Legge 104 e Assenteismo

Assenze e Permessi Legge 104. L’assenteismo è un fenomeno che grava sulle casse dello Stato, soprattutto nell’ambito dell’impiego pubblico. Infatti, secondo le stime di Confindustria, il tasso di assenteismo in questo settore supera del 50% quello privato, 19 giorni contro 13. Ciò costa circa 3,7 miliardi di euro alle tasce dei cittadini italiani.

L’importanza di questo dato ha sicuramente influenzato il Ministro Madia nella prosecuzione della lotta contro i c.d. fannulloni dello Stato, il cui comportamento può declinarsi in diverse sfaccettature: dalle assenze di massa pre week end o festivo, a quelle individuali; fino ad arrivare all’uso distorto dei famosi permessi attribuiti dalla Legge 104/92 ai familiari conviventi con disabili gravi.

Legge 104/92: permessi retribuiti, come si usano?

Non di rado, infatti, gli stessi hanno utilizzato i tre giorni mensili cui ha diritto colui che assiste in maniera continuativa un parente disabile grave per il mero recupero psico-fisico, a mo’ di ferie. Recentemente, infatti, è intervenuta la stessa Corte di Cassazione a far luce sull’interpretazione che il dipendente deve dare della normativa in questione. Ciò che ne è risultato è, senza ombra di dubbio, che la disciplina dei permessi, come le altre impartite dalla medesima legge 104/92, è stata posta a favore delle persone disabili, e solo cumulativamente anche a vantaggio dei parenti che vi assistono.

LA PROTEZIONE PATRIMONIALE DEI SOGGETTI DISABILI

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Con il decreto attuativo interministeriale, firmato il 23 novembre 2016, è divenuta operativa la Legge 22 giugno 2016, n. 112 – nota come legge sul “Dopo di noi” – volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia dei soggetti con...



Furbetti del Cartellino: ecco quanto ci costano

Per comprendere quanto pesino le assenze dei dipendenti pubblici, basta far parlare le statistiche.

Pubblico impiego: Assenze per Malattia

Nel 2015, nel pubblico impiego, sono stati totalizzati 30 milioni 24 mila e 838 giorni di assenze per malattia,  in media 9,2 giorni a persona. Questi, sommati a permessi vari, congedi, permessi della legge 104 e scioperi portano il totale a 19,3 giorni di assenza media ogni anno a persona.

Nel settore privato i dati cambiano nettamente: qui i giorni di assenze varie sono 13 a persona, quasi il 50 per cento in meno.

Pubblico Impiego: permessi retribuiti

I permessi retribuiti,inclusi quelli ex legge 104, solo nel 2015 hanno interessato 440mila lavoratori su 3,5 milioni dipendenti pubblici. Nel privato il dato è fermo a 450mila su un totale di 12-13 milioni di lavoratori. Anche qui, dunque, il rapporto è sproporzionato: il numero medio annuo di giorni di permesso del settore pubblico è quattro volte superiore a quelli del privato, con un costo per lo Stato di 1,6 miliardi di euro.

Per quanto riguarda la questione malattie strategiche, statisticamente, i giorni di malattia cadono soprattutto di lunedì (nel 29% dei casi). Ancora, secondo i dati della Cgia di Mestre, nella Pa sono esattamente il doppio rispetto al settore privato, il 27,1% contro il 12,3%. Ma soprattutto nei ministeri, negli enti e negli uffici pubblici si ammala il 55% del personale, nelle fabbriche e negli uffici privati solo il 35%.

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Il processo amministrativo telematico (PAT)

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Il 1° gennaio 2017 è entrato in vigore il processo amministrativo telematico, le cui regole tecnico-operative sono dettate dal D.P.C.M. 16 febbraio 2016, n. 40. La presente opera, con formulario e schede pratiche, è un supporto concreto all’attività di operatori,...




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4 COMMENTI

  1. Sono stata una dipendente pubblica nella scuola ex D.S.G.A., che a differenza di tutto quello che si dice, sono andata a lavorare anche durante la malattia data dalla Commissione medica alla quale avevo chiesto la pensione anticipata per intervento di carcinoma al seno ed altre patologie, ma si erano limitati a darmi 3 mesi di malattia, ovviamente conoscendo il mio lavoro che non poteva essere svolto da una mia assistente con la relativa firma digitale, rifiutai dicendo che non avevo chiesto la malattia, ma questi insistettero e mi abbreviarono solo la malattia a 2 mesi. Quando la Dirigente seppe la situazione, si preoccupò moltissimo, ma la rassicurai dicendole che sarei andata ugualmente. Quindi non tutti siamo fannulloni!

  2. Prendiamocela con il pubblico. Mio marito non può prendere le ferie, ne congedi parentali, ne le malattie figlio perché lavora nel privato e non puo chiedere MAI niente. Il risultato che faccio la ragazza madre dal lunedi al venerdì. Che devo avere supporto di una baby sitter, considerando il carico della bambina sulle mie spalle. Anziché fare le pulci ai dipendenti pubblici, fatele ai politici e migliorate le politiche sociali. Perché con la scuola chiusa tre mesi l’anno, orari ridotti delle scuole e contributi inesistenti c’è poco da contare.

  3. Sono una dipendente pubblica ed usufruisco della legge 104 da circa due anni per mia suocera affetta da alzaimer ,mio marito è figlio unico e siamo gli unici ad occuparci di lei.Ho un assistenza privata che grava nella pensione di casalinga vedova di mia suocera(non le è stato assegnato la quota di accompagnatoria, nonostante l invalidità al 100%),ma fortunatamente noi lavoriamo e riusciamo a concigliare alla meglio la situazione.Al lavoro quando la prima volta ho presentato la richiesta per i tre gg mi è stato riferito che no era possibile in quanto lavorando a turni di 8 h potevo solo prendere due gg per un tot di 16 h, delle 18 ammesse dalla legge.Chiedo è reale questa cosa ? la legge continua a parlare di tre gg non 18 h!

  4. Chi svolge una assistenza, nel 90% dei casi è una donna, si adopera per il suo congiunto non solamente nelle ore previste dalla 104 (come si potrebbe assistere una persona con un’impegno di soli tre giorni al mese?) ma ogni giorno fuori l’orario di servizio rinunciando al riposo ed allo svago. Trovo le sentenze in merito all’uso distorto dell 104 fuorvianti ed ingiuste, interesse della persona disabile è anche che chi gli sta a fianco non schianti di fatica ed abbia qualche momento di requie. Certi atteggiamenti fanno parte di una campagna orribile di demonizzazione dei lavoratori pubblici e non, con sempre meno reddito e meno diritti. I veri furbetti, anzi furboni, sono quelli che in questi anni di crisi hanno aumentato i loro redditi ed i loro guadagni (ce ne sono molti) e non i lavoratori dipendenti spesso male diretti e male impiegati che timbrano il cartellino e mandano avanti i servizi.

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