trump e papa francesco

C’era una volta un antico Regno…

Anzi, esiste ancora oggi un Regno dove vige una monarchia assoluta, dove il Sovrano detta non solo le leggi, ma anche i costumi morali. Dove la maggior parte degli abitanti devono vestire con uniformi nere. Dove esiste un esercito con antichissime tradizioni belliche.

Esiste un Regno dove non ci sono elezioni democratiche, dove non usa protestare o scioperare, dove non vengono svolte né primarie né campagne elettorali.


In questo antico Regno si osservano usanze medioevali e si richiede ai sudditi obbedienza e castità.

Un Regno che appare senza dubbio fuori dal nostro tempo, che non può reggere il confronto con le moderne democrazie, con il progresso economico e dei diritti della persona.

Un Regno destinato forse a involvere la propria storia con questi atteggiamenti reazionari e lontani dal comune sentire delle moderne società. Destinato ad essere l’unica realtà occidentale intrappolata in una gabbia di conservatorismo e antimodernismo.

Eppure…

Eppure oggi, in un occidente in cui hanno successo i Trump, i Le Pen, i nazionalisti, gli ultraconservatori e i separatisti, questo antico Regno si sta innovando profondamente in senso progressista e moderno.

Questo Regno è proprio il Vaticano di Papa Francesco.

Certamente la riforma vaticana ha secoli di ritardo su diversi aspetti, ma deve fare i conti con una storia lunga 2000 anni.

A guardare bene, oggi la figura mediaticamente più progressista appare proprio quella del romano Pontefice. Sembrerebbe l’unico statista interprete di un perduto senso civile che pone attenzione ai diritti dell’uomo, all’ecologia, alla creazione di una società finalizzata al benessere ma senza dimenticare la solidarietà.

Il Vaticano abolisce l’ergastolo, introduce il reato di tortura, apre le proprie porte ai senzatetto, si pronuncia a favore del rispetto dei gay, favorisce la riconciliazione con chi ha abortito o divorziato, ospita famiglie di rifugiati e condanna i muri fisici o mentali.

Nel frattempo negli Usa….

Nello stesso tempo, gli Stati Uniti d’America hanno appena eletto un Presidente sostenuto da gruppi apertamente razzisti, che ha annunciato misure antiabortiste e una politica giustizialista rivolta soprattutto contro i rifugiati messicani. Ma questo vento reazionario e ultraconservatore lambisce da tempo anche la nostra Europa (vedi Francia, Inghilterra, Ungheria, ecc.) e non è il frutto di colpi di mano militari o di operazioni condotte da potenze nemiche come nel secolo scorso. E’ il frutto di un voto democraticamente espresso da popoli, da cittadini in suffragio universale.

Quindi? Meglio una sana monarchia alla più problematica democrazia?

Da Platone a Machiavelli, passando da Cicerone e Polibio, in molti si sono posti questa domanda creando la teoria dell’anaciclosi. Una ciclica ricorrenza di forme di governo che con il tempo si deteriorano a causa della corruzione. La monarchia diventa tirannia, l’aristocrazia (etimologicamente il governo dei migliori) sfocia nell’oligarchia ed infine la democrazia degenera un’oclocrazia (governo demagogico).

E se fossimo arrivati alla fine di un ciclo, al deterioramento di un sistema democratico? Proprio noi che da tempo cerchiamo di esportare la democrazia in oriente, ora potremmo scoprirne insospettati difetti e debolezze?

Ma prima di restaurare la breccia di Porta Pia invitando i Bersaglieri ad un mesto dietro front a favore delle Guardie svizzere e delle truppe papaline, forse è il caso comprendere che l’inadeguatezza delle attuali classi politiche e le relative campagne elettorali aberranti (citando Napolitano), sono risvolti negativi, sebbene non necessari, del nostro sistema democratico, del nostro voto.

In fondo la democrazia è il governo della maggioranza, qualsiasi essa sia, per quanto essa abbia opinioni sbagliate e non condivisibili. In poche parole: è la democrazia, bellezza!


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