Da oggi va in pensione il Libretto al Portatore, ovvero il libretto di risparmio non associato a nessun nominativo e che permette di prelevare e versare soldi a chiunque lo possieda. Lo ha stabilito il Governo con il recente Decreto Antiriciclaggio (d.lgs. n. 90/2017) a seguito di una direttiva del 2015 dell’Unione Europea che li considera uno strumento per finanziare il riciclaggio e il terrorismo. Con questo Libretto senza nominativo, infatti, i prelievi e versamenti non sono tracciabili e, quindi, può diventare uno strumento potenzialmente pericoloso.

Il Libretto al Portatore è una forma di investimento nata nel 1875 da un’idea di Quintino Sella, l’allora Ministro delle Finanze ed è diventato con gli anni il libretto in cui si mettevano da parte i risparmi da parte di nonni e genitori. Già nel 2005 l’Unione Europea ne aveva chiesto la cancellazione. I vari Governi italiani si sono limitati più volte ad abbassare il tetto massimo di deposito fino al 2012 quando il Governo Monti ha fissato la cifra massima a 999,99 euro. Dopo la direttiva Ue del 2015 l’Italia era obbligata ad adeguarsi per non incorrere in un’infrazione.

Ma cosa succede per chi ne possiede uno?

A partire da oggi gli uffici postali e quelli bancari non potranno rilasciare i libretti al portatore, ma solo quelli nominativi.

Ricordiamo che da oggi chi si presenta con un libretto di questo tipo potrà versare o prelevare solo se è l’effettivo titolare, ovvero il cliente originario per la banca o l’ufficio postale. C’è tempo fino al 31 dicembre 2018 per estinguere il libretto al Portatore, trasformandolo in uno di tipo nominativo oppure ritirando i soldi.


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