I decreti attuativi per Ape sociale e Quota 41 dovrebbero ampliare i requisiti di accesso alla pensione anticipata per i lavoratori che svolgono attività pesanti. Se tutto verrà confermato, infatti, i sei anni di attività lavorativa “gravosa” necessari all’accesso ai benefici potranno essere stati svolti negli ultimi sette anni che precedono il pensionamento. Salterebbe quindi l’obbligo di aver svolto un lavoro pesante negli ultimi sei anni in via continuativa.

Buone notizie, quindi, per i lavoratori in condizioni di difficoltà che vogliono usufruire del nuovo anticipo pensionistico. Il quadro, però, non è nel complesso positivo: i decreti attuativi più volte promessi e rimandati potrebbero arrivare dopo Pasqua, e la data di avvio del 1° maggio potrebbe non essere rispettata.

 

Ape sociale e Ape volontaria saranno rimandate?

Desta quindi preoccupazione lo stato dei lavori sul nuovo anticipo pensionistico Ape previsto dall’ultima Legge di Stabilità.

Gli ultimi giorni davano quasi per certo, dopo i numerosi rinvii delle scorse settimane, l’approvazione dell’Ape sociale prima di Pasqua e dell’Ape volontaria subito dopo le festività. Adesso anche questa data potrebbe non essere rispettata. Il Governo continua a ripetere, sotto pressione dei sindacati, che l’anticipo pensionistico entrerà in vigore il 1° maggio; in fin dei conti, però, all’appello mancano ancora gli ultimi tocchi ai decreti attuativi, l’accordo con banche e assicurazioni per l’Ape volontari, il parere del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti e le circolari Inps. Una situazione, insomma, oggettivamente difficile.

Chi può beneficiare dell’Ape sociale?

L’Ape sociale, ricordiamo, è una forma di pensione anticipata che permette ai lavoratori che abbiano almeno 63 anni di età di andare in pensione senza dover pagare alcun costo aggiuntivo se sono in possesso di determinati requisiti.

Sono ammessi all’anticipo pensionistico a carico dello stato, al possesso di 30 anni di contributi, i disoccupati che non percepiscono la prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi, gli invalidi civili con invalidità uguale o superiore al 74% e i lavoratori che assistono da almeno 6 mesi un parente convivente con handicap grave. Sono inoltre ammessi all’Ape sociale, ma con 36 anni di contributi, i lavoratori che svolgono mansioni cosiddette “gravose”.

Chi può beneficiare dell’Ape sociale?

Stando al testo originario contenuto in Legge di Bilancio, tuttavia, chi è impegnato in un lavoro gravoso e vuole ottenere l’Ape sociale deve soddisfare anche un’altra condizione: quella di aver svolto la mansione faticosa negli ultimi 6 anni prima della pensione in maniera continuata.

È proprio questa condizione che appare troppo severa ai sindacati, e che pare essere stata modificata in questi giorni all’interno del decreto attuativo. Onde evitare di ridurre sostanzialmente la platea dei possibili beneficiari della misura, il beneficio sarà infatti quasi sicuramente allargato a chi ha lavorato nel settore per 6 degli ultimi 7 anni.

La quota 41 per i lavoratori precoci

Ricordiamo, infine, che le modifiche alla finestra relativa alle mansioni gravose riguarda anche la nuova quota 41 per il 2017.

Come stabilito dalla Legge di Bilancio, la pensione con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica, sarà infatti riservata ai lavoratori che, oltre a versare in condizioni simili a quelle previste per l’assegnazione dell’Ape sociale (e dunque anche quella di aver lavorato in un settore gravoso o faticoso), abbiano maturato 12 mesi di contributi prima del 19° anno di età. Si tratta, in sostanza, dei cosiddetti lavoratori “precoci”.

 

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