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Dopo avere sostenuto per anni che la Fondazione Kore non può fare a meno del suo socio unico fondatore, trattandosi di fondazione solo formalmente di diritto privato ma sostanzialmente di diritto pubblico e che il recesso (rectius, “grande fuga”) degli enti locali ennesi dal Consorzio Ennese Universitario (CEU) era inopportuna sotto il profilo politico ed a serio rischio di legittimità sotto il profilo del buon andamento dei rapporti tra enti locali e loro partecipate, registriamo in questi giorni, melius re perpensa, la posizione di alcuni Comuni volta al “grande rientro” nel CEU. Dopo il Comune di Centuripe, che ha già chiesto ed ottenuto di rientrare, anche i Comuni di Agira, Regalbuto ed Enna si preparano ad adottare gli atti deliberativi propedeutici al rientro. Meglio tardi che mai, anche se non nascondiamo la curiosità di conoscere le motivazioni che dovranno necessariamente irrobustire le relative delibere dei rispettivi Consigli comunali. Gli enti pubblici si differenziano infatti dagli enti privati anche per un spazio più ridotto di discrezionalità. Non si può dire tutto e, solo dopo qualche mese, il contrario di tutto. Ma in assenza di controlli di legittimità esterna siamo ormai abituati e pronti al peggio.

Detto questo, che comunque consideriamo positivo non foss’altro perché viene confermato quanto più volte da noi sostenuto, ai Sindaci animati di buona volontà nella direzione della già richiamata exit strategy per l’Università Kore, chiediamo un ulteriore sforzo riflessivo. Abbiamo già fatto cenno in altra occasione che la Fondazione Kore è stata trattata nel tempo come una tradizionale fondazione di diritto privato. Questa configurazione ha comportato alcune cose: a) l’assoggettamento al potere di controllo e vigilanza del Prefetto; b) la tendenza all’emancipazione della Fondazione Kore dal suo socio unico fondatore (CEU); c) il recente commissariamento della governance ad opera del Prefetto. Noi, invero, riteniamo che: 1) la funzione di controllo e vigilanza su una fondazione a partecipazione e pubblica, qual’è la Kore, deve essere esercitata dal suo socio fondatore (il CEU); 2) la Fondazione Kore deve essere annoverata tra le fondazioni di partecipazione dotate statutariamente dell’assemblea di partecipazione; 3) la dubbia legittimità del recente commissariamento prefettizio deriva certamente anche dalle deboli argomentazioni ivi contenute, ma soprattutto dal difetto assoluto di competenza in capo al Prefetto.

Se anche questo ragionamento è condiviso, ci chiediamo se non sia più opportuno e corretto, in coerenza con i principi di ottimizzazione, semplificazione e razionalizzazione dei pubblici poteri e dei suoi organi amministrativi, optare per un ingresso dei Comuni direttamente nella Fondazione di partecipazione Kore, previa integrazione/adeguamento dello Statuto, bypassando definitivamente il CEU. Peraltro, a differenza del modello consortile, la fondazione di partecipazione consentirebbe in futuro anche l’ingresso di soci privati nell’ottica dell’auspicato partenariato pubblico/privato per la promozione di studi universitari. Senza considerare che anche nei confronti dei cittadini e del controllo sociale che adesso esercitano su tutte le articolazione della Pubblica Amministrazione, siffatta decisione contribuirebbe non poco ad impallidire l’appellativo di matrioska russa attribuito al sistema Kore.

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