referendum ottobre

Ora che anche la data è divenuta una formalità – il Consiglio dei Ministri decide in serata tra il 27 novembre e il 4 dicembre – è davvero tutto pronto per la rincorsa al referendum costituzionale, che con ogni probabilità sancirà il futuro politico dell’esecutivo e dello stesso premier Matteo Renzi.

Nei giorni scorsi, il presidente del Consiglio ha iniziato la sua personale campagna per il Sì, forse spinto dai sondaggi non troppo entusiasmanti, o da una generale stanchezza dei suoi colonnelli, Maria Elena Boschi su tutti, improvvisamente sparita dai riflettori pur avendo “battezzato” la riforma.

La polemica più recente riguarda il quesito referendario, che è stato reso noto nei giorni scorsi, generando immediatamente un vespaio, con i sostenitori del No pronti a tacciare il governo di “spot per il Sì” anche nella stessa scheda che gli elettori dovranno barrare in segreto. Un fronte quantomai trasversale, quello contrario alla legge, con il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, il leader della Lega Nord Matteo Salvini, il MoVimento 5 Stelle ed ex ministri berlusconiani come Renato Brunetta insolitamente allineati.

Il testo della scheda per il referendum costituzionale 2016


Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicamerlaismo paritario, la riduzione dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.88 del 15 aprile 2016?

Soprattutto, gli avversari di Renzi lo hanno accusato di aver superato anche lo stesso Silvio Berlusconi in quanto a sfruttamento delle istituzioni per fini di marketing politico. In effetti, il testo del quesito al fallimentare referendum costituzionale del 2006, suonava molto più distaccato:

Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente ‘Modifiche alla Parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?

Come abitualmente accade in Italia, le rivalse politiche hanno messo in ombra le – macchinose – procedure amministrative. Vanno infatti riconosciuti due aspetti tecnici della vicenda. Anzitutto, secondo la legge 352/1970 che regola l’istituto, il testo del quesito referendario deve riprendere il titolo della riforma votata in Parlamento, indipendentemente dalla sua supposta tendenziosità. Ecco perché, lo scorso 8 agosto, la Corte di Cassazione ha dichiarato legittimo il quesito, ammettendo la corettezza delle oltre 579mila firme raccolte dai promotori del referendum.

Insomma, il dibattito sul referendum, a due mesi dal voto, verte più che altro su cavilli burocratici. Il governo, indubbiamente, ci ha messo del suo rinviando fino a oggi la decisione sulla data in cui tenere la consultazione e alimentando, così, i sospetti delle opposizioni, già inferocite per la decisione della Consulta di rinviare l’esame Italicum.

Una volta approvata la data da parte del Consiglio dei Ministri, toccherà al Presidente della Repubblica indire ufficialmente il referendum tramite apposito decreto quirinalizio. Quindi, esaurite le procedure burocratiche, finalmente, si potrà pensare ai contenuti della riforma, con la speranza che resti abbastanza tempo per informare adeguatamente i votanti.

Pensare che su una riforma simile – che, se approvata, potrebbe durare decenni – gli elettori decideranno leggendo la scheda all’ultimo momento, non è certo un grande attestato di stima verso i cittadini e la dice lunga sullo stato del quadro politico in Italia. Ma, alle volte, sono proprio le lungaggini istituzionali a ridurre lo spazio per il dibattito: una zavorra che mai come in questa occasione può pesare sul destino delle isituzioni stesse.

Si consiglia il seguente volume:

Cambiare la Costituzione?

Cambiare la Costituzione?

Astrid, 2016, Maggioli Editore

Il referendum sulla riforma costituzionale approvata dal Parlamento nella primavera del 2016 è in Italia, oggi, al centro del dibattito. Ma l’attenzione dei media è sulle conseguenze politiche del voto referendario e sul suo impatto sull’economia del Paese. Meno si...




CONDIVIDI
Articolo precedenteRegime forfettario 2016 requisiti: come aprire una Partita IVA con agevolazioni?
Articolo successivoRiforma Pensioni: arriva l’accordo scritto? Domani incontro decisivo

2 COMMENTI

  1. ….forse non abbiamo recepito appieno cosa e come sarebbero andate le cose dal dopo-guerra ad oggi. Come la storia ci insegna fin dalla antica Roma i soloni e i filosofi si scornavano nei consigli di corte per stabilire come sarebbe stato piu’ giusto governare le terre e i popoli conquistati dall’ impero stesso, con la finalita’ (come ai gg ns anche se con metodi diversi), che chi spesso non era allineato alla volonta’ dei maggiori portavoce dei sovrani veniva pugnalato o avvelenato. Oggi questo accade assai di raro, oramai tutti i ns cari operatori di partito puntano solo al benessere personale, cercando di non darsi mai battaglia per le finalita’ che ben conosciamo anzi…. Questo per dire che a tenere testa a questo sistema, l’ultima reale dimostrazione e’ arrivata negli anni 70, dove c’erano le corporazioni e vi era appartenenza sia di partito che nei sindacati, ed i cittadini erano la parte morale predominante di essi, dove si accendevano le idee per le lotte da portare in piazza per avere sempre davanti a tutto la dignita’ di essere parte di uno stato che non puo’ e non deve essere unilaterale nelle decisioni. In una democrazia che si rispetti noi come cittadini abbiamo ancora il potere ed il dovere di farci rispettare, ma abbiamo perso quella buona abitudine di contestare apertamente come allora per paura di essere scomodi a qlcs o qlcn, ma non e’ cosi’. Chi rimane fermo a guardare gli altri che lottano pensando che essere li con il pensiero valga a qlcs si sbaglia. Impariamo dalle vecchie lezioni che ci hanno insegnato i ns genitori che oltre a lavorare sodo si impegnavano anche a lottare contro ad un sistema che oggi ci prende solo per i fondelli e si e’ venduto anni di battaglie sulle ns tutele. Questa e la sostanziale differenza tra oggi e allora.

  2. perche questi politici di merda non vanno a lavorare come milioni d italiani
    che si alzano la mattina presto per portare a casa si e non 1000 euro al mese
    per poi aspettare la presunta pensione che non arrivera mai vergognatevi
    vi rubate al mese un sacco di soldi da noi contribuenti siete dei parassiti poi parlate di trasparenza
    sullo stipendio mensile vostro,pero quando vi domandano quanti soldi prende un politico al mese
    fate l’orecchio da mercante,non rispondendo alla domanda siete dei ladri vi fate le leggi tutte a favore vostro mai a favore del pensionato che prende 300 euro al mese vergognatevi spero che se esiste un altra vita possiate patire le pene dell’inferno. un cittadino del popolo italiano

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here