lista falciani

L’elenco di conti correnti aperti segretamente presso la filiale Svizzera della HSBC, la cosiddetta Lista Falciani, in Italia può essere utilizzata per la rilevazione di irregolarità fiscali.

Si tratta della rilevante decisione della sesta sezione civile della Corte di Cassazione, che con l’ordinanza num. 17503 del 1° settembre 2016 ha respinto il ricorso di un contribuente contro l’avviso di accertamento ricevuto dal Fisco sulla base della sola presenza del nome sulla lista.

Lista Falciani e accertamento illecito finanziario

Quella che è nota come Lista Falciani prende il nome da Hervé Falciani, ex dipendente della filiale svizzera della banca britannica HSBC che dal 2006 al 2009 ha copiato i dati riservati di migliaia di conti correnti segreti intitolati a clienti della banca di tutta Europa.


Tra questi sono molti i clienti, alcuni dei quali nomi famosi della politica, dell’industria e dello sport, ad essere sospettati di aver utilizzato i conti svizzeri per evadere le tasse e riciclare denaro. Ciò nonostante i dati contenuti nella lista presumibilmente sono stati trafugati da Falciani illegalmente.

Quindi, la suddetta lista è stata consegnata dalle autorità francesi ai governi di diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, per la lotta all’evasione fiscale; la sua legittimità come strumento di rilevazione dell’illecito, però spesso è stata messa in discussione.

Utilizzare la Lista Falciani per l’accertamento fiscale?

La Corte di Cassazione aveva decretato una prima apertura all’utilizzabilità della Lista Falciani già lo scorso anno, con l’ordinanza n. 8605/2015, quando la Suprema Corte aveva stabilito che i dati bancari trasmessi dall’autorità finanziaria francese nel rispetto della direttiva 77/779/Cee sono utilizzabili ai fini della pretesa fiscale.

Non serve, quindi, una preventiva verifica degli elementi acquisiti da un’amministrazione estera. La Suprema Corte, infatti, con l’ordinanza n. 17503/2016, ha eliminato ogni dubbio e stabilito che l’accertamento fiscale non deve essere annullato anche se i dati sui quali si basa sono stati ottenuti in origine con metodi illegittimi.

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Cassazione: la sentenza in favore dell’Agenzia delle Entrate

La Corte, nel caso di specie, si era trovata a giudicare sul ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro un contribuente al quale era stato notificato un avviso di accertamento sulla base della sola Lista Falciani. Sia il tribunale ordinario che la Corte d’appello si erano espressi in favore del contribuente, annullando l’accertamento fiscale.

La Cassazione, invece, ha deliberato in favore dell’Agenzia delle Entrate, stabilendo che “in tema di accertamento tributario, è legittima l’utilizzazione di qualsiasi elemento con valore indiziario, anche acquisito in modo irrituale”, con la sola eccezione “di quelli la cui inutilizzabilità discende da una specifica previsione di legge”.

Si apprende, dunque, che non ha rilievo “l’eventuale illecito” commesso dal dipendente dell’HSBC prima della diffusione dei dati della lista all’Italia. Il Fisco, pertanto, ai fini della determinazione dell’evasione fiscale, può avvalersi anche dell’aiuto di dati originariamente acquisiti in maniera illecita.


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