diritto dell'immigrazione

L’istituto della protezione sussidiaria è stato introdotto nel sistema europeo dalla direttiva n°2004/83/CE.

Tale istituto mira a soddisfare i bisogni di protezione, diversi dalle ipotesi di timore di persecuzioni individuali che danno luogo allo status di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951.

Chi scrive ritiene necessario precisare che la protezione sussidiaria non è una protezione di seconda categoria rispetto a quella garantita dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di rifugiato, ma riguarda semplicemente situazioni diverse dalla persecuzione individuale. Infatti, i suoi presupposti riguardano tutte quelle ipotesi in cui un soggetto non è qualificabile come rifugiato perché la sua situazione personale non ricade tra le ipotesi contemplate dall’art. 1 lett. A della Convenzione di Ginevra.

Protezione sussidiaria: di cosa si tratta?


La protezione sussidiaria è, dunque, uno status, al pari di quello di rifugiato, che viene riconosciuto dalla Commissione Territoriale competente in seguito alla presentazione di domanda di protezione internazionale.

Qualora il richiedente non riesca a dimostrare una persecuzione personale, come richiesto dalla Convenzione di Ginevra che definisce chi è rifugiato, ma si ritiene che rischi di subire un danno grave ovvero condanna a morte, tortura, minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale, nel caso di rientro nel proprio paese, può ottenere la cosiddetta  protezione sussidiaria.

Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria da chi viene rilasciato?

Per maggiori informazioni si consiglia il seguente manuale pratico:

Manuale pratico dell'immigrazione

Manuale pratico dell'immigrazione

Elena Bassoli, 2011, Maggioli Editore

L'opera, aggiornata alla GIURISPRUDENZA e al D.Lgs. 150/2011 entrato in vigore dal 6 ottobre 2011 per la semplificazione e riduzione dei riti civili di cognizione, intende dar conto compiutamente del nuovo panorama che si va delineando in materia di IMMIGRAZIONE. Le novità riguardano:...



Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria avente durata di 5 anni, viene rilasciato dalla Questura e può essere rinnovato previa verifica del persistere dei motivi che ne hanno consentito il rilascio.

Il permesso dà diritto a chi ne è titolare di:

– svolgere attività lavorativa sia autonoma che subordinata;

– accedere al pubblico impiego;

– accedere al servizio sanitario nazionale;

– accedere alle prestazioni assistenziali dell’Inps;

– accesso allo studio;

– Titolo di viaggio: la Questura dovrebbe rilasciare un titolo di viaggio valido solo se il titolare di protezione sussidiaria ha validi motivi che non gli consentono di richiedere il passaporto all’Autorità Diplomatica del proprio paese;

– Ricongiungimento familiare: il titolare di protezione sussidiaria può richiedere l’ingresso in Italia dei propri familiari senza dover dimostrare i requisiti di alloggio e di reddito richiesti per i titolari di altri tipi di permesso di soggiorno.

Per familiari si intendono:

– il coniuge;

– i figli minori (naturali o adottati o affidati o sottoposti a tutela), a condizione che siano non sposati e a carico del titolare del permesso per protezione sussidiaria;

– i figli maggiorenni a carico se invalidi totali;

– i genitori con molte restrizioni.

Si noti bene è possibile convertire il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, rinunciando, così, allo status di protezione sussidiaria.

A chi va richiesto il rinnovo?

Il rinnovo deve essere richiesto al Questore della provincia in cui lo straniero dimora, entro il termine di 60 giorni prima della scadenza, e presuppone gli stessi requisiti previsti per il rilascio, che appunto debbono essere rimasti in vita.

Il permesso per protezione sussidiaria può essere rifiutato o revocato?

Si, ogni qualvolta mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per il rilascio. Contro il rifiuto del rilascio o la revoca del permesso di soggiorno per protezione sussidiaria può essere proposto un ricorso al T.A.R. entro 60 giorni dal provvedimento.


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