voucher proposta M5S

Ormai risaputo è il fatto che i famosi voucher lavoro sono stati abrogati dal Decreto Legge 25/2017. Tuttavia, nonostante la loro improvvisa scomparsa, continueranno ad essere utilizzabili fino al 1° gennaio 2018, se acquistati entro il 17 marzo.

Il problema tutto attuale è il seguente: ora che è stato eliminato totalmente l’unico strumento legale con cui gestire il lavoro accessorio e occasionale, come verrà disciplinato?

Niente paura, in quanto esistono, ancor prima dei voucher, altri importanti strumenti contrattuali con cui i datori di lavoro ricorrono a lavoratori accessori e occasionali, anche se tutti corredati ma una maggiore stabilità e regolamentazione.

Voucher: la proposta del Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle, a riguardo, ha appena avanzato una proposta di legge, che va dunque ad affiancarsi alle discipline giuslavoristiche già esistenti nel panorama legislativo; proposta che, a detta loro, perseguirebbe linee di “giustizia sociale“.

Vi riportiamo di seguito le dichiarazioni espresse dai deputati pentastellati oggi in Commissione Lavoro, in merito ai voucher. “Noi abbiamo proposto un rafforzamento del regime transitorio, anche sul fronte della comunicazione preventiva. E abbiamo pensato a uno strumento ad hoc per questa fase, un contratto di lavoro per le prestazioni discontinue o intermittenti per un numero di ore che può andare da un giorno a un mese complessivi, con precise garanzie e tutele per il lavoratore. Infine puntiamo, in alternativa, a riportare lo strumento del voucher alla sua ratio originaria, come previsto dalla proposta di legge a prima firma Ciprini. Ne limitiamo l’utilizzo alla sfera non professionale e ai lavori realmente accessori e occasionali, con il tetto annuo a 5mila euro per lavoratore e a 2mila per prestazioni in favore di un singolo committente”.

La nuova solidarietà negli appalti

Ma non finisce qui: il movimento 5 Stelle avanza una proposta anche rispetto all’altro quesito referendario ammesso dalla Corte Costituzionale, e preso a carico dal Governo. In particolare, rivendicano un’indicazione precisa circa le retribuzioni e le garanzie dei dipendenti da parte del committente o dell’appaltatore. Sarebbe necessario, in particolare, rendere disponibile la documentazione che attesti il versamento delle spettanze del lavoratore. “Una garanzia retributiva che si aggiunge a quella contributiva legata alla regolarità del Durc”, hanno poi concluso.

Ciò che ha spinto il Governo ad intraprendere una decisione così drastica è stato il rischio elettorale che rivestiva l’eventuale esito dei Referendum Jobs Act già in programma per i prossimi mesi. La CGIL, infatti, aveva già ottenuto il parere positivo della Corte Costituzionale su due dei quesiti referendari proposti, quello appunto sull’abolizione dei voucher, e quello relativo alla disciplina della solidarietà negli appalti. Bocciato invece il terzo quesito, che si riproponeva di introdurre l’abolito articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.