Dopo che l’OPEC, la principale organizzazione dei produttori di petrolio, ha scelto di rinnovare gli attuali tagli alla produzione del greggio fino al prossimo marzo 2018 (e oltre se sarà ritenuto necessario per poter permettere al mercato di trovare un nuovo equilibrio), e dopo che tale scelta non è sembrata essere in grado di sostenere le quotazioni del greggio, gli analisti si pongono concreti dubbi circa la possibilità che – effettivamente – il prezzo del barile possa gradualmente crescere come da auspici.

Perché il petrolio non sale

Innanzitutto, come ci ricordava il sito internet webeconomia.it, possiamo rammentare come a minacciare il comparto vi siano due elementi che difficilmente potranno essere risolti nel brevissimo termine. Da una parte è infatti presente la crescita dell’offerta statunitense (con le attività di shale-oil sempre più dinamiche), e dall’altra parte vi è un livello sempre più elevato da parte delle scorte mondiali. Insomma: ci sono tante scorte ancora da smaltire, e il fatto che gli Stati Uniti si stiano dedicando allo shale-oil (che è tornato improvvisamente più conveniente proprio grazie al risollevarsi delle quotazioni del greggio) non gioca a favore.

Attenzione alle tensioni del Medio Oriente

A quanto sopra occorre poi aggiungere un altro tassello. Se infatti è pur vero che il sentimento non è già particolarmente positivo nel breve termine, è anche vero che ad acuire il quadro ci stanno pensando le tensioni in Medio Oriente, che peggiorano i rischi geopolitici, andando a complicare ulteriormente lo scenario.

Insomma, il quadro intorno agli investimenti sul petrolio non è particolarmente sereno, ma questo non significa che non possano comunque essere trovati dei margini per potersi addentrare fiduciosamente all’interno del settore.

Le previsioni sul petrolio per i prossimi anni

A tal fine, gli analisti sembrano convergere in maniera abbastanza fiduciosa (ma molto, molto prudente!) verso un ribilanciamento del mercato del petrolio nel corso del secondo semestre 2017, pur tagliando alcuni decimali di stima rispetto alle previsioni che erano state formulate qualche mese fa.

Per quanto attiene ad esempio il Brent, le quotazioni previste per l’autunno si aggirano nel range di 49-52 dollari al barile, che potrebbero diventare 53-55 nella parte finale dell’anno. Per il WTI rimarranno quotazioni leggermente inferiori a quelle del Brent, con un livello stimato di 46-49 dollari al barile per il terzo trimestre 2017, che potrebbero diventare 50-53 nella parte finale dell’esercizio, mantenendo così le “distanze” dal Brent.

E per quanto attiene il 2018? Per il prossimo anno, le quotazioni dovrebbero continuare a salire gradualmente, anche se sarebbe errato attendersi importanti rimbalzi. Più nel dettaglio, è possibile che il Brent si avvicinino parzialmente, con il primo che potrebbe aggirarsi – in media d’anno – intorno a 53-54 dollari al barile, e il secondo che invece dovrebbe ruotare intorno alla quota di 51-52 dollari al barile. Naturalmente, assumere con eccessiva enfasi e precisione simili stime sarebbe errato. Meglio dunque assumere un atteggiamento vigile e cauto, aggiornando le proprie previsioni con il passare dei mesi e degli eventi, esogeni e endogeni al mercato delle commodities.


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