Una pensione minima di 660 euro per i giovani che avendo carriere discontinue, andranno in pensione solo con il sistema contributivo. Questa è la proposta avanzata dal Governo al tavolo con i sindacati che si è svolto in questi giorni.

I ragazzi che hanno iniziato a versare i contributi dal 1° Gennaio 1996, potranno andare in pensione con 20 anni di contributi con un assegno mensile di 660 euro che è pari a 1,2 volte l’assegno sociale, grazie all’aumento di cumulabilità tra l’assegno sociale (ad oggi è pari a 537 euro) e la pensione contributiva.

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Con questa misura il Governo prevede un aumento di persone che con pochi contributi lavorativi riusciranno ugualmente ad accedere alla pensione regolarmente senza dover posticipare ulteriormente di 4 anni per raggiungere la pensione posticipata.

La soluzione avanzata dal ministro Poletti ha soddisfatto solo parzialmente i sindacati che avrebbero preferito una vera e propria pensione di garanzia per tutti i giovani e non solo per quelli che matureranno un importo almeno di 1,2 volte l’assegno sociale. Cgil ,Cisl e Uil hanno precisato che chi sta sotto questa soglia non avrà altra scelta che chiedere l’assegno sociale o aspettare i 4 anni in più della pensione posticipata.

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I sindacati hanno colto l’occasione per ribadire che resta ancora un grosso nodo da sciogliere sull’innalzamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Il segretario Camusso ha precisato che il Governo è astato ampiamente reticente sul blocco dell’adeguamento. Il ministro Poletti ha rimandato la discussione precisando che è necessario attendere la pubblicazione dei dati Istat tra settembre e ottobre.

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