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Nella generale crisi che sta investendo le banche italiane, e in considerazione del cosiddetto effetto Brexit sull’assetto economico e finanziario dei paesi membri della UE, quali sono i reali rischi che corrono i risparmiatori?

Si consiglia il seguente volume:

Come difendersi dalle banche

Come difendersi dalle banche

Rosanna Cafaro, 2011, Maggioli Editore

L'opera con taglio operativo, aggiornata alla gi urisprudenza recente, presenta un FORMULARIO articolato con contenuti giudiziari. Pertanto si pone come uno strumento di ausilio per tutti coloro che si imbattono nelle problematiche bancarie e più precisamente nelle controversie che hanno ad...



Di seguito si riporta una breve analisi sui rischi che corre rispettivamente:

– chi ha un conto corrente

Come specificato dal Corriere della Sera, in ogni caso, i primi 100mila euro di ogni  deposito non si possono toccare. Superati i 100mila euro, in base a quanto stabilito dalla normativa europea, i depositi corrono rischi soltanto in casistiche ‘estreme’.

– chi ha obbligazioni

Corrono rischi davvero concreti, invece, gli obbligazionisti, come avvenuto per Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti e Banca Marche. A questo proposito, l’esecutivo è attualmente al lavoro per evitare che vengano colpite le obbligazioni subordinate, ossia i titoli rischiosi già a norma della legge fallimentare, i quali non avrebbero dovuto essere venduti ai piccoli risparmiatori.

Il caso Monte dei Paschi

Si tratta della banca attualmente investita dalla condizione di maggior pericolo, avendo in circolazione subordinate per un valore complessivo di 5 miliardi di euro, un valore che supera di oltre 6 volte la somma di quelle di Banca Etruria, Marche, Ferrara e Chieti.

Da momento che nel corso degli ultimi giorni le quotazioni in Borsa sono pressoché precipitate, ora quegli stessi titoli non sono più vendibili se non a condizione di innescare una perdita elevata.

Bail-in: cosa prevede la normativa europea

        Leggi anche:

Le conseguenze della Brexit sulle banche italiane, quali rischi per i risparmiatori?

In sintesi, ciò che prevede la normativa europea sul “bail-in”, in vigore dal 2013, prevede che lo Stato abbia facoltà di intervento a sostegno delle banche, soltanto però se precedentemente chi si è affidato ai “cattivi banchieri”, sottoscrivendone le obbligazioni o comprandone le azioni, paga.

Come precisato dal Corriere si tratta, sì, di una normativa in linea teorica giusta, che circoscrive i margini di azione degli stessi banchieri, ma che tuttavia in concreto, dovendo essere applicata su ampia scala e in un periodo storico e sociale di così grande incertezza, porta con sé il pericolo di diffondere una maggiore sfiducia, soprattutto tra i risparmiatori che si sono fidati delle banche.

Banche italiane: quanto ci costa la crisi?

A seguito della crisi, gli interventi di sostegno alle banche italiane non sono stati particolarmente significativi. Contrariamente a quanto si crede, poi, fino a questo momento i maggiori oneri non sono caduti sui  contribuenti in quanto le azioni di aiuto su Banca Etruria e co. sono stati finanziati da altri istituti.

E’ proprio adesso che invece potrebbe cadere il vero macigno sui contribuenti, in quanto gli interventi di risanamento in discussione in queste settimane dovrebbero implicare l’utilizzo delle risorse pubbliche.

Banche italiane e risparmiatori: quale scenario futuro?

In quelle che sembrano le intenzioni del Governo, al fine di evitare che prenda piede un clima di sfiducia tra gli investitori e gli stessi risparmiatori, vi è l’idea di riversare nuovi oneri ai contribuenti. Dal punto di vista europeo, sembra continuare a prevalere il principio nobile del “bail-in”, vale a dire che tutti coloro che si fidano dei “cattivi banchieri” affidando loro i propri soldi, corrono il rischio di perderli.


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