La direttiva europea sulla parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro è rispettata quando gli Stati membri prevedono che il risarcimento a favore del lavoratore discriminato abbia anche un impatto dissuasivo per il datore di lavoro. Questo si realizza se il risarcimento copre tutti i danni subiti, e, in caso di licenziamento, si preveda l’alternativa tra una somma di denaro o la reintegrazione nel posto di lavoro (Corte di Giustizia UE, Sez. IV, sentenza 17 dicembre 2015, Causa C-407/14).

Jobs Act  e le nuove regole  del licenziamento

Jobs Act e le nuove regole del licenziamento

Rocchina Staiano, 2015, Maggioli Editore

Il presente volume, aggiornato al D.Lgs. 4 marzo 2015 n.23 (G.U. del 06/03/2015 n. 54 – in vigore dal 7 marzo 2015), esamina in maniera approfondita, gli aspetti più problematici del LICENZIAMENTO INDIVIDUALE e COLLETTIVO nel settore privato e nel settore pubblico.Con un pratico...



Un Tribunale del lavoro spagnolo si rivolge alla Corte di Giustizia dell’Unione europea affinchè chiarisca una questione fondamentale per la decisione di un caso sottoposto al suo esame.

Una donna è stata licenziata dal lavoro di agente di sicurezza, in un carcere, ed il giudice spagnolo ha accertato che si è trattato di un provvedimento frutto di discriminazione sessuale. Il dubbio del giudice riguarda l’ammontare del risarcimento da riconoscere alla donna discriminata, poiché la direttiva 2006/54 stabilisce che gli Stati membri dell’UE devono garantire che il risarcimento  sia effettivo, “dissuasivo” e “proporzionato” al danno subito.

Tuttavia – osserva il giudice – nell’ordinamento giuridico spagnolo non esiste il concetto di danno “dissuasivo”, pertanto, chiede alla Corte di giustizia di chiarire se il risarcimento del danno debba comprendere, oltre all’indennizzo, a riparazione del danno subito dalla lavoratrice licenziata, anche i danni “punitivi” contro il datore di lavoro che l’ha discriminata.

La Corte di giustizia della Unione europea nega tale possibilità spiega che:

– la direttiva 2006/54 disciplina l’attuazione della parità di trattamento tra uomini e donne in tema di accesso al lavoro e di formazione professionale e lascia, ovviamente, liberi gli Stati membri di stabilire le modalità concrete affinché la tutela del lavoratore discriminato sia reale ed abbia sul datore di lavoro un concreto effetto dissuasivo;

– nel caso del licenziamento discriminatorio il ripristino della situazione di parità si può verificare se è previsto, accanto al risarcimento del danno in denaro ed in alternativa ad esso, la possibilità di reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro;

– se quindi questo è previsto la tutela è da considerarsi adeguata;

– infatti la direttiva stabilisce che il danno subito dal lavoratore è riparato in modo “dissuasivo e proporzionato” se gli Stati membri prevedono un risarcimento che copra tutti i danni subiti dal lavoratore : 1) o attraverso un indennizzo pecuniario; 2) o attraverso il reinserimento del lavoratore stesso nel posto di lavoro.

– la direttiva dunque non impone agli Stati membri di introdurre un risarcimento a titolo di “punizione” nei confronti del datore di lavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome