Spesso ci comportiamo come la rana di Peter Senge. Nel suo libro “La quinta disciplina” illustra un esperimento che vi esortiamo caldamente a non ripetere: “Se mettete una rana in una pentola di acqua bollente essa ovviamente cercherà immediatamente di saltarne fuori. Mettete allora la rana in acqua a temperatura ambiente e non la spaventate, la rana resterà ferma e tranquilla. Poi aumentate gradualmente la temperatura dell’acqua.

Accadrà qualcosa di strano. All’inizio con l’acqua sempre più tiepida la rana dimostrerà in tutti i modi di godersela, ma con il graduale aumento della temperatura diventerà sempre più malferma, finché non sarà più nemmeno in grado di saltare fuori dalla pentola e sebbene non vi sia nulla che la trattenga la nostra rana resterà li e, tragicamente, bollirà. Perché accade questo? Perché l’apparato interno della rana per sua natura è programmato per reagire ai cambiamenti rapidi e improvvisi e non invece a quelli lenti e graduali”.

IMPRESE: COME FARE PER COGLIERE IN TEMPO IL CAMBIAMENTO?

TUTTI I CONSIGLI SUL SEGUENTE MANUALE:

Realismo e innovazione per costruire nell'incertezza. Lavoro e imprese nell'agroalimentare

Realismo e innovazione per costruire nell'incertezza. Lavoro e imprese nell'agroalimentare

Opere Agroalimentare CDO Compagnia delle, 2013, Maggioli Editore

Il 10° Forum di CdO Agroalimentare, svoltosi il 25-26 gennaio 2013, ha posto un tema molto impellente nell'attuale scenario socio-economico: Realismo e innovazione per costruire nell'incertezza.L'economia, la società e la politica sono caratterizzate da un clima di grande difficoltà e...



Questa esperienza racconta bene cosa accade a certe imprese, e a tutti noi, quando non riusciamo a cogliere in tempo il cambiamento. Le difficoltà di solito non appaiono all’improvviso, non vi sono annunci ufficiali, non c’è una data di inizio. Tutto inizia lentamente, con sintomi quasi invisibili e solo chi sa cogliere i segnali deboli se ne accorge e può decidere per tempo il da farsi.

E’ innegabile che dall’interno sia molto difficile avere la corretta percezione di ciò che sta cambiando all’esterno, e la nostra rana ve lo potrà ben confermare, ciononostante il cambiamento c’è, rapido, globale, incalzante e occorre gestirlo per evitare che lui gestisca noi. Per fortuna gli esseri umani sono diversi dalle rane.

A differenza della simpatica batrace, programmata dalla natura per acchiappare al volo le occasioni che le passano davanti, l’essere umano può analizzare, scoprire, inventare, scegliere, pianificare diverse strategie. Questa sequenza di comportamenti è comune al processo dell’innovazione. Parlare di innovazione oggi non è semplice poiché viviamo in un’epoca in cui tutto è innovativo ed esserlo è ormai un imperativo categorico.

Ma cosa vuol dire innovazione? Qual è il rapporto con la creatività? Può davvero aiutarci ad uscire dalla pentola bollente della crisi?

Esistono fior di trattati sull’innovazione, analizzata, sezionata e classificata in mille modi diversi. Preferiamo qui partire dalla persona e dai comportamenti osservabili e porci quindi alcune domande: Chi è l’innovatore? Cosa lo contraddistingue? Come si diventa innovatori?

CHI E’ UN INNOVATORE?

Partiamo da una premessa e da una definizione universalmente condivise: “Se l’innovazione è il presupposto della competitività, la creatività è il presupposto dell’innovazione” e “creatività vuol dire realizzare collegamenti e connessioni, nuove e utili, utilizzando elementi preesistenti della realtà, ma combinati tra loro in maniera nuova e originale”.

Combinazione di elementi nuovi e originali. Ma come fare per trovarli? C’è un fattore fondamentale che contraddistingue l’innovatore: la curiosità. È il DNA dell’innovazione, senza questa c’è solo ciò che c’è sempre stato. Curiosità significa non accontentarsi di ciò che sembra scontato e comunemente accettato, significa mettere in discussione l’ovvio, chiedersi il perché delle cose, cercare nelle zone d’ombra, essere perennemente alla ricerca del meglio dopo che si è trovato il buono.

La persona curiosa sa fare domande giuste e sa porsi obiettivi centrati. Ma non basta. Una volta trovati gli elementi e scovate le informazioni deve combinarli e assemblarli in una maniera diversa. Deve rimescolare le carte che la realtà ci offre per ottenere nuove combinazioni, nuove risposte. Questo è il momento magico in cui si generano le nuove idee. Un ingrediente fondamentale durante tutto il processo innovativo è la sospensione del giudizio, o meglio del pregiudizio.

Che significa non esprimere valutazioni prima che si sia concluso il processo creativo poiché il giudizio uccide l’idea prima ancora che sia cresciuta. Una volta prodotte le idee, e più sono meglio è, deve classificarle, raggrupparle, questo è un passo essenziale per arrivare alla fine del percorso che lo porta a scegliere, in funzione di specifici criteri, quali sono le idee migliori, quelle che rispondono alla sfida iniziale. Non resta alla fine che pianificare l’azione e realizzare il progetto. Tutto questo è un processo ben definito e strutturato. La creatività infatti è metodo ed  il suo percorso si articola in tre fasi

La prima, a partire da un desiderio, da un obiettivo, identifica la sfida, la formula in modo tale da poterla analizzare, esaminare. Le domande che vengono impiegate sono: Cosa voglio migliorare? Sarebbe bello se… Come posso fare per…? Come potrei anche…? Questo conduce spesso a scoprire nuovi elementi che riformulano l’obiettivo iniziale.

La seconda fase vede l’applicazione delle diverse tecniche creative, e ve ne sono in grande quantità, ed è lì che avviene la produzione delle idee vera e propria, idee che verranno poi classificate, valutate e selezionate durante la terza fase per trasformarle in un piano d’azione, in un progetto da realizzare.

Ogni fase è contraddistinta da una serie di domande che consentono di svincolarci dalla situazione, a volte opprimente, del dover risolvere a tutti i costi un problema, e sposta l’attenzione, e le energie, su un futuro desiderante. Non è forse meglio impegnarsi per tradurre in realtà un nostro desiderio piuttosto che per risolvere un fastidioso problema? Chissà quante volte avrete sentito la frase: “qui serve subito un’idea”, spesso collegata ad un problema impellente da risolvere. In realtà l’idea per se stessa conta poco. Di quante splendide idee, dissoltesi come bolle di sapone, avete sentito parlare? L’idea da sola è inutile se non è inserita in un progetto che ha un obiettivo, una strategia e delle risorse a disposizione.

L’idea è sempre parte di un processo d’innovazione. Dal canto suo un processo innovativo senza un’idea è come una torta senza il lievito: non cresce. E’ dall’incontro tra l’idea e il progetto che può nascere un vero cambiamento, che l’impasto si trasforma e diventa una torta squisita. La creatività si allena come ogni altro comportamento ed il suo metodo, il Creative Solution Finding, si può imparare attraverso un percorso formativo esperienziale, che applica gli strumenti del pensiero creativo e le metodologie più innovative ed è oltretutto una soluzione efficace per far crescere le persone, stimolandole, motivandole e, perché no?, facendole anche divertire. La formazione alla creatività è un vero cambio di paradigma e può essere determinante in questi momenti di mari agitati, di rotte incerte, di persone demotivate.


CONDIVIDI
Articolo precedenteCanone Rai: obbligati a pagare? Cosa dice la Cassazione
Articolo successivoProfessionisti e Fondi UE: i bandi delle Regioni

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here