prova dna

Lo scorso sabato 18 Febbraio, in quel di Lucca, si è tenuto il convegno “La biologia forense nel processo penale”, al quale hanno partecipato illustri relatori dell’avvocatura e del campo investigativo-forense. Tra questi vi erano il Prof. Avv. Eraldo Stefani, l’investigatore Davide Cannella, il biologo forense Eugenio D’Orio e la criminologa Alessandra Severi.

Cuore e animo di quest’evento culturale è stata la disamina e l’analisi della “prova regina” del DNA in ambito sia investigativo che processuale. Un folto pubblico, tra il quale figuravano diversi CTU della Procura, nonché molteplici Avv e appartenenti alle forze dell’ordine ha attivamente partecipato alla discussione con i relatori.

Il tema del DNA in ambito forense è stato dapprima esposto dai molteplici relatori, provenienti da background diversi (giuridici e scientifici) e successivamente si è passati alla vasta fase di interazione con gli intervenuti all’evento.

L’investigatore Cannella ha presentato il DNA come una delle metodologia investigative che permettono di giungere all’identificazione di un soggetto, aiutando così il corso dell’investigazione posta in essere per un dato crimine.

Il Prof. Avv Stefani ha sottolineato l’importanza della prova scientifica ma ne ha anche sottolineato la sua dovuta contestualizzazione con i dati provenienti dalle indagini di tipo classico (o tipiche) storicamente poste in essere onde evitare eccessiva fiducia in tale mezzo di prova.

La Dott.ssa Severi ha sottolineato l’importanza del mezzo di prova scientifico, la cui acquisizione è ad oggi possibile anche alle parti grazie alla legge sulle indagini difensive e in conformità con il nuovo codice di stampo accusatorio.

Infine il Dr D’Orio, biologo forense, ha ampiamente relazionato in merito alla natura scientifica del DNA con un innovativo intervento nel quale ha manifestato a tutti i presenti l’importanza nella cautela allorquando si valuta tale mezzo di prova, ben spiegando quali sono i limiti che affliggono la cd. “prova regina del DNA”, ossia la non databilità temporale del rilascio e l’assenza informativa circa le modalità del rilascio del suddetto.

Ciò sottolineato, evidenziando così un punto critico del sistema, il Dr. D’Orio è passato all’esposizione delle ricerca scientifiche attualmente in corso proprio volte a superare tale limite presente nello status quo del DNA in ambito forense. Particolare focus veniva fatto sulla teoria della “Criminologia Dinamica” (Giudice G. Francione), di recentissima pubblicazione che ha già dato ottimi riscontri sia nelle indagini che nelle fasi processuali, che si pone l’obiettivo di fornire le informazioni scientifiche che oggi sono carenti al “solo” esame genetico-forense, ossia le informazioni circa la modalità di rilascio dell’evidenza biologica e circa il tempo del rilascio della stessa.

Il convegno, a seguito di un molto ampio dibattito tra relatori, curiosi della presentazione di questo nuovo aspetto DNA-legato, si è chiuso con l’invito alla cautela nell’utilizzo forense della cd “prova regina del DNA” in quanto ad oggi è affetta da ampie carenze informative che possono potenzialmente condurre giudicanti ed investigatori su una strada impervia. Ecco perché, concludeva il Dr. D’Orio, è necessario porre in essere ricerche ad hoc qui nel nostro paese. Attualmente, per la carenza di fondi che affligge tale settore, ci si rifà ai risultati delle ricerche poste in essere all’estero, sistema di cui anche lo stesso Dr. D’Orio è parte in quanto ricercatore in genetica forense presso l’Università di Copenhagen.

Vista l’attualità e la peculiarità di tale tematica vi è la volontà di proporre nuovamente l’evento culturale in futuro in modo da trattare la tematica in modo più che esauriente.


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