La nuova rottamazione delle liti fiscali permette ai contribuenti che hanno un contenzioso aperto con il Fisco di sospendere la lite tributaria e pagare il solo importo contestato senza sanzioni e senza interessi di mora. Un’opportunità per tutti i cittadini che fa il paio con la rottamazione delle cartelle esattoriali e apparentemente permette di risparmiare tempo e denaro; a ben vedere, però, la nuova norma potrebbe non essere così conveniente.

Vediamo perché.

 

Per approfondire, visita anche la nostra sezione dedicata alla rottamazione delle cartelle esattoriali.

 

Rottamazione delle liti fiscali: che cosa dice la legge?

Il Decreto Legge 24 aprile 2017, n. 50 stabilisce che i contribuenti che hanno un contenzioso aperto con il Fisco, in qualsiasi grado di giudizio e inclusa la Cassazione, possono usufruire della rottamazione della lite fiscale pagando le somme contestate e chiudendo definitivamente il conto senza dover versare anche le sanzioni e gli interessi di mora.

Possono essere oggetto della rottamazione i contenziosi con costituzione in giudizio in primo grado avvenuta entro il 31 dicembre 2016 per i quali non sia ancora intervenuta una pronuncia definitiva. C’è tempo per presentare domanda di definizione agevolata fino al 30 settembre. Il 30 settembre è anche la data di scadenza del pagamento dell’intera somma o (solo per importi superiori a 2.000 euro) della prima di tre rate.

Rottamazione delle liti: il processo viene solo sospeso

Un modo per interrompere il processo e pagare solo quanto contestato, dunque. Quali sono, allora, i possibili lati negativi della misura?

Innanzitutto, bisogna stare molto attenti a quanto previsto dal testo del decreto. Con l’accettazione della domanda di adesione il processo non viene immediatamente estinto ma solo sospeso fino al 10 ottobre 2017. Se nel frattempo il contribuente paga (o inizia a pagare con la prima rata) la somma contestata, la sospensione del processo viene estesa al 31 dicembre 2018. Non solo: il decreto prevede che dall’importo dovuto sia scomputato quanto già versato, ma in ogni caso le somme già pagate non verranno restituite.

Attenzione anche al tipo di contenzioso che si intende rottamare: sono escluse dalla definizione agevolata tutte le controversie concernenti le risorse proprie tradizionali UE, l’Iva riscossa all’importazione e le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato.

La rottamazione annulla anche i giudizi favorevoli

Ancora più importante, però, e particolarmente svantaggioso nei confronti di alcuni contribuenti, è il fatto che la rottamazione delle liti fiscali annulla tutte le sentenze dei giudici tributari intervenute fino a quel momento. Non c’è in sostanza alcuna differenza tra chi ha avuto ragione in primo grado e chi no, e dunque tra chi probabilmente sarebbe stato assolto e chi invece sarebbe stato condannato per evasione.

La situazione, di fatto, è paradossale: sono particolarmente favoriti dalla nuova norma proprio quei contribuenti che con maggiore probabilità erano effettivamente colpevoli di evasione fiscale. Tutti gli altri, invece, aderendo si vedrebbero costretti a pagare una somma che verosimilmente avrebbero potuto evitare di sborsare continuando il processo.

 

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