referendum costituzionale

Come tutti i cittadini italiani anche quelli siciliani saranno chiamati ad esprimere il proprio voto sul quesito referendario di modifica della Costituzione previsto per il prossimo 4 dicembre 2016. A conferma di quanto già da noi affermato circa la diffusa inconsapevolezza delle singole disposizioni modificative della vigente Carta Costituzionale, ci piace qui prefigurare il futuro rapporto tra Stato e Regioni a Statuto differenziato così come proposto nella legge di modifica.

Per tutti gli aggiornamenti vai su SPECIALE REFERENDUM COSTITUZIONALE

La contro-riforma del Titolo V° della Costituzione

Ora, ammesso che il referendum sia approvato dalla maggioranza degli italiani, la parte relativa alla cosiddetta contro-riforma del Titolo V° della Costituzione non entrerà immediatamente in vigore in Sicilia. Il comma 13 dell’art. 39 del disegno di legge costituzionale sottoposto a referendum così recita: “Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome…”.


Le disposizioni di cui al capo IV della proposta referendaria concernono la soppressione della Province, l’individuazione delle materie di competenza esclusiva dello Stato e delle Regioni, l’inserimento dei principi di semplificazione e trasparenza nell’esercizio delle funzioni amministrative, l’aggiornamento delle disposizioni sul federalismo fiscale, l’inserimento di limiti agli emolumenti degli organi regionali e l’introduzione dell’equilibrio di genere nella rappresentanza.

Le Regioni a Statuto speciale

In sostanza, alcune importantissime parti della nuova Costituzione entrerebbero in vigore nelle Regioni a Statuto speciale solo a seguito di revisione dei rispettivi Statuti che, per l’occasione, potranno essere adeguati solo sulla base di “intese” con le medesime, così lasciando un incondizionata discrezionalità alle Regioni a Statuto speciale non solo sui tempi di revisione, ma soprattutto sul merito delle modifiche da apportare ai rispettivi Statuti. Infatti, a differenza del “parere” – non vincolante – richiesto a Costituzione vigente (L. cost. n. 2/2001) alla Regione su iniziativa governativa o parlamentare di modifica dello Statuto regionale, la novella proposta di modifica costituzionale prevede la preventiva – e vincolante – “intesa” con la Regione di riferimento.

Orbene questa disposizione, certamente gradita agli autonomisti, presentandosi come una nota stonata rispetto ad uno spartito che vede ridimensionati poteri, responsabilità e autonomie di tutte le altre Regioni a Statuto ordinario, sembra più il frutto di un lapsus calami che una scelta politica ponderata.

Se i “SI” dovessero prevalere sui “NO”….

Comunque sia, qualora i “SI” dovessero prevalere sui “NO”, la Sicilia e le altre Regioni a Statuto Speciale godrebbero di un potere di veto sulle revisioni dei rispettivi Statuti presente solo nei Paesi federali (si veda il Bundesrat tedesco).


CONDIVIDI
Articolo precedenteRiforma pensioni approvata alla Camera, ecco il testo e le novità
Articolo successivoMutuo casa, quando è nullo?

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here