Ape Pensione Anticipata

A cura di Davide Basile

APE 2017 e Riforma Pensioni. Oggi, martedì 21 febbraio, Governo e Sindacati saranno impegnati nell’(ennesimo) incontro sull’attuazione dell’anticipo pensionistico, nonché a quella per i cosiddetti precoci.  Invitati nella sede del dicastero, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, discuteranno con il ministro del lavoro Giuliano Poletti le misure di riforma pensionistica (nella c.d. fase 1, si erano concentrati sulle norme poi inserite nella Legge di Stabilità 2017).

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Ape:Quali sono le forme di pensionamento anticipato?

L’anticipo pensionistico Ape è, come molti sanno, la principale riforma prevista dal pacchetto pensioni per il 2017. L’Ape, che partirà in via sperimentale il prossimo 1° maggio, permetterà ai lavoratori con almeno 20 anni di contributi versati di andare in pensione a 63 anni tramite un anticipo che andrà, appunto, restituito a rate non appena si raggiungerà l’età per la pensione di vecchiaia.

Oltre all’Ape volontaria “regolare” e all’Ape sociale per le categorie di lavoratori più svantaggiate, l’Ape aziendale permette di far gravare i costi dell’anticipo almeno in parte sull’impresa. Vediamo come.

Pensione anticipata ultime notizie: che cos’è l’Ape aziendale?

L’Ape aziendale è dunque una forma di anticipo pensionistico che permetterà al lavoratore dipendente di andare in pensione a 63 anni senza poi dover pagare le rate previste all’Inps e alle banche.

A differenza dell’Ape “volontario”, però, l’Ape aziendale non è disponibile per tutti: il beneficio potrà infatti essere utilizzato solo nel caso di esubero del lavoratore a seguito di crisi o per ristrutturazione aziendale. Si tratta di una misura, quindi, che mira a favorire l’uscita flessibile dal mercato del lavoro nei casi in cui l’azienda si trovi in difficoltà economica o voglia incentivare il ricambio generazionale.

Ape aziendale: Come funziona l’anticipo da parte dell’azienda?

I costi dell’Ape aziendale, quindi, sono teoricamente a carico dell’impresa e non del lavoratore.

Le aziende che aderiranno alla misura dovranno incrementare il montante contributivo del lavoratore versando all’Inps, in un’unica soluzione, un contributo non inferiore, per ciascun anno di anticipo, all’ultimo stipendio percepito dal dipendente.

Il versamento, che andrà effettuato al momento della richiesta dell’Ape, avrà lo scopo di produrre un aumento della pensione tale da compensare gli oneri relativi alla concessione dell’anticipo. Il lavoratore, quindi, potrà ripagarsi le rate che dovrà poi restituire all’Inps e alle banche.

A quanto ammonta la somma pagata dall’azienda?

La somma che il datore di lavoro dovrà versare per garantire l’Ape aziendale non è prestabilita e può essere il frutto di un libero accordo tra le parti.

Esiste però un limite minimo: l’azienda non potrà versare una somma inferiore all’importo della contribuzione volontaria calcolata per tutta la durata dell’anticipo (quindi da un minimo richiedibile di 6 mesi a un massimo, per chi va in pensione a 63 anni, di 3 anni e 7 mesi).

Bisogna inoltre ricordare che l’Ape aziendale, come quella volontaria, non coprirà l’intero importo della pensione mensile ma solo una percentuale (per quanto alta): l’importo massimo che sarà possibile richiedere sarà probabilmente vicino al 90% della pensione netta futura. Per saperlo con certezza bisognerà attendere i decreti attuativi di prossima pubblicazione.


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