Wi-Fi Italia, l’esperimento parte ed è subito polemica. Ci si augurava di essere di fronte, finalmente, a una novità all’avanguardia anche da noi, che per una volta la penisola potesse vantarsi di una connessione nazionale, e invece i primi test sono tutt’altro che esaltanti.

La scorsa settimana, è stata ufficialmente lanciata sugli store ufficiali online, a partire da Google Play e Apple, l’app che consente di accedere alla rete internet pubblica con un unico account.

Una vera e propria rivoluzione, insomma, che avrebbe dovuto realizzare uno dei principi più recenti inseriti anche dalle Nazioni Unite come diritto fondamentale dell’individuo, quello di accedere liberamente alla conoscenza e alle relazioni consentite da Internet. Diritto che non è certo garantito in tutte le zone del Belpaese, dove sussistono aree sprovviste di segnale adeguato, poiché i big della telefonia ritengono non conveniente installarvi i ripetitori o portare a caro prezzo le proprie reti.

Un diritto, certo, ma anche un’opportunità dal momento che l’idea nasce con chiare finalità di promozione turistica, e anche con obiettivi di informazioni di servizio: le pubbliche amministrazioni potrebbero infatti appoggiarsi alla rete wireless per comunicare avvisi urgenti o diffondere cambi di orari ai mezzi pubblici, o ancora gli scioperi.

E invece, le prime sperimentazioni raccontano di una rete instabile, precaria, funzionante solo all’interno dei palazzi.

Che fosse un avvio solo in zone determinate della Penisola, era annunciato e anche inevitabile: per lanciare un servizio simile in grado di connettere nello stesso identico network gli Appennini, le coste e finanche le isole, è necessario e anzi obbligatorio prevedere un periodo di rodaggio in alcune zone selezionate.

Per questo, allora, erano state selezionati perimetri specifici, come la Toscana, l’Emilia-Romagna, la provincia di Trento e alcune città maggiori come Roma, Milano, Bari. Che poi l’avvio della connessione pubblica avesse bisogno di una lunga fase preliminare lo si era capito dalla natura tecnica di questo network, in sostanza un collegamento di router associati ma nati per altri scopi e dunque “in prestito”. Ma fin qui, tutto rientra nella logica di tempi tecnici e burocratici che come sappiamo non brillano per immediatezza dalle nostre parti.

La rete che non c’è

A quanto riporta il quotidiano la Repubblica l’iniziativa concepita da ministero dello Sviluppo Economico, Beni culturali e Agid, sembra ancora in alto mare.

I tentativi messi in atto sono stati diversi, sia a Roma che a Milano, ma il responso di Wi-Fi Italia è stato molto insoddisfacente: l’app dichiara coperte zone che invece al momento non lo sono affatto, e, anche qualora si rintraccino gli hotspot davvero funzionanti, loggarsi nella rete diventa un’impresa quasi impossibile.

In aggiunta, la copertura del segnale pare che verrà assicurata essenzialmente all’interno degli edifici, un po’ per non entrare in “concorrenza” con gli operatori delle reti mobili, e un po’ per garantire il servizio sempre attivo negli spazi delle istituzioni. Ma è evidente che tutto questo ridimensiona l’intera faccenda, e non di poco.

Tutt’altro paio di maniche rispetto alle speranze di una settimana fa, quando il lancio della rete aveva illuso di essere di fronte  aun cambio di marcia delle comunicazioni digitali in Italia, con la PA finalmente in prima linea a guidare il cambiamento, nell’interesse generale.

Ora, è naturalmente lecito concedere un po’ di tempo per la messa a punto di questa rete, ma quanto si dovrà pazientare per avere finalmente un servizio in linea con le attese, alimentate anche dagli annunci del governo, il quale si è detto orgoglioso del progetto, salvo poi rimettere le cose in chiaro ai primissimi giorni di malfunzionamento? Al momento, non è dato sapere.

 

 

 


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