dare forma alle commissioni per gli Uffici di presidenza sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, solitamente basate sui rapporti di forza all’interno del Parlamento.

E fintanto che queste non saranno entrate in funzione, sarà assai arduo incardinare disegni di legge, interrogazioni e proposte. Al momento, alla Camera latita soltanto una vaga traccia per l’abolizione dei vitalizi, il cavallo di battaglia con cui si era presentato il neo presidente Roberto Fico. Ma la strada per l’approvazione è lunga e passa attraverso questa infinita gestazione del governo.

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