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Entrambi si detestano, entrambi hanno una cieca adesione alle ragioni del capobranco, entrambi non tollerano critiche, sono completamente privi del senso del ridicolo o dell’ironia.

Si accusano reciprocamente di non voler tagliare i costi della politica, di avere leader esponenti della casta, si rinfacciano sui social le rispettive figuracce.

In questo crescendo di cattiveria si distinguono le donne. Sembra che debbano recuperare il tempo perduto rispetto agli uomini, da sempre impegnati nelle risse politiche.


E quindi via con Virginia Raggi, Enza Blundo, Roberta Lombardi, Paola Taverna da una parte; e con Maria Elena Boschi, Alessia Morani, Pina Picierno, dall’altra, in un match senza fine, tutte impegnate nella poco nobile gara di chi la spara più grossa, in un vuoto totale di concetti e di idee.

Virginia Raggi e il complotto dei frigoriferi, Enza Blundo e la magnitudo dei terremoti taroccata dal governo per non risarcire i terremotati, Maria Elena Boschi e i partigiani veri e finti, Alessia Morani e le pensioni basse da integrare ipotecando la casa, Antonella Gramigna e   lo scambio delle immagini di Nilde Iotti e Tina Anselmi.

Renzismo e grillismo: gli opposti populismi

Renzismo e grillismo sono gli opposti populismi, ma che non potrebbero vivere l’uno senza l’altro.

Entrambi anticasta, contro i politici, semplificatori, incapaci di approfondire e di capire.

Entrambi populismi di destra, degni eredi del marinettismo e del partito dell’uomo qualunque, le costanti della vita politica repubblicana.

Purtroppo l’Italia non riesce ad esprimere un populismo di sinistra, come quello statunitense di Bernie Sanders o quello spagnolo di Podemos di Pablo Iglesias.

In Europa

In Europa il populismo è xenofobo e antieuropeista, e sta montando come una marea inarrestabile.

Ukip in Gran Bretagna, Front National in Francia, Lega in Italia, Afd in Germania, Fpo in Austria.
Per non parlare di Polonia e Ungheria.

Per Matteo Renzi è difficile essere di lotta e di governo, pescare voti a destra e a sinistra contemporaneamente.

In un confronto diretto al ballottaggio tra Pd e M5S il Pd perde, i voti del centrodestra convergerebbero sul M5S.

Se poi il M5S candidasse Chiara Appendino…

Se poi il M5S candidasse Chiara Appendino non ci sarebbe storia, il M5S vincerebbe a man bassa.

La sindaca di Torino è giovane, preparata, efficiente. Trasmette un’idea di onestà, trasparenza e competenza. L’ideale per rilanciare l’immagine dei cinque stelle, spesso poco professionali.

La novità di Matteo Renzi è già vecchia, i media bruciano in fretta i leader di ieri, la civiltà dell’immagine vuole sempre volti nuovi.

Per ora Chiara Appendino lavora in silenzio, non si fa trascinare in polemiche sterili sui social e nega di essere interessata alla presidenza del consiglio.
Una smentita che assomiglia ad una conferma.


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