riforma pensioni

Età pensionabile, si è avviata ufficialmente la macchina per “bloccare” gli scatti di anzianità previsti dalla legge Fornero. E le prime stime parlano già di un plafond di 1,2 miliardi di euro, reso necessario per scongiurare l’innalzamento del minimo anagrafico.

Sono queste le indicazioni emerse nelle ultime ore circa il nodo pensioni, su cui si sta discutendo a seguito della proposta lanciata dagli ex ministri del Lavoro Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, e attuali presidenti delle Commissioni di Camera e Senato, che hanno avanzato un testo per rinviare il prossimo adeguamento di quanti attendono la pensione da ormai sei anni, ossia dalla famigerata riforma Fornero.

Secondo quanto previsto dalla legge varata dal governo Monti, infatti, dal 2019 l’età pensionabile verrebbe portata indistintamente a 67 anni per uomini e donne.


Per questo, Sacconi e Damiano hanno pensato di inserire un intervento urgente – magari già nella prossima legge di stabilità, o comunque prima delle elezioni della prossima primavera – che possa scardinare il nuovo gradino per andare in pensione.

A questo punto, tutto dovrebbe essere nelle mani del governo, che forse potrebbe intravedere nella misura una ghiotta occasione di consenso anche in ottica elettorale.

I sindacati, dal canto loro, minacciano barricate anche se i dati sui costi precedentemente indicati, segnalano un deciso interesse dell’esecutivo ad affrontare la questione quanto prima.

Gli altri Paesi e ulteriori sviluppi

Negli altri Paesi, l’età pensionabile è quasi ovunque, in Ue, di 65 anni, dalla Danimarca, al Belgio, all’Austria (60 le donne) per finire con la Germania a 67 anni ma solo nel 2029.

Nell’ottica dei due firmatari della proposta, non ci sarebbe solo il rinvio dello step già in programma nel 2019, ma una completa rivisitazione del sistema di riconoscimento dell’età pensionabile, che da qui al 2051 dovrebbe portare la soglia minima a 70 anni.

Oltretutto, segnalano i due ex ministri “C’è un meccanismo perverso che fa in modo che più tardi si va in pensione, peggio agiscono i coefficienti di trasformazione, annullando gli effetti positivi dei nuovi anni che si vanno ad aggiungere”.

Ovviamente, rimane da valutare quanto una simile politica sia in linea con misure come quella dell’anticipo pensionistico, recentemente decollato per i tanti che hanno fatto domanda.

Resta solo un dubbio: come mai Cesare Damiano e Maurizio Sacconi votarono a favore della legge senza fiatare nell’ormai lontano 2011?

Leggi chi votò a favore della riforma Fornero

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4 COMMENTI

  1. Non importa ora chi votò la Fornero nel 2011 ma chi la vuole cambiare e come oggi. Si tratta di una legge profondamente sbagliata, che ha contribuito a determinare effetti malefici sotto ogni profilo: economico, sociale e perfino psicologico, con ricadute negative anche per la produttività individuale e collettiva. Ma è il sistema contributivo nel suo complesso che va ripensato, perché senza opportuni correttivi scarica sui più deboli (occupati saltuari, sottopagati o non in regola, usurati e addetti a settori rischiosi, donne ecc.) risparmi necessari sì per la Nazione ma che possono e debbono essere reperiti altrove (attraverso un sistema fiscale meno pesante ma più equo ed attento ai moderni meccanismi di produzione del reddito ed un monitoraggio della spesa pubblica che evidenzi meglio gli sprechi e, dove c’è, la corruzione).

  2. E’ una legge discriminante già dal sistema misto (contributivi-retributivo…e poi slot retributivo).Poi i coefficienti dell’aspettativa di vita anche se diminuisce….sale sempre che e’ valida solo per i lavoratori in genere…per il resto non conta.

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