successo

A quale età siamo troppo vecchi per avere successo nel nostro settore?

Ho il sospetto che questa domanda affascini tante persone perché quasi nessuno pensa di averlo veramente raggiunto. Il romanziere inedito vorrebbe essere pubblicato, quello già pubblicato aspira a scrivere un bestseller, l’autore di bestseller sogna il premio Booker (senza contare che tutti pensano sempre di avere ancora qualche anno prima di essere “troppo vecchi”. Il web è pieno di liste per dare informazioni rassicuranti come, per esempio, che JK Rowling è diventata un caso editoriale quando aveva già più di trent’anni).

Ma un nuovo ampio studio ha esaminato la carriera di quasi tremila fisici dal 1893 a oggi e ne è emerso un risultato inaspettato. Non sono i giovani a prevalere, e non sono neanche gli anni di esperienza a portare a un trionfo tardivo. In pratica, l’età non è un fattore determinante. Il saggio più influente di un fisico “può essere il primo, quello a metà carriera o l’ultimo della sua vita”. Quello che conta di più è la produttività. Se volete pubblicare un articolo fondamentale per la storia della fisica, non ha importanza se siete giovani e pieni di energia o vecchi e saggi, quello che conta è pubblicarne tanti.

A essere sinceri, altri studi hanno dimostrato che a volte l’età conta: la matematica favorisce i giovani, e in attività fisiche come la danza classica e l’atletica le ginocchia doloranti certo non aiutano. Anche la personalità influisce sul momento in cui si arriva al successo.

Attribuiamo un’importanza esagerata a una variabile (in questo caso, l’età) semplicemente perché siamo concentrati su di essa

L’economista Dave Galenson divide i geni creativi in “concettuali” come Picasso – che entrò improvvisamente in scena con una visione dell’arte totalmente nuova – e quelli “sperimentali” come Cézanne, che arrivò a dipingere capolavori per tentativi ed errori (nel suo podcast Revisionist historyMalcolm Gladwell applica il modello di Cézanne alla canzone di Leonard Cohen Hallelujah, che sembra essere sbocciata come una gemma perfetta, ma in realtà ha richiesto anni di gestazione). Comunque, anche dalle ricerche di Galenson emerge che l’età conta poco. Una volta ha chiesto a un gruppo di studiosi di letteratura di stilare una lista delle 11 poesie americane più importanti e, controllando quando erano state composte, ha scoperto che l’età degli autori andava dai 23 ai 59 anni.

Consigli contraddittori

Siamo di nuovo nel campo dell’“illusione della focalizzazione”, a causa della quale attribuiamo un’importanza esagerata a una variabile (in questo caso, l’età) semplicemente perché siamo concentrati su di essa. Qualcosa di simile succede anche per i rapporti di coppia: ci chiediamo se i due partner devono avere personalità simili o se gli opposti si attraggono, quando secondo gli psicologi nessuna delle due cose svolge un ruolo importante ai fini del successo della relazione.

Poi c’è l’educazione dei figli. Poiché sono diventato genitore da soli 12 anni, sono stato inondato da una serie infinita di consigli contraddittori su quello che funziona e quello che non funziona, perciò sono stato molto contento di imbattermi in Do parents matter? (I genitori contano?), il nuovo libro di Robert e Sarah LeVine. Su tutte le questioni più dibattute (quando mandarli a dormire, quanto è giusto essere iperprotettivi), hanno dimostrato che la ragione non sta da nessuna delle due parti: le varie culture del mondo usano metodi diversi, e la maggior parte dei bambini cresce bene.

In breve, probabilmente non siamo mai troppo vecchi per raggiungere il successo. Non dobbiamo preoccuparci della “compatibilità di coppia”. E il modo in cui alleviamo i nostri figli probabilmente non provocherà una catastrofe, anche se quest’ultima potrebbe essere una mia pia illusione.


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