La sede espositiva di Palazzo Reale, una delle più importanti istituzioni milanesi, sta dedicando una serie di mostre all’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento. La mostra Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau, in programma fino al 20 marzo 2016, presenta un centinaio di opere provenienti dalla Richard Fuxa Foundation, scelte tra affiches e pannelli decorativi firmati dall’artista ceco, elegante protagonista del Liberty europeo, celebre per i suoi raffinati manifesti teatrali con protagonista la “divina” Sarah Bernardt. Si è scelto, richiamandosi alle “atmosfere” del titolo, di affiancare alle opere di Mucha manufatti eterogenei come ceramiche, mobili, ferri battuti, vetri, sculture e disegni di artisti e manifatture europee che presentassero un’affinità con lo stile di Mucha, e che contribuissero a delineare il contesto artistico e culturale nel quale l’artista operò.

Il percorso comprende anche un’interessante sezione dedicata alla “vita quotidiana”, che espone manifesti e realizzazioni grafiche applicate al confezionamento di prodotti di grande vendita e di uso domestico: scatole di biscotti e cioccolato, prodotti per l’infanzia, profumi. Altro spazio è dedicato ad alcuni dei temi prevalenti nell’Art Nouveau: animali, fiori, giapponismo e orientalismo, la figura femminile.

La mostra Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Epoque alla Grande Guerra, a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet, ha aperto i battenti il 3 febbraio e li chiuderà il 5 giugno 2016. La novità di quest’esposizione è la messa a confronto dei simbolisti italiani con quelli stranieri, attraverso un centinaio di dipinti cui si aggiungono la scultura e la grafica. I “pezzi forti” del percorso sono alcune celebri opere, mai viste prima in Italia: Carezze (L’Arte) di Fernand Khnopff (una straordinaria interpretazione del mito di Edipo e la Sfinge), l’Orfeo morto di Jean Delville, l’Eletto di Ferdinand Hodler, Il silenzio della foresta di Arnold Böcklin.

È presente poi uno dei pittori italiani più conosciuti del periodo, Giulio Aristide Sartorio (autore del celebre fregio allegorico della Camera dei Deputati), con il ciclo Il poema della vita umana dipinto per la Biennale del 1907. Il percorso espositivo si snoda per 21 sezioni tematiche, accompagnate e scandite dalle poesie della raccolta I fiori del male di Baudelaire; si spazia tra Odilon Redon, Gustave Moreau, Ferdinand Hodler, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, accolti dalle suggestioni delle varie sfumature di quel movimento complesso che fu il Simbolismo: l’amore, il mito, l’inquietudine delle raffigurazioni demoniache, la suggestione visiva del colore e del decorativismo.


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