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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11868 della sezione Lavoro depositata ieri, 9 giugno 2016, ha stabilito, dando ragione al Governo, che il licenziamento del personale del pubblico impiego non è disciplinato dalla “legge Fornero”, bensì si applica l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

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Licenziamento pubblico impiego: cosa dice la Cassazione

Con la citata sentenza, la Corte afferma che le modifiche apportate all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dalla legge 92/2012, la c.d. riforma Fornero: “non si estendono ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni” fino a un “intervento normativo di armonizzazione” e quindi “la tutela da riconoscere a detti dipendenti in caso di licenziamento illegittimo resta quella assicurata dalla previgente formulazione della norma”.


Cassazione: quale principio di diritto viene applicato al licenziamento dipendenti pubblici

“Ai rapporti di lavoro disciplinati dal decreto legislativo n.165 del 2001, art.2, non si applicano le modifiche apportate dalla legge 28.6.2012 n.92 all’art.18 della legge n. 300 del 1970, per cui la tutela del dipendente pubblico in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva all’entrata in vigore della richiamata legge n.92 del 2012 resta quella prevista prevista dall’art.18 della legge n.300 del 1970 nel testo antecedente alla riforma”: questo il principio di diritto che la Suprema corte ha fissato nella sentenza 11868 depositata ieri, con cui esclude che, per quanto riguarda i licenziamenti, la riforma Fornero si possa applicare al pubblico impiego.

Il verdetto è scaturito dopo un ricorso del ministero delle Infrastrutture contro un funzionario licenziato perché impegnato in un doppio lavoro. Ciononostante, la Corte d’Appello di Roma gli aveva riconosciuto 6 mesi di indennità risarcitoria, come stabilisce la legge Fornero qualora vi siano licenziamenti legittimi con violazione delle procedure di contestazione disciplinare.

Ricorrendo alla Cassazione, quindi, il ministero aveva presentato ricorso contro il riconoscimento dei 6 mesi di risarcimento; ora la palla passa alla Corte d’appello di Roma.

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Governo: come e quando intervenire

Il Governo, nella figura del ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha continuato a ribadire come, per i dipendenti pubblici, l’articolo 18 sia rimasto invariato, sia con la legge Fornero, prima, sia con il Jobs Act, dopo.

Nessuna modifica, quindi, alle garanzie per i lavoratori del pubblico impiego che rimarrebbero inalterate, con la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa. Come precisato dal ministro, dal momento che la natura del datore di lavoro è diversa, il rispettivo trattamento si discosta da quello dei lavoratori privati.

L’Esecutivo sembra convinto della necessità d’intervenire con una norma ad hoc che regolamenti in maniera chiara l’esclusione dei dipendenti pubblici dalle nuove regole e ponga fine ad eventuali interpretazioni difformi.

Dopo che una sentenza della stessa Cassazione sembrava dire il contrario, ovvero che le modifiche della Fornero valevano anche per gli statali, alla fine dello scorso anno Madia si era presa l’impegno di trovare spazio per questa precisazione nel testo unico del pubblico impiego, in attuazione della riforma della Pubblica Amministrazione.


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