Rottamazione Cartelle Esattoriale

Il Governo non ha intenzione di aumentare l’Iva con la prossima Legge di Stabilità 2018. A confermarlo, in audizione davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, è lo stesso Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che afferma di voler ricorrere a misure fiscali alternative dopo l’approvazione del Def 2017. La prossima Legge di Bilancio interverrà quindi, in sostituzione dell’Iva, soprattutto sull’evasione fiscale e sulle tasse sul lavoro dei giovani.

Le paure sull’aumento dell’Iva, come negli scorsi anni, derivano dalle clausole di salvaguardia stabilite con l’Europa: se non si troveranno 20 miliardi di euro per rispettare gli accordi l’imposta dovrà salire al 25% sui beni ordinari e al 13% su quelli primari.

Leggi il testo definitivo del DEF 2017

Le dichiarazioni di Padoan: no all’aumento dell’Iva

Chiare, quindi, le parole pronunciate dal Ministro Padoan: il Governo si adopererà per impedire l’aumento dell’Iva e ricorrerà a misure alternative per recuperare le somme necessarie da garantire all’Unione Europea. Quali siano questi modi e in cosa consistano i piani dell’esecutivo, per ora, non è però dato sapere: lo stesso Padoan ha ammesso di “non essere ancora in grado” di scendere nel dettaglio.

Nonostante l’incertezza, dunque, il Governo conferma quanto più volte dichiarato nelle ultime settimane dall’ex Primo Ministro Matteo Renzi: l’Iva non sarà toccata e moltissimi italiani potranno tirare – ancora una volta – un sospiro di sollievo. E pazienza se Padoan, almeno stando alle precedenti interviste, non è sempre stato del tutto d’accordo: il pericolo dell’aumento dell’imposta, come quello della riforma del catasto in occasione del Def, è per ora quasi sicuramente scongiurato.

Le clausole di salvaguardia dell’Unione Europea

Il problema, come accennato, nasce dalle clausole di salvaguardia stabilite dall’Unione Europea.

Il prossimo autunno, quando si dovrà iniziare a lavorare alla Legge di Stabilità 2018, si dovrà infatti tenere conto dei target fiscali concordati negli scorsi anni con l’Europa. In sostanza, il Governo avrà bisogno di 20 miliardi di euro per rispettare tutti i parametri, in mancanza dei quali le clausole di salvaguardia non scatteranno e si dovrà procedere all’aumento dell’Iva. L’imposta passerebbe, con prevedibili conseguenze molto negative sull’economia, dal 22 al 25% sui beni ordinari e dal 10 al 13% su quelli primari.

Un rompicapo non da poco, se si pensa che la tanto discussa cifra da assicurare all’Europa in concomitanza con il varo del Def nei giorni scorsi era pari a “solo” 3,4 miliardi.

Le misure per il 2018: evasione fiscale e tasse sul lavoro

Nonostante, come accennato, Padoan non si sia espresso in concreto sulle strategie da adottare a partire dall’anno prossimo, sono già chiare alcune delle linee guida attorno alle quali si muoverà la Legge di Bilancio 2018. Lo stesso ministro ha parlato di “riduzione della pressione fiscale in modo permanente“, così che i tagli siano credibili, anche grazie alle privatizzazioni già annunciate.

Al momento, comunque, le opzioni più probabili sembrano legate al recupero dell’evasione fiscale e alle misure collegate dello split payment e dell’estensione della fatturazione elettronica. Il tutto con un occhio all’abbassamento delle tasse sul lavoro dei giovani e a misure per la crescita che riducano finalmente la disoccupazione.

 

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