gratuito patrocinio

L’art. 122 DPR individua i requisiti integrativi – si badi bene, non sostitutivi – che l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio deve contenere oltre a quelli di cui agli artt. 76 DPR e ss. Esso afferma che l’istanza contiene, a pena di inammissibilità, le enunciazioni in fatto ed in diritto utili a valutare la non manifesta infondatezza della pretesa che si intende far valere, con la specifica indicazione delle prove di cui si intende chiedere l’ammissione.

È importante precisare come la valutazione della non manifesta infondatezza va compiuta dal Consiglio dell’Ordine competente (organo competente a conoscere l’istanza in prima battuta) non su base astratta, ma su base concreta, dovendo il Consiglio valutare a tal fine “le enunciazioni in fatto ed in diritto” di cui l’istante intende avvalersi, e le “prove specifiche” di cui intende chiedere l’ammissione.

Applicando tali coordinate interpretative al processo esecutivo ne deriva che ai fini del giudizio di non manifesta infondatezza occorre verificare, da un lato, l’esistenza effettiva del titolo esecutivo (cioè di un documento che rientri tra quelli previsti dall’art. 474 c.p.c., o di una sentenza di condanna non generica, o di un titolo ottenuto nei confronti della stessa persona nei cui confronti si voglia agire), e, dall’altro, la possibile fruttuosità dell’esecuzione, ossia che la parte istante fornisca elementi idonei a ritenerne la non manifesta inutilità” (Cass. civ. sez. I, sent. 22 dicembre 2015, n. 25791).

Restando nel processo esecutivo, una precisazione è d’obbligo; la non manifesta inutilità non si traduce nell’onere a carico dell’istante di indicare nella propria richiesta i beni suscettibili di aggressione, ma semplicemente nel fatto che la parte che richiede l’ammissione al patrocinio deve fornire elementi idonei a ritenere la non manifesta inutilità dell’esecuzione che intende intraprendere.

L’art. 123 DPR prescrive che per la presentazione o integrazione, a pena di inammissibilità, della documentazione richiesta ai sensi dell’articolo 79, comma 3 DPR, può essere concesso un termine non superiore a due mesi.

La norma seppur dettata per il processo civile è suscettibile di applicazione analogica anche in materia penale, individuando il termine di sessanta giorni come termine massimo “ragionevole” che è possibile concedere all’istante per il deposito della documentazione integrativa.

L’articolo è tratto da

Guida al patrocinio a spese dello stato

Guida al patrocinio a spese dello stato

Santi Bologna, 2018, Maggioli Editore

Con formulario e giurisprudenza, aggiornata al decreto 16 gennaio 2018 (G.U. 28 febbraio 2018, n. 49), di adeguamento dei limiti di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, l’opera è una guida di sicura utilità per Avvocati e Magistrati.Per i primi,...



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