riforma madia pubblica amministrazione

Alle prime anticipazioni su cancellazione del posto e scatti di anzianità per i dipendenti statali, il ministro Marianna Madia ha annunciato quali saranno alcuni degli ulteriori cambiamenti che toccheranno le pubbliche amministrazioni con la prossima Riforma della PA.

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Statali: almeno il 10% lavorerà da casa

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La riforma della normativa sulla trasparenza, il D.Lgs. 33/2013 riscritto in parte dal D.Lgs. 97/2016, mira ad introdurre in Italia un vero e proprio Freedom of Information Act (FOIA), in analogia a quanto fat- to, da anni, nei Paesi del Nord Europa ed anglosassoni, richiedendo  un profondo...



Tra le novità della Riforma Madia della Pubblica Amministrazione, si prevede anche che per almeno un 10% dei dipendenti pubblici, nel caso venga fatta richiesta, ci sarà la possibilità di usufruire del cosiddetto telelavoro, ossia di svolgere la propria attività da casa o fuori dall’ufficio.

Si tratta di un traguardo che dovrà essere raggiunto entro 3 anni dall’entrata in vigore delle nuove regole della Riforma. Inoltre, per i dipendenti pubblici che sceglieranno questa opzione non dovranno rischiare di subire eventuali penalizzazioni “ai fini del riconoscimento di professionalità e delle progressione di carriera”.

Ad aprire alla possibilità del lavoro da casa per la P.A. è anche la bozza sul nuovo testo unico del pubblico impiego, la stessa che prevede il licenziamento, dopo 2 anni, dei dipendenti che vengono considerati “eccedenze” rispetto alle “esigenze funzionali o alla situazione finanziaria” dalle singole amministrazioni.

La bozza del decreto, inoltre, prevede anche la cancellazione definitiva del meccanismo degli scatti di anzianità, introducendo al suo posto una valutazione (che verrà fatta annualmente) che potrà premiare non più di 1 statale su 5.

Orario ridotto e conciliazione famiglia-lavoro

Viene estesa a tutti i dipendenti pubblici, fatta eccezione per militari e forze di polizia, la possibilità di aderire al part-time. Con i presunti risparmi ricavati sulle retribuzioni da pagare si andranno a rimpinguare (per un 30%) le casse dello Stato, alla voce “economia di bilancio”, per il resto andranno invece agli incentivi da mettere eventualmente a disposizione per trasferire altri dipendenti da un ufficio all’altro.

Altro punto cardine della bozza di decreto è mettere in campo strumenti volti a semplificare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro del dipendente pubblico: ad esempio, gli uffici pubblici potranno stipulare accordi con asili nido e scuole materne, sia per convenzioni sulle rette che per i centri estivi.

I tempi del nuovo testo unico

A margine dell’incontro con i sindacati di ieri, il ministro Madia ha precisato che le tempistiche del nuovo testo unico arriveranno certamente dopo il referendum costituzionale di ottobre, se ne riparlerà quindi a gennaio 2017.

Le 3 sigle sindacali, nel vertice di ieri, hanno chiesto all’unanimità di stanziare ulteriori risorse rispetto ai 300 milioni di euro concessi nell’ultima legge di Stabilità per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici (congelato nel 2009).

Le intenzioni del Governo sembrano, tuttavia, quelle di non seguire più la via degli incentivi a pioggia, essendo anche definitivamente archiviata la soglia dei 26mila euro lordi l’anno diffusa nelle ultime settimane.

Secondo Madia, infatti, qualora gli aumenti fossero realmente concentrati al di sotto di questa soglia, il rinnovo contrattuale rischierebbe di rendere nullo il bonus da 80 euro, dal momento che il provvedimento è proprio destinato a quei soggetti che guadagnano meno di 26mila euro. In tal senso quindi, molto probabilmente i nuovi soldi potranno finire ai premi di produttività e non ai meno abbienti.


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1 COOMENTO

  1. Una mia conoscente è stata assunta, dopo essere stata cinque anni in graduatoria come assistente amministrativo comparto ministero MIUR, presso USR di Milano con contratto a tempo indeterminato partime.
    La legge prevede che il partime durerà tre anni per poi trasformarsi in full time. Con questo contratto a stento si guadagnano 800 euro mensili.
    A Milano è una cifra irrisoria tenendo conto che per chi si trova fuori casa spende dalle 600 ai 700 euro di alloggio. Se poi teniamo conto che all’USR sono distaccati docenti che occupano lavoro che potrebbe fare la mia conoscente, non si capisce perché non si trasforma subito il partime in fulltime.
    Questa mia conoscente frequentemente lavora ore in più dell’orario partime che gli compete senza ricevere alcuna ricompensa.
    Ma con il nuovo contratto si sanerà questa situazione? Si manderanno i docenti distaccati a lavorare nelle scuole? Questa è la Buona Scuola?

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