vertice arcore elezioni 2018

Fino a che punto può spingersi la lotta interna a una coalizione a sole sette settimane dalle elezioni 2018? Nell’epoca dei reality show, dei drammi in diretta e degli amori, anche la politica si adegua offrendo due modelli simili per litigiosità, ma radicalmente opposti negli esiti: si può convivere a forza in vista dell’obiettivo comune, oppure ci si può autodistruggere, lasciando campo libero agli avversari. I due esempi in questione sono centrosinistra e centrodestra, fedeli alle proprie storie e piuttosto riluttanti a imparare dai soliti e madornali errori.

Il matrimonio d’interesse del centrodestra

Che l’aria nel centrodestra non fosse delle migliori lo si era intuito già nelle scorse settimane, con le frecciate a distanza tra Berlusconi e Salvini. Prima gli screzi sul programma, con le divergenze su questioni come l’economia e lo ius soli. Poi, all’avvicinarsi delle urne, è partito il testa a testa per la leadership tra l’anziano ex premier e il giovane paladino della destra nazionale – e i relativi supporters – a contendersi il primato dei sondaggi interni. Una questione che, al momento, pare tutt’altro che irrisolta, come dimostrato dai profili ufficiali dei due partiti – Forza Italia e Lega Nord – a seguito del summit di Arcore che ha sancito l’alleanza. A distanza di pochi minuti infatti, dagli account Twitter sono stati rivelati i simboli ufficiali che arriveranno sulle schede elettorali: identica la scelta, con le diciture “Berlusconi presidente” da una parte e “Salvini premier” dall’altra. Un tempismo che ha della comicità a un primo sguardo, ma che in realtà è una chiara strategia, forse anche programmata. Berlusconi, come noto, non potrà candidarsi alle prossime elezioni perché su di lui pende ancora la legge Severino, ma ciò non gli impedisce di proporsi all’elettorato come “presidente” per dare autorevolezza alla propria figura. Sul Carroccio, invece, la direzione chiara è una sola, rivolgendo all’elettore il messaggio: “Se barrerai questo simbolo, aumenteranno le probabilità di vedere Matteo Salvini presidente del Consiglio”. Insomma, i due partiti puntano forte sulla personalità del leader ben sapendo che l’elettore tende più a seguire un volto rispetto a simboli o sigle. E anche se le due scelte sembrano tra loro in contrasto, in realtà hanno lo scopo di portare al mulino del singolo partito più preferenze, che andranno ad aumentare il peso della coalizione. Insomma, ognuno fa la sua corsa, ma si sta insieme, malgrado tutto e si mettono i voti in “comunione di beni”. Cosa poi potrebbe accadere in caso di incarico di governo, è un problema che verrà poi…

La lotta condominiale del centrosinistra

Dall’altro lato della barricata, invece, il modus operandi è esattamente l’inverso. Dopo il processo di smembramento del Partito democratico andato in scena nell’arco dell’intera legislatura, sembra che i fuoriusciti abbiano come unico scopo quello di mettere in difficoltà Renzi e i suoi, i quali rispondo al fuoco amico con simile acrimonia. Nel centrosinistra, per farla breve, si sta svolgendo l’ennesimo psicodramma da kamikaze, come già avvenuto nel 2001 e nel 2008. In quelle due occasioni ad immolarsi furono Francesco Rutelli e Walter Veltroni, questa volta a forte rischio è la figura già appannata dell’ex sindaco di Firenze, il quale vede in bilico la propria candidatura a palazzo Chigi, senza che però emergano alternative reali. Le reciproche accuse con cui Liberi e Uguali e il Pd – separati, ma papabili alleati post voto – si stanno affrontando in queste ore non sortiranno altro effetto se non quello di allontanare ancor di più gli indecisi, aprendo praterie per le altre formazioni, a cominciare dal MoVimento 5 Stelle.

Per i grillini, invece, il problema sembra essere un altro: associare ai nomi provenienti dalla società civile alcuni candidati noti e di spessore, in grado di catalizzare l’attenzione dei media. Il problema, in quel senso è sempre lo stesso, già emerso nei vari dissidi interni dei tempi recenti: convincere il vertice del partito per curriculum e, soprattutto, affidabilità. Ma i toni sembrano, almeno fin qui, meno rissosi rispetto alle altre coalizioni, dove a prevalere in questa confusa campagna elettorale sono essenzialmente gli istinti: da una parte al massimo profitto – leggi “consenso” – e dall’altra all’autolesionismo.

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(Foto di Ansa)

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