voucher buoni lavoro

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha parlato di una probabile espunzione nel 2017 dei voucher dalla disciplina lavoristica, a seguito dell’uso incontrollato e illegittimo che negli ultimi anni è stato fatto da parte dei datori di lavoro.

Che cosa sono i voucher lavoro?

I voucher sono dei buoni lavoro del valore di 10 euro che vanno utilizzati come forma di pagamento per il lavoro accessorio o occasionale, ovvero i casi in cui la prestazione fornita è del tutto saltuaria e accessoria. Ogni voucher corrisponde solitamente a un’ora di lavoro fornito.

La somma di 10 euro è composta da 7,50 euro, che vanno netti al lavoratore; e da 2,50 euro di contributi, di cui 1,80 euro a favore dell’Inps e 70 centesimi dell’Inail. Per la sua occasionalità, il reddito da voucher lavoro è esente da tassazione.


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Quando il lavoro è occasionale?

Si definisce “lavoro occasionale” o “accessorio” la prestazione di lavoro non riconducibile ad alcun contratto stabile, in quanto fornita in maniera discontinua. Inoltre, il lavoro occasionale non apporto alcun contributo di portata innovativa all’attività economica o produttiva.

Non esiste un rapporto di lavoro duraturo tra lavoratore e datore di lavoro. Inoltre, il compenso netto annuo per singolo committente non può superare i 2mila euro e i compensi totali da parte di tutti i committenti non possono essere superiori a 7mila euro all’anno.

Voucher: lavoro nero “regolarizzato” ?

Studiando l’uso che dei voucher si fa in altri Paesi europei, il ricorso agli stessi era apparso come una valida alternativa al lavoro nero: molto spesso, infatti, le prestazioni di lavoro fornite con discontinuità erano, e sono tuttora, svolte in assenza di ogni regolarizzazione del, seppur breve, rapporto di lavoro.

Inoltre, tale strumento sembrava promettere una crescita dell’occupazione, permettendo a lavoratori e datori di lavoro di ricorrervi scavallando tutta la burocrazia connessa ai contratti di lavoro standard.

Tuttavia, si è constatato un abuso dei voucher da parte dei datori di lavoro, con il fine di evadere le norme fiscali e previdenziali: in pratica, i voucher sono apparsi come la concreta possibilità per sfruttare i lavoratori, non pagando contributi Inps, Inail, ferie e giorni di malattia. Questo nonostante le prestazioni svolte non fossero qualificabili come occasionali o accessorie.

Voucher: a quando l’eliminazione?

Sebbene sia ancora incerto il destino dei voucher, appare molto probabile che nei prossimi mesi venga elaborata una legge che ne limiti l’utilizzo e serva a contrastarne l’abuso. Non è da escludere, come accennato, una loro definitiva eliminazione.

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Il D. Lgs. n. 185/2016 ha cercato di consolidare la tracciabilità dei voucher. In base al decreto, i committenti di prestazioni di lavoro accessorio devono comunicare alla sede territoriale dell’ispettorato del lavoro i dati anagrafici del lavoratore e la durata della prestazione, a pena di sanzioni che variano dai 4cento ai 2 mila 4cento euro.

In particolare:

  • i committenti che non appartengono al settore dell’agricoltura devono comunicare i dati, insieme alla data e al luogo della prestazione e alle sue ore di inizio e di fine, almeno 60 minuti prima dell’inizio dell’operazione;
  • i committenti imprenditori agricoli, invece, sono tenuti a comunicare i dati relativi al lavoratore e alla prestazione svolta “con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni“.

Il referendum abrogativo del 10 gennaio

L’abolizione completa dei voucher rientra, poi, tra i quesiti referendari sottoposti all’esame della Consulta da parte della CGIL, di cui conosceremo il parere il prossimo 10 gennaio. Evidentemente, lo sforzo compiuto dal Decreto Legislativo dello scorso settembre, che tenta di ricondurre l’uso dei voucher nell’alveo della legittimità, non è apparso sufficiente al sindacato, e sembra che non abbia convinto anche molti altri lavoratori italiani.


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