codice appalti

Sarà presentato al Consiglio dei Ministri il decreto correttivo del nuovo Codice appalti. Quello che il Ministro delle infrastrutture Graziano Delrio porterà all’attenzione del Governo è un progetto di riforma che prevede numerosi importanti cambiamenti al Codice, dalla clausola sociale obbligatoria al rating di impresa volontario e dalle modifiche apportate al subappalto a quelle in vista per l’appalto integrato.

Qui il testo del decreto correttivo al nuovo codice appalti

In attesa che il decreto venga approvato in via definitiva entro il 19 aprile, vediamo quali sono le modifiche principali che vengono proposte.

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Nuovo Codice appalti: la consultazione con gli operatori

Restano poco più di due mesi, quindi, per approvare definitivamente il decreto correttivo del Codice.

Quello che sembra a molti una mano tesa nei confronti degli operatori interessati è il fatto che il Governo avvierà da domani l’esame sul testo “aperto” e in dibattito pubblico. Al termine della consultazione con gli operatori e la formalizzazione del provvedimento da parte del Consiglio dei Ministri, il decreto sarà poi inviato al Consiglio di Stato e alle Commissioni parlamentari per l’ok finale.

Anche a causa dell’apertura del Governo a consigli e modifiche, la bozza decreto propone ben 245 correzioni sui 220 articoli del nuovo Codice appalti. Ma quali sarebbero le modifiche più importanti?

La clausola sociale obbligatoria

Una delle novità principali all’esame del Governo prevede che la clausola sociale per gli appalti “ad alta intensità di manodopera” diventi obbligatoria.

La clausola sociale è una norma che prevede che la società affidataria dell’appalto assuma il personale già utilizzato dalla precedente impresa e garantisca il rispetto delle condizioni contrattuali già in essere, ove queste siano più favorevoli. Attualmente, la clausola sociale è solo facoltativa.

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Il rating di impresa

All’opposto, il rating di impresa, attualmente obbligatorio, potrebbe diventare volontario.

Il rating di impresa è un sistema di valutazione delle aziende che aderiscono a contratti pubblici che si basa sull’assegnazione di un determinato punteggio a specifici parametri come il rispetto dei tempi e dei costi e la regolarità nel pagamento dei contributi.

Ebbene, su proposta dell’Anac, l’ente anticorruzione, il rating di impresa potrebbe diventare volontario ed essere utilizzato come criterio premiante nelle gare da aggiudicare con l’offerta economicamente più vantaggiosa.

Nuovo Codice appalti: le misure anticrisi

Molto importante anche la volontà di attuare misure che permettano alle aziende di lasciarsi alle spalle la lunga stagione di crisi. Nello specifico, la modifica più significativa presente nella bozza di decreto prevede che i costruttori, nell’ambito della dimostrazione dei requisiti per l’appalto, possano prendere a riferimento l’ultimo decennio di attività e non solo gli ultimi cinque anni. Verrebbe quindi diluito e reso meno incisivo l’effetto della recessione economica.

Nella stessa direzione anche la proposta di alzare dal 30% al 49% il limite massimo del contributo pubblico per le operazioni di partnership pubblico-privato.

Le nuove modifiche al subappalto

La bozza di decreto correttivo interviene inoltre sul subappalto. Il Codice appalti prevede attualmente che la quota di subappalto non possa superare il 30% del valore complessivo delle opere: il decreto allo studio del Governo prevede invece che tale quota torni a essere calcolata sull’importo della categoria di lavori prevalente nel cantiere.

Ma non solo: la riforma prevede anche l’eliminazione dell’obbligo per i concorrenti di indicare già in gara i nomi di tre subappaltatori da coinvolgere nei lavori.

Appalto integrato: ammesso anche il progetto definitivo

Molto importante, infine, anche la proposta di consentire l’assegnazione degli appalti integrati (ma solo quelli urgenti o a prevalente contenuto tecnologico) anche alle imprese che presentano il solo progetto definitivo e non anche quello esecutivo.

Se il decreto sarà approvato, verranno anche sbloccati i progetti che erano stati approvati alla data di entrata in vigore del nuovo Codice appalti e che non avevano ricevuto l’ok definitivo a causa dell’assenza di un periodo transitorio.

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