I ticket sanitari potrebbero essere definitivamente aboliti per tutti. A rivelarlo è lo stesso Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che spiega come il Governo stia pensando di eliminare la tassa sulle prestazioni sanitarie per istituire un sistema più equo nel quale i ricchi paghino di più e i cittadini con redditi più bassi paghino di meno.

Le ipotesi che sembrano maggiormente probabili prevedono una modifica della percentuale di spese sanitarie che può essere detratta ogni anno nella dichiarazione dei redditi o l’individuazione di nuove franchigie di importo diverso a seconda del reddito.

Vediamo allora che cosa potrebbe cambiare a breve.

 

Come funziona il ticket sanitario oggi?

Il ticket sanitario è una tassa che il paziente deve pagare in cambio di determinate prestazioni sanitarie fornite dallo Stato. Si tratta, nella pratica, dell’aliquota di contribuzione al costo delle visite specialistiche, degli esami strumentali, delle prestazioni di pronto soccorso e di quelle farmaceutiche fornite dal Servizio Sanitario Nazionale.

Il ticket sanitario va corrisposto alle Regioni, e sono queste ultime – entro certi limiti – a determinare il costo delle singole prestazioni. In linea generale, tuttavia, l’importo dovuto dal paziente non può essere superiore a 36,15 euro per ricetta, mentre il ticket per le prestazioni di pronto soccorso classificate come “codice bianco” è pari a 25 euro. A livello generale, ma sempre con possibili eccezioni determinate dalle Regioni, non è invece previsto alcun ticket sui farmaci.

Chi è esente dal pagamento del ticket?

Esistono oggi alcune categorie di pazienti che non sono tenute a pagare il ticket sanitario.

Sono esenti dal pagamento del ticket, innanzitutto, i pazienti affetti da particolari tipologie di malattie “croniche” o “rare”, gli invalidi al di sopra di specifiche soglie e le donne in stato di gravidanza. Non si paga il ticket, inoltre, per le diagnosi precoci di alcuni tumori e per accertamento dell’HIV.

Ma non solo: sono esenti dal pagamento del ticket anche i cittadini che versano in precarie condizioni economiche. In particolare, non sono tenuti al pagamento i cittadini di età inferiore a 6 anni e superiore a 65 anni appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo inferiore a 36.151,98 euro, i disoccupati appartenenti a un nucleo familiare con reddito inferiore a 8.263,31 euro, i titolari di pensioni sociali e i titolari di pensioni al minimo di età superiore a 60 anni, appartenenti a un nucleo familiare con reddito inferiore a 8.263,31 euro.

L’abolizione del ticket e le nuove detrazioni

Il Governo sta quindi pensando di abolire del tutto il ticket modificando le detrazioni delle spese sanitarie che sono concesse ogni anno a tutti i cittadini.

Oggi tutti i contribuenti possono detrarre dalle imposte versate il 19% delle spese sanitarie, indipendentemente dal loro stipendio. La strada più praticabile per abolire il ticket e garantire un sistema più equo, come più volte annunciato, potrebbe essere quella di introdurre degli scaglioni a seconda del reddito. In sostanza, la percentuale detraibile del 19% si ridurrebbe all’aumentare della ricchezza del paziente, fino a diventare nulla per i redditi più elevati.

Una tale riforma, però, andrebbe incontro a inevitabili difficoltà. Oltre all’impopolarità che la modifica potrebbe suscitare in diversi strati della popolazione, l’istituzione dei nuovi scaglioni di reddito dovrebbe infatti tener conto dei cosiddetti incapienti, ossia di coloro che non beneficiano della detrazione perché sono esenti dalle tasse o ne pagano troppo poche.

La franchigia in base al reddito e le nuove esenzioni

Il Governo potrebbe allora optare per altre due strade che consentirebbero di risparmiare i soldi necessari per abolire i ticket.

La prima consiste nell’individuazione di una nuova franchigia, anche questa diversa in base al reddito percepito e nulla per i cittadini più ricchi, oltre la quale i contribuenti sono tenuti al pagamento della prestazione sanitaria. La seconda prevede invece la revisione delle soglie di esenzione dal ticket, con una maggiore attenzione verso le fasce più deboli, i poveri e gli anziani.

Le ipotesi al vaglio del Governo sono, insomma, ancora molte. Una prima risposta potrà però giungere già domani, quando il Ministro Lorenzin dovrà incontrare i governatori delle Regioni.

 

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2 COMMENTI

  1. a mio modesto parere sarebbe equo poter detrarre la spese d’affitto dal reddito familiare, è ingiusto che a parità, o quasi, di reddito sia penalizzato chi non e proprietario della casa in cui abita

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