L’Ape sociale e la quota 41, che partiranno il 1° maggio 2017, permetteranno ai disoccupati di andare in pensione gratis a 63 anni solo a seguito di licenziamento o dimissioni con giusta causa. Esclusi dal beneficio, quindi, gli autonomi e chi si trova senza lavoro dopo la scadenza di un contratto a tempo determinato.

Questo, con ogni probabilità, quanto deciso dal Governo per l’imminente firma dei decreti attuativi dell’Ape sociale, dell’Ape volontaria e della nuova pensione anticipata per i precoci. Vediamo allora nel dettaglio chi potrà usufruire delle nuove misure e con quali requisiti.

 

Chi ha diritto all’Ape sociale gratuita 2017?

L’Ape sociale è una particolare forma di anticipo pensionistico, prevista dalla Legge di Bilancio 2017, che da quest’anno permetterà ad alcune categorie di lavoratori più svantaggiati di andare in pensione a 63 anni, e dunque fino a 3 anni e 7 mesi prima della normale pensione di vecchiaia.

A differenza dell’Ape volontaria, che prevede un anticipo dell’importo pensionistico per il periodo richiesto da parte di banche e istituti di credito, l’Ape sociale è a carico dello Stato e non obbliga alla restituzione di alcuna rata. Hanno diritto all’Ape sociale:

  • i disoccupati che non percepiscono le prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi;
  • gli invalidi civili con invalidità uguale o superiore al 74%;
  • i lavoratori dipendenti che svolgono mansioni gravose da almeno 6 anni;
  • i lavoratori che assistono da almeno 6 mesi un parente convivente con handicap grave.

Il requisito contributivo è pari a 30 anni per tutte le categorie tranne che per gli impegnati in mansione gravose, per il quali sale a 36 anni.

Quali disoccupati restano fuori dal beneficio?

Non tutti i disoccupati con 30 anni di contributi, tuttavia, potranno beneficiare dell’Ape sociale. A ben vedere, anzi, la norma sarà molto probabilmente piuttosto restrittiva: saranno inclusi solo i lavoratori in stato di disoccupazione a causa di licenziamento o di dimissioni per giusta causa.

Nonostante le proteste dei sindacati, dunque, non potranno usufruire dell’Ape sociale gli autonomi e tutti coloro che perderanno il lavoro a causa della naturale scadenza di un contratto a tempo determinato o a seguito di risoluzione consensuale. Una platea di lavoratori molto ampia che per anticipare la pensione potrà ricorrere solo all’Ape volontaria o, se possiede i requisiti, alla Quota 41.

Come funziona la Quota 41 per i lavoratori precoci?

Le stesse categorie di lavoratori “svantaggiati” che hanno diritto all’Ape sociale possono, se preferiscono, accedere alla cosiddetta Quota 41. Questo, però, solo se sono anche lavoratori precoci, ossia se hanno maturato 12 mesi di contributi prima del compimento del 19° anno di età.

La nuova Quota 41 permette, in sostanza, di andare in pensione con 41 anni di contributi gratuitamente e a prescindere dall’età anagrafica. Per il 2017, dunque, le soglie sono state abbassate di 10 mesi per le donne e di un anno e 10 mesi per gli uomini: fino a oggi, infatti, le prime potevano abbandonare il lavoro con 41 anni e 10 mesi di contribuzione, e i secondi con 42 anni e 10 mesi.

Pensione anticipata solo 3 mesi dopo il sussidio

Ma non è finita. Come accennato in apertura, i disoccupati che hanno diritto all’Ape sociale o alla Quota 41 potranno in ogni caso andare in pensione solo una volta trascorsi 3 mesi dalla conclusione del sussidio per la disoccupazione. Un’ulteriore finestra temporale, dunque, che nella pratica rende l’anticipo pensionistico meno immediato di quanto si poteva inizialmente pensare.

Per ora, in ogni caso, gli occhi sono puntati sull’accordo tra Governo e sindacati e sulla firma dei decreti attuativi che dovrebbe ormai arrivare nel giro di pochi giorni. Se tutto andrà secondo i piani, Ape sociale, Ape volontaria e Quota 41 saranno disponibili dal prossimo 1° maggio. In caso contrario, si dovrà aspettare ancora.

 

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1 COOMENTO

  1. Buongiorno.
    Per l’Ape social, un lavoratore che assista un disabile grave, in che maniera lasciando il lavoro potra’ essere inquadrato nei requisiti? Se il lavoratore si dimette appunto per assistere a tempo pieno il convivente familiare come puo’ essese per questo escluso dall’Ape s.? Deve essere licenziato dal datore di lavoro? E se questi si rifiutasse?

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