governo di maio salvini

Siamo dunque arrivati alla settimana del “via”. Entro venerdì, infatti, la nuova Legislatura sarà a tutti gli effetti cominciata: nei prossimi giorni sono convocati tutti i gruppi parlamentari, che dovranno riunirsi in seduta comune per lanciare ufficialmente il nuovo quinquennio alle Camere.

Se questo, poi, sarà effettivamente un Parlamento in grado di durare un lustro, ancora non è dato sapere. Moltissimo, com’è ovvio, dipenderà dalla formazione o meno di un governo: lo stallo istituzionale non avrebbe vita lunga e, con ogni probabilità, ci riporterebbe alle urne entro pochi mesi.

Al momento, l’unica opzione praticabile per la nascita di un esecutivo sembra essere l’asse M5S-Lega, i due partiti frettolosamente definiti “populisti”, che sono i veri vincitori delle elezioni tenute lo scorso 4 marzo. Il Pd, infatti, si continua a dichiarare indisponibile a trattare, mentre Forza Italia sarebbe tagliata fuori dal veto posto dagli stessi grillini.

Esistono vari motivi per cui un governo tra 5 Stelle e Salvini potrebbe vedere la luce, e altri per cui invece, rimane un’opzione quasi impossibile. Vediamoli.

Perché sì

L’alleanza tra Luigi Di Maio e i leghisti avrebbe sicuramente la forma di un accordo d’emergenza, una sorta di grande coalizione 2.0 in cui il partito più forte al Nord, si allea con il primo partito del Paese che ha raccolto valanghe di consensi nel Mezzogiorno. Insomma, un governo “ponte” sotto vari punti di vista.

In aggiunta, alcuni punti programmatici dei due partiti sembrano compatibili, come la lotta alla povertà, la modifica profonda della legge Fornero sulle pensioni, il taglio agli sprechi. Su queste basi, alcuni rumors riportano che gli entourage dei due candidati premier sarebbero già al lavoro per trovare un terreno comune in vista della presentazione del Def di aprile.

Se questi dialoghi potranno diventare qualcosa di più concreto, lo si capirà a partire dai prossimi giorni, quando l’avvicinamento tra M5S e leghisti potrà produrre l’elezione dei presidenti delle due Camere, di cui una – probabilmente il Senato – da assegnare a una delle minoranze in segno di garanzia. Si tratta di ragionamenti vecchio stampo che soprattutto i grillini tendono a respingere, ma potrebbe trattarsi di un passaggio obbligato in vista del tentativo di formare un governo. Ovviamente Mattarella permettendo.

Perché no

E qui, veniamo alle controindicazioni di un esecutivo Salvini- Di Maio. Tanto per cominciare, non è detto che il Quirinale veda di buon occhio una alleanza tra queste due forze, che presentano vari punti di critica al sistema politico dalle fondamenta. Agli occhi del presidente della Repubblica, questo potrebbe significare una minaccia di instabilità troppo elevata.

C’è poi un tema di opportunità politica: a chi conviene un governo simile? Di certo non ai 5 Stelle, che potrebbero perdere in un sol colpo tutto l’elettorato tendente a sinistra che li ha scelti, “tradendo” Pd e compagnia. Ancora meno a Salvini, che si ritroverebbe a mettere a disposizione i propri voti per realizzare un’agenda dettata da un altro partito e – con ogni probabilità – da un altro presidente del Consiglio.

Ci sono, infine, i mercati. Fino a questo momento, dalle Borse non sono arrivati scossoni successivi al sorprendente esito elettorale. Ma se davvero dovesse prefigurarsi un avvicinamento tra le due forze politiche meno europeiste d’Italia, allora dalle parti di Bruxelles scatterebbe l’allarme rosso.

Non è escluso che possa emergere qualche azione speculativa o, come già visto in passato, un improvviso balzo dello spread. Azioni che ricalcherebbero lo schema successivo alla prima vittoria di Tsipras in Grecia.

[Fonte img: Successo tv]

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