DDL salvaciclisti

Tutti abbiamo conosciuto la frustrazione di ritrovarsi, al volante della propria auto, accodati dietro ad una colonna di ciclisti da sorpassare. Chi non si è mai fatto scappare qualche imprecazione o un colpo di clacson in una situazione del genere? La cosa poi si risolve troppo spesso con sorpassi al limite dell’azzardo, pericolosi per gli automobilisti, che procedono spediti e cavallo della linea di mezzeria in punti con scarsa o nulla visibilità, e per i pedalatori, che si vedono sfrecciare accanto auto a distanza più che ravvicinata.

Il DDL salvaciclisti: cosa prevede?

Al Senato è stato presentato nei giorni scorsi un DDL, già ribattezzato “salvaciclisti”, che tenterà di porre limiti a questa situazione. Come? Attraverso “modifiche all’articolo 148 del Codice della Strada in materia di tutela della sicurezza dei ciclisti”.

Pass with care
Il cartello recita “1.5 metri per favore, condividete la strada. Rispettate i ciclisti, sorpassate con prudenza”.

Il disegno di legge prevede l’introduzione del comma 3-bis, qui riportato, all’articolo 148 del Codice della Strada: “È vietato il sorpasso di un velocipede a una distanza laterale minima inferiore a un metro e mezzo”. Pena? Una multa che potrà variare dai 162€ fino ai 646€.


La norma non è una novità, anzi è già applicata in molti paesi europei, dove sono frequenti cartelli come questo che ricordano di mantenere una distanza di sicurezza in fase di sorpasso.

La maggior parte dei sinistri mortali avviene su strade extraurbane

I dati dimostrano che la maggior parte dei sinistri gravi, in cui il rapporto fra incidenti, morti e feriti è più alto, avviene su strade extraurbane, proprio a causa della grande differenza di velocità che corre fra i mezzi motorizzati e i velocipedi. La pericolosità del mezzo scoraggia anche il suo utilizzo, impedendo alla popolazione di utilizzare una vera alternativa “green” all’automobile per i suoi spostamenti.

Bike-boom: quanto si pedala in Italia e in Europa?

L’urgenza di una maggior regolamentazione in merito alla circolazione delle biciclette sulle strade è dimostrata dai dati statistici che vedono, ormai dal 2013, vendute più biciclette (1.600.000 unità) che automobili (1.400.000). L’esigenza di sfuggire al traffico, allo smog e, perché no, anche alla sedentarietà, è dimostrata anche dai 4 milioni di persone che dichiarano di utilizzare la bici per spostarsi, in gran parte giovani fra i 15 e i 24 anni.

Certo, nel Belpaese siamo ben lontani dalle medie europee, ad esempio dal 36% di pedalatori olandesi o dal 23% dei danesi. L’ammontare totale di italiani che utilizzano frequentemente la bicicletta è solo del 6%, ma anche grazie alla maggiore attenzione da parte della legislatura il trend non potrà che crescere nei prossimi anni.

Più piste ciclabili, più ciclisti, più attenzione

Il DDL salvaciclisti non è un provvedimento isolato. Da tempo si presta sempre più attenzione a questo mezzo, come dimostrano i grossi investimenti fatti dal Ministero dei Trasporti negli ultimi anni. È del luglio scorso la notizia della nascita delle “Ciclovie nazionali”, in particolare dei tre tronconi di ciclabile, finanziati per ora con 91 milioni di euro, che collegheranno Venezia a Torino (Ciclovia Ven-To), Verona a Firenze (Ciclovia del Sole) e Caposele a Santa Maria di Leuca (Ciclovia dell’acquedotto Pugliese).

Il DDL 2658 qui analizzato, già al senato, dovrebbe essere trasformato in legge entro l’anno. Insomma più piste ciclabili, più biciclette, più multe per gli automobilisti indisciplinati. Meglio condividere la strada, per davvero.


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