pokémon go

A poche settimane dal lancio, Pokémon Go è già stato definito «il più grande videogioco della storia per il cellulare», diventando ufficialmente un fenomeno virale al quale, stando ai numeri che si leggono in rete, un trend in crescita costante che ha largamente superato i 20 milioni di persone dedica più di 40 minuti al giorno.

Per i pochissimi che non ne hanno mai sentito parlare, si tratta di un gioco per iPhone e smartphone Android il cui obiettivo è catturare i Pokémon, mostriciattoli virtuali già protagonisti di un videgioco di qualche anno fa, con una “Pokeball” , ovvero una specie di sfera magica che si attiva con la fotocamera dello smartphone.

Ciò che rende speciale e particolarmente coinvolgente il gioco è il fatto che sia realizzato utilizzando la tecnologia di geolocalizzazione tramite GPS e quella della realtà aumentata: la videocamera dello smartphone riprende automaticamente tutto ciò che abbiamo davanti e nello schermo vi sovrappone i Pokémon facendoli apparire come se fossero avvistati nel mondo reale.


L’obiettivo del videogame è di cacciare Pokémon, oltre a raccogliere oggetti nei cosiddetti Poke Stops che si trovano in location reali. I Pokemon catturati sono addestrati per combattere altri Pokémon. Più si riesce a cacciare, più si sale di livello.

Che sia una moda momentanea o un trend di lunga durata, una cosa è certa: Pokémon GO ha mosso le acque facendo molto parlare di sé e provocando reazioni di ogni genere tra entusiasti e detrattori. Io credo che valga la pena accogliere il fenomeno a mente aperta: capire i meccanismi che gli hanno consentito di prendere piede così velocemente può essere illuminante per comprendere meglio noi stessi e gli altri, cosa ci piace fare, come funzioniamo e quali leve ci muovono all’azione.

Ecco che un gioco può rappresentare una valida chiave di lettura interpretativa dei fenomeni sociali.

Quali insegnamenti possiamo trarne, quindi?

  1. La mente mente: ciò che è percepito come vero non deve necessariamente esistere nel mondo reale. Come un miraggio, basta “vederlo” con gli occhi della mente e crederci, proprio come accade nel film “Matrix” in cui si dipinge un’umanità che vive collegata ad un sistema informatico che mostra una realtà illusoria, ma non messa in discussione.
  2. “La mappa non è il territorio”.  Questa affermazione di Alfred Korzybski, ci ricorda che la realtà è un’esperienza soggettiva. I Pokemon che appaiono sono solo una rappresentazione della realtà percepita in quella forma solo da chi osserva lo schermo di quel singolo smartphone.
  3. La motivazione fa scattare l’azione. Quando si è guidati da un grande “perché”, si trova sempre anche lo stimolo necessario per attivarsi verso il suo conseguimento.
  4. Per favorire un nuovo comportamento conviene partire da quelli esistenti. Creare nuove abitudini è più facile se si parte modificandone altre che vengono già adottate piuttosto che partendo da zero.
  5. Indurre cambiamenti di abitudini è più facile se si agisce a livello limbico prospettando divertimento, piacere immediato e ricompense piuttosto che fatica, impegno e forza di volontà.
  6. Uscire dalla zona di comfort può essere foriero di piacevoli scoperte e sorprese.
  7. Siamo in grado di darci obiettivi di complessità crescente e di perseguirli con determinazione finché non li abbiamo raggiunti, superando ostacoli e magari sorprendendoci a fare cose mai sperimentate prima.
  8. Si riscopre il valore di merito e incentivi: il commitment aumenta se si persegue un obiettivo misurabile e premiato con gratificazioni e passaggi di grado o livello.
  9. Consente di fare team building: grazie a questa versione aggiornata e tecnologica delle Cacce al Tesoro che una volta si organizzavano in giro per le città, si riscopre il valore della collaborazione. Lavorare insieme per un risultato più essere efficiente, efficace e divertente che farlo in solitudine.
  10. Se si trova il tempo per giocare a Pokemon GO significa che potenzialmente si può anche trovare il tempo per qualsiasi altra cosa interessi. Non ci si può più raccontare la scusa “Non ho tempo” e al massimo si può passare a “Ho altre priorità”. Anche in questo caso, si tratta di avere o non avere la motivazione.
  11. Pokemon GO può diventare un esercizio di mindfulness. Immersi nel qui ed ora del gioco, si sperimenta lo stesso di stato di flusso che conoscevamo quando da bambini vivevamo nel nostro mondo, come in una forma di meditazione.
  12. Consente di scoprire nove aree della città: perché spinge i giocatori a spingersi oltre i percorsi abituali, che ci svelano luoghi mai notati prima.
  13. Abbatte differenze e barriere demografiche. Il gioco è realmente trasversale perché coinvolge persone di tutte le età, origini e ceti sociali, dimostrando che quando si persegue un obiettivo comune sentito in maniera molto forte rinasce anche quel senso di comunità che nella nostra società alle volte manca.
  14. Consente di fare nuove amicizie perché spinge al di fuori delle proprie cerchie e crea motivi di aggregazione tra persone con interessi condivisi.
  15. Fare attività fisica può essere divertente: presi dalla caccia virtuale, improvvisamente anche i più pigri hanno scoperto che tenersi in forma non significa necessariamente infliggersi ore in palestra, corse estenuanti o chilometri in bici.
  16. Andare alla caccia di Pokemon può essere pericoloso: sono già balzati agli onori della cronaca casi di incidenti,  rapine o truffe che hanno coinvolto persone che hanno colpito distratti cacciatori di mostriciattoli.

Per concludere

La velocità con cui l’utilizzo del “mobile” si è diffuso ha creato sempre più numerose opportunità di interazione con l’ambiente che ci circonda, non solo portando la nostra “vera” vita online o consentendoci di creare online la vita che vorremmo vivere (magari dietro l’avatar che sogniamo di essere), ma addirittura portando la nostra vita online nel mondo reale con confini sempre più labili.

Il virtuale sarà sempre più parte integrante del nostro ordinario quotidiano e sarà quindi interessante tenere sotto osservazione i fenomeni come Pokémon GO in quanto prodromici di nuove abitudini e piccole o grandi rivoluzioni.

 

 


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1 COOMENTO

  1. I videogiochi sono sempre fenomeni istruttivi; a partire dai modelli di coding, all’interazione psicologica con i personaggi, ai retroscena storico/geografici; alle diverse esperienze necessarie per costruire un buon titolo… Creare videogiochi di un certo livello è arte e cultura, scienza e informatica.

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