elezioni amministrative 2016

A due settimane dalle elezioni amministrative di giugno, la campagna elettorale s’infiamma, anche per i recenti sondaggi sulle intenzioni di voto pubblicati da Repubblica.

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Bologna, Torino e Milano dovrebbero essere conquistate dal centrosinistra: Bologna già al primo turno, con grande soddisfazione di Virgilio Merola, Torino e Milano al ballottaggio.

A Torino non c’è storia, vince di sicuro Fassino, M5S pur essendo il secondo partito è troppo distante.

A Milano invece la sfida per il ballottaggio vede schierati l’un contro l’altro Sala per il centrosinistra e Parisi per il centrodestra.

Sala è in vantaggio, ma di non molto, in una città in cui, nonostante il buon governo di Pisapia, la Lega è il primo partito, facendo temere una deriva lepenista. Però anche qui non dovrebbero esserci problemi.

A Milano non convince l’antipolitica di Grillo, Pisapia ha lavorato bene, coniugando benessere per la città e accoglienza per gli immigrati.

TORINO, MILANO, BOLOGNA: 3 CONFERME?

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Chi è critico con Renzi sottolinea che Torino, Milano e Bologna sono tre riconferme, quasi un dato acquisito: se ci si fermasse qui non si potrebbe parlare di un grande successo, e Renzi arriverebbe alla prova del referendum un po’ in affanno.

E Roma?

Ecco allora riaccendersi le speranze per Roma, dove la avvocata Raggi è in testa nei sondaggi con il M5S.

Chi andrà con lei al ballottaggio?

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Visti i sondaggi, il candidato del Pd Giachetti è convinto di potercela fare, può contare sul pieno appoggio di Renzi, che a questo punto farà sentire tutto il suo peso sostenendo ad uno ad uno i candidati, non solo a Roma, ma anche nelle altre città.

Giachetti ostenta ottimismo, punta sul fatto che la Raggi è un’incognita: una volta eletta, chi comanderà davvero? Grillo? La Casaleggio Associati? Il direttorio? Forse gli indecisi al voto di Roma incominciano a temere di fare la fine di Parma, con un sindaco in rotta con il suo movimento.

Roma ha già avuto troppi scossoni, malgrado tutto Giachetti sembra più rassicurante.
Nonostante gli scandali che hanno coinvolto gli amministratori del Pd, colpisce maggiormente la permanente rivoluzione interna al M5S, sempre in preda delle proprie pulsioni autodistruttive.

Per quanto riguarda la Meloni, anche lei potrebbe arrivare al ballottaggio, sebbene pesi non poco il fatto di avere sostenuto la giunta Alemanno, che ha fatto la fine che sappiamo con le indagini su mafia capitale.

Sempre a Roma c’è anche quell’Alfio Marchini che in teoria avrebbe dovuto essere l’outsider svincolato dai partiti: dopo l’appoggio ricevuto da Storace e da Berlusconi è quotato all’11 per cento nei sondaggi.

È inutile, Berlusconi non ne indovina più una, prima Bertolaso, adesso Marchini.
E c’è pure chi lo consiglia di fare la terza giravolta della campagna elettorale, dando l’appoggio alla Meloni, ma sembra davvero troppo anche per uno come l’ex cavaliere.

E Napoli?

Napoli infine è un discorso a parte. A Napoli vince di sicuro De Magistris, non c’è storia.
Il candidato del Pd è solo al quarto posto, tra l’altro oggi arriva pure Denis Verdini, un sostegno talmente gradito che Speranza – della sinistra dem – invita i candidati a non farsi fotografare troppo con Verdini, una cosa davvero patetica.

Tra l’altro da un’inchiesta di Repubblica è emerso che nella lista di Verdini è candidato pure un certo Vitale Calone, figlio del boss Vincenzo, con condanne definitive per traffico internazionale di droga, oltre ad accuse ed arresti per associazione mafiosa, omicidio, armi, ricetutazione, assegni a vuoto. Un vero riformista moderato, insomma.

Ma tant’è, Renzi non sembra in imbarazzo per certe compagnie, lui va dritto per la sua strada in compagnia di Alfano e Verdini, verso il partito della nazione, che è visto come il fumo negli occhi dalla minoranza Pd, in primis da Cuperlo, il quale oggi ha dichiarato che se si farà il partito della nazione il Pd non sarà più il partito di Cuperlo. Cuperlo chi? Pare già di sentirlo, Matteo Renzi.

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