riforma costituzionale

La riforma Boschi modifica la riforma del Titolo V della Costituzione votata dal centrosinistra nel 2001 e approvata con referendum costituzionale:

  • sancisce un ritorno al centralismo;
  • ridimensiona le autonomie locali;
  • elimina le cosiddette “materie concorrenti” , quelle su cui oggi hanno diritto di intervenire sia lo Stato che le Regioni. Con la riforma la maggior parte di esse diventa di competenza esclusiva dello Stato.

Tra le più importanti:

il coordinamento della finanza pubblica e del sistema fiscale, la previdenza, la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia, la tutela e la sicurezza del lavoro, il commercio con l’estero, le leggi che regolamento le professioni, lo sport, la comunicazione. E inoltre la protezione civile, la ricerca scientifica, la sicurezza alimentare, l’ambiente, la tutela della concorrenza, i mercati finanziari il coordinamento informatico dei dati delle amministrazioni.


Per diverse altre materie la competenza viene suddivisa tra Stato e Regioni, riservando al primo sempre la potestà legislativa sulle disposizioni comuni e limitando le competenze delle Regioni all’organizzazione e alla promozione dei servizi sul territorio.

È così per reti di trasporto, porti e aeroporti, infrastrutture strategiche, tutela della salute, istruzione, beni culturali e paesaggistici, promozione della cultura, turismo, politiche sociali.

Le materie di competenza regionale sono: pianificazione del territorio regionale; dotazione infrastrutturale; programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali; promozione dello sviluppo economico locale, servizi alle imprese e per la formazione professionale; servizi scolastici, promozione del diritto allo studio, anche universitario, attività culturali e promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici locali; valorizzazione e organizzazione regionale del turismo; relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della Regione, rappresentanza delle minoranze linguistiche.

LA CLAUSOLA DI SUPREMAZIA: CHE COS’È?

La riforma Boschi introduce la  “clausola di supremazia” con cui lo Stato potrà intervenire in materie di competenza regionale quando lo richiede “la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica”, cioè “dell’interesse nazionale”.

Solo il governo può esercitare la clausola di supremazia presentando una legge che dovrà essere discussa con un procedimento legislativo detto monocamerale rinforzato, in base al quale dopo il sì della Camera il nuovo Senato può discutere il provvedimento senza bisogno che lo richieda un terzo dei suoi componenti. E se approva delle modifiche a maggioranza assoluta la Camera non potrà bocciarle se non con la stessa maggioranza.

Il nuovo Senato ha come primo compito quello di rappresentare le istituzioni locali. La riforma Boschi prevede che il Senato sia composto da 21 sindaci e 74 consiglieri regionali, scelti dai Consigli regionali “in conformità con le scelte degli elettori”.

La riforma non dice nulla sulla Conferenza Stato-Regioni, oggi unico organo di coordinamento tra il centro e la periferia per l’attuazione delle leggi e per la ripartizione dei finanziamenti regionali. Potrebbe essere soppressa poiché il Senato ha il compito del raccordo “tra lo Stato e gli enti costitutivi della Repubblica”.

Le province sono abolite e cancellate dalla Costituzione; al loro posto nascono gli “enti di area vasta”.


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